Regione Lazio – Avvocatura come il Kgb, l’avvocato Murra ha fatto “spiare” le mail di legali e dirigenti

Denunciati due dipendenti all’autorità giudiziaria per “violazione del segreto d’ufficio” sono stati successivamente prosciolti in fase istruttoria perché “il fatto non costituisce reato”. Intanto il garante della privacy, sollecitato in difesa dei lavoratori, non è mai intervenuto in tre anni

ROMA – Ormai è diventata una vera e propria caccia alle streghe negli uffici della regione Lazio da parte dei sodali del presidente che vedono e sentono nemici ovunque. Ne sono successe di cose in questi dieci anni ma lui, Zingaretti, continua a far finta di niente così come i suoi assessori travolti dagli scandali.

In questo momento di grandi tensioni politiche è venuta a galla una vicenda a dir poco sconcertante che consumata a cavallo della pandemia. Grazie a documenti che Etruria News ha potuto vedere e leggere, si è scoperto che il dirigente dell’Avvocatura Regionale, Rodolfo Murra, ha utilizzato sistemi da KGB per spiare suoi sottoposti e denunciarli all’autorità giudiziaria colpevoli, secondo il suo pensiero, di aver violato il “segreto d’ufficio“.

Sulla vicenda è stato chiesto più volte l’intervento del garante della privacy nazionale e dei funzionari delegati della Regione Lazio che non hanno mai risposto alle sollecitazioni dei sindacati per il mancato rispetto dei contratti di lavoro e della violazione dei sistemi informatici personali.

Veniamo ai fatti

Nel mese di febbraio 2020, un dirigente in ruolo presso la Giunta regionale del Lazio, veniva raggiunto da un avviso di garanzia firmato dal sostituto procuratore Fabrizio Tucci, delegato dal capo della Procura di Roma, che contestava al sopra citato dirigente, in concorso con un legale dipendente dell’Avvocatura regionale,  il reato: “di violazione dei doveri inerenti alle proprie funzioni, perché rivelavano notizie d’ufficio che dovevano rimanere segrete“.

Rodolfo Murra

Questo dirigente ha scoperto quindi che, il procedimento giudiziario che lo riguardava, traeva origine da un esposto presentato dall’avv. Rodolfo Murra al Comando Provinciale della Guardia di Finanza a fine maggio 2019.

Cosa ha fatto di così grave questo dirigente, in concorso con un legale sottoposto di Murra, per essere segnalato all’autorità giudiziaria tanto da essere sottoposto ad indagini penali?

Nell’esposto presentato alle Fiamme Gialle, l’avvocato Murra significava all’autorità giudiziaria, la divulgazione della nota prot. 374234 del 16.5.2019 che porta la sua firma e che, secondo lo stesso, doveva rimanere “segreta”.

L’avvocato Rodolfo Murra, come si legge nel decreto di archiviazione della Procura della Repubblica di Roma, ha saputo della fuga di notizie da un altro collega esterno alla regione Lazio.

La ricostruzione narra di una “soffiata” fatta all’avvocato Murra da un collega durante un’udienza davanti al Tar del Lazio e che la sua nota segreta, relativa “alla corretta costituzione in giudizio della Regione Lazio nei processi nei quali l’Ente è convenuto” era diventata di pubblico dominio.

Ricevuta questa confidenza e visibilmente scosso per la figuraccia, Murra ha indossato gli abiti di un alto funzionario del KGB, ritenendo di aprire subito una verifica interna ai propri uffici (per lesa maestà).

Doveva scoprire l’identità del dipendente infedele che aveva divulgato questa nota, a chi e perché.

Per fare l’indagine, di nascosto, zitto zitto, il novello Vladimir Aleksandrovič Krjučkov (ecco chi era) ha chiesto la collaborazione di alcuni tecnici di LazioCrea per appurare se qualcuno dell’ufficio legale dipendente dell’Avvocatura regionale, avesse trafugato il documento e successivamente trasmesso a terze persone violando il patto di riservatezza.

I tecnici di LazioCrea hanno quindi controllato tutte le postazioni degli avvocati in servizio presso quel dipartimento e setacciato le loro mail scaricando chilometri di tabulati. Uno ad uno, una ad una. Ovviamente senza avvisare nessuno. Senza diritto alla difesa. Senza che nessuno fosse presente mentre nessuno può escludere a priori che possano avergli sbirciato cose magari personali.

Inarrestabili i tecnici hanno esaminato tutti i pc usando una sorta di “bilancia elettronica”.

Dall’accertamento tecnico effettuato sulle caselle di posta istituzionale (scrive nell’esposto Murra) è emerso che uno di loro, legale presso l’Avvocatura, aveva inoltrato alla posta elettronica di quel dirigente risultato poi destinatario dell’avviso di garanzia da parte della Procura di Roma, una mail dal peso informatico compatibile con quello della nota a firma di Rodolfo Murra.

I tecnici non possono aver sbagliato la “pesata”.

Individuate le talpe sono state quindi subito denunciate alla Guardia di Finanza.

Il dirigente e l’avvocato sottoposti ad indagine sono stati interrogati da Tucci che ha voluto capire in che modo fosse stato utilizzato questo “Kilo File” individuato tra la loro corrispondenza.

Il magistrato ha scoperto così che il dirigente indagato, ha anche un ruolo apicale in un sindacato. Proprio in funzione di quest’ultimo ruolo sindacale, ha chiesto ufficialmente quella nota all’Avvocatura Regionale e che, come prevede il regolamento, il legale che aveva ricevuto la richiesta in pochi minuti rispondeva senza alcun problema.

Per tranquillizzare ulteriormente il magistrato, che a sua volta ha potuto rassicurare lo “spioneMurra, i due indagati hanno fatto presente che sul quel documento non vi era apposta la tradizionale appendice che ne indicava la “riservatezza” o “top secret”.

Il magistrato, Fabrizio Tucci, nel decreto di archiviazione ha quindi scritto che: “deve preliminarmente osservarsi che la nota di cui si lamenta la rivelazione non è da considerarsi ‹notizia d’ufficio che debba rimanere segreta›“.

Alla fine conclude: “In aggiunta a quanto fin qui affermato con argomentazioni valide per entrambi gli indagati sulla insussistenza in radice degli elementi costitutivi del reato di rivelazione di segreto d’ufficio, con specifico riferimento alla posizione del dirigente va segnalata l’assenza di elementi atti a sostenere una condotta di istigazione o induzione nei confronti dell’avvocato a fare rivelazione“.

Tutto bene quel che finisce bene dunque. I due indagati hanno fatto semplicemente il loro lavoro e non hanno commesso alcun tipo di reato.

E’ normale però quanto fatto da Rodolfo Murra, e cioè aver ficcato il naso in tutte le mail dei legali impiegati e in servizio presso l’Avvocatura regionale?

Possibile mai che delegati alla sicurezza e alla privacy della Regione Lazio non siano intervenuti su questa vicenda, a tutela dei lavoratori, dopo l’archiviazione del procedimento penale e la conseguente denuncia dei sindacati?

La politica può consentire all’avvocato Murra di tenere un atteggiamento simile a quello di un agente della polizia politica russa ai tempi della guerra fredda?

Nicola Zingaretti come al solito non si è accorto di nulla.

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