Formia – Lucia Chiarelli dimessa dal pronto soccorso torna a casa e muore

 

FORMIA – Si è recata al Pronto Soccorso, a Formia, temendo un infarto perché accusava un forte dolore al braccio sinistro e al pettoI medici l’hanno trovata positiva al Covid, hanno collegato i dolori al virus e dopo alcuni controlli l’hanno dimessa. Tornata a casa la donna, 68 anni, è stata colta da malore ed è morta sotto gli occhi del marito. Il fatto è avvenuto l’11 luglio scorso e ora i familiari hanno presentato un esposto in Procura per chiedere che si faccia chiarezza su quanto accaduto.

La denuncia arriva dal marito di Lucia Chiarelli, 68 anni (ne avrebbe compiuti 69 il 17 luglio), di Formia, deceduta l’11 luglio. Sabato 23 l’uomo, assistito dallo Studio3A, ha presentato un esposto in Procura chiedendo che si faccia piena luce sulla morte della consorte e, soprattutto, che si appuri se siano ravvisabili responsabilità da parte dei sanitari dell’ospedale di Formia per l’errata diagnosi e per quelle dimissioni rivelatesi, con il senno di poi, quanto meno affrettate.

Intanto è stato disposto un “audit clinico” sul decesso della donna. Lo comunica in una nota la Direzione Salute della Regione Lazio. “La disposizione dell’audit – si legge nel comunicato – serve per chiarire tutti i protocolli clinici adottati ed ovviamente l’Azienda sanitaria locale è a totale disposizione dell’Autorità giudiziaria. Ai familiari e ai cari della donna vanno le profonde condoglianze”, conclude la Regione.

I medici la sottopongono agli esami ematochimici, da cui non sarebbe emerso nulla di preoccupante, a una radiografia al torace e, da prassi, al tampone naso faringeo Covid 19, che però risulta positivo: un elemento che di fatto segnerà il destino della paziente. I dottori, infatti, ricollegano il dolore al coronavirus, non indagano oltre sulla sua possibile natura cardiaca, e alle 9.27 la dimettono con la diagnosi “dolore torace in Covid positiva”, le prescrivono la classica terapia farmacologia in caso di contagio (Fluimucil e Toradol) e, ovviamente, le impongono l’isolamento fiduciario domiciliare.

La coppia torna a casa, il marito va in farmacia per acquistare i farmaci prescritti e fa appena a tempo a rientrare e somministrare alla moglie le prime gocce di uno dei medicinali, che quest’ultima crolla esanime a terra. Immediato l’allarme al 118, accorrono gli operatori dello stesso pronto soccorso di Formia, che al loro arrivo la trovano già priva di battito cardiaco e respiro: tentano di rianimarla con tutte manovre possibili, invano. Alle 11.31 viene constatato il decesso di Lucia Chiarelli. Il marito è disperato, lì per lì non ha la forza di fare nulla se non di piangere la moglie e organizzare il funerale con i due figli, a loro volta affranti. Con il passare dei giorni, tuttavia, hanno cominciato a tormentarlo sempre di più i sospetti che al Pronto soccorso di Formia avessero sottovalutato e non indagato a sufficienza le condizioni “cardiache” della moglie, deceduta appena due ore dopo per un altamente probabile infarto, che il suo caso fosse stato gestito con superficialità e troppa fretta e che quindi la vittima non avesse ricevuto cure sanitarie adeguate che avrebbero potuto salvarla».

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