Tarquinia – Omicidio Angeletti: Cesaris (detto l’Orso) spiava l’ex amante con un GPS e su Google cercava…

LA RICOSTRUZIONE – PRIMA PARTE: Fine pena mai. Le prove della premeditazione dell’uccisione del professore di biologia dell’Unitus raccolte in modo minuzioso ed inequivocabile dagli investigatori. Il 6 luglio udienza preliminare a Civitavecchia

TARQUINIA – La prima udienza preliminare che si terrà il 6 luglio prossimo a Civitavecchia, a carico di Claudio Cesaris, il tecnico universitario pavese autore dell’omicidio del biologo marino civitavecchiese, Dario Angeletti, potrebbe durare pochi minuti.

La lunga e dettagliata ricostruzione fatta dai carabinieri su quell’efferato delitto, avvenuto all’interno del parcheggio sterrato de “le Saline” intorno alle 13.45 (i colpi sparati alle 13:01) del 7 dicembre 2021, lascia poco spazio di manovra agli avvocati della difesa.

La prima relazione dei carabinieri di Viterbo, intervenuti sul luogo del delitto, è arrivata sulla scrivania del magistrato Alessandro Gentile, in forza alla Procura di Civitavecchia, nemmeno 24 ore dopo la morte di Angeletti e porta la firma del Tenente Colonnello, Marcello Egidio.

Quei documenti, che abbiamo potuto visionare personalmente, raccontano nel dettaglio come si è arrivati ad assicurare alla giustizia Claudio Cesaris attualmente detenuto presso la casa circondariale di Rebibbia che, a causa del suo carattere solitario era stato soprannominato, da parenti e amici: “Orso”.

Ripercorriamo insieme i passaggi investigativi più significativi.

A trovare il corpo senza vita del professore Angeletti è stato un assicuratore di Tarquinia che, durante la pausa pranzo, andava nell’oasi delle Saline a correre.

Claudio Cesaris arriva al parcheggio delle Saline e scende dalla sua Subaru

Un primo passaggio vicino alla vettura e l’idea che all’interno possa esserci una coppia intenta a parlare. Un secondo passaggio, questa volta molto più vicino, la foto alla macchina inviata ad un’ausiliare del traffico in quel momento in zona e poi l’allarme ai carabinieri.

Il maresciallo comandante della Stazione dell’Arma Stefano Girelli si precipita sul posto insieme ad altri militari e, nel frattempo, sono arrivati anche i sanitari del 118.

La medico legale giunta sul posto, Rosaria Aromatario, dichiara il decesso di Dario Angeletti ed informa Girelli che dietro l’orecchio del professore c’è un piccolo foro da dove è uscito copiosamente sangue e materia cerebrale.

Ancora dettagli utili alle indagini

A quel punto viene isolata la zona. Si pensa ad un suicidio. Non si trova l’arma. Anzi i fori dietro la nuca sono due. Arrivano gli uomini del raggruppamento investigazioni scientifiche dei carabinieri per capire cosa sia successo.

Acquisite le immagini delle telecamere di sicurezza appena fatte installare dal sindaco Alessandro Giulivi, i militari dell’arma vedono un uomo scendere ed allontanarsi dalla vettura di Angeletti. La macchina rimarrà ferma lì senza che nessun altro si avvicini fino a quando l’assicuratore sbircerà al suo interno.

Claudio Cesaris scende dalla Volvo di Angeletti. Gli ha appena sparato due colpi di pistola alla nuca. Sono le 13:01 del 7 dicembre 2021

Scattano le indagini. L’uomo ha un berretto da pescatore bianco. Scarpe da trekking. Uno zainetto. Una macchina che poi sarà presto individuata. Una Subaru Forester.

L’uomo viene visto dentro la riserva delle Saline. C’è chi lo ha visto personalmente poco prima. Soprattutto lo ha intravisto una ricercatrice che darà una svolta determinante e significativa alle indagini.

Angeletti è stato colpito da due proiettili calibro 6,35 nel retro auricolare destro

Hanno visto pure Dario Angeletti. In particolare una nota avvocatessa del posto con la quale il biologo marino aveva avuto una relazione tempo prima.

Pur essendo rimasti in ottimi rapporti, quel giorno, Angeletti, non si ferma a salutarla e le fa cenno che la chiamerà.

Di lì a poco il cuore del professore avrebbe smesso di battere per sempre.

La ricercatrice da indicazioni precise dell’uomo immortalato sui frame della videocamera comunale.

Claudio Cesaris l’assassino di Dario Angeletti

E’ Claudio Cesaris, biologo e tecnico di ricerca universitario a Pavia in pensione. L’ossessione di un amore finito. La casa presa in affitto a due passi da quella della ricercatrice a San Martino al Cimino frazione di Viterbo.

Le minacce. I pedinamenti. Scatta l’immediata perquisizione a casa di Cesaris.

I carabinieri trovano la sua Subaru Forester parcheggiata in strada davanti la propria abitazione. Lui in pigiama a letto. Accappatoio umido. In evidente stato confusionale. Una rivista sulle armi. Un GPS e attrezzature connesse per spiare i movimenti di un mezzo. Un Glock calibro 22 senza munizioni. I militari sequestrano il cellulare. Mentre cercano prove il pensionato è colpito da malore e viene trasferito in ospedale.

Dopo poco confesserà ai militari di aver sparato a Dario Angeletti.

– SEGUE

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