Viterbo – Barriere architettoniche, 91enne non può uscire di casa: “Ho fatto presente il problema all’Ater, ma sono passati sei mesi”

VITERBO – “Assenza di fondi per l’eliminazione delle barriere architettoniche”, così l’Ater  di Viterbo, ha liquidato, qualche giorno fa, la richiesta di un montascale per il giovane Luca di Montalto di Castro, offrendo come unica soluzione, al momento, un alloggio alternativo a Tarquinia.

Diversa città stesso problema e stessa Ater. A Viterbo, la 91 enne Nazzarena, invalida al 100% e in carrozzella, abitante in via Cacciabella, quartiere Salamaro, da maggio 2022 aspetta il  montascale verso la libertà, ma ad oggi è ancora è segregata in casa.

Personale dell’ Ater è venuto sei mesi fa per un sopralluogo – ci spiega la figlia dell’anziana –  dopo che avevo contattato l’ufficio preposto all’abbattimento delle barriere architettoniche, da quel giorno di primavera non abbiamo più ricevuto risposte.  Telefono tutti i giorni ma chi di dovere non risponde mai e se rispondono dicono che mi faranno sapere. Mia madre è stata costretta a passare tutta l’estate a casa e ora che deve fare visite e terapie dobbiamo forzatamente chiamare la croce rossa e quotidianamente pagarla. E’ possibile una situazione del genere?“, conclude la donna.

In una recente nota inviata dai vertici dell’Ater viterbese in risposta ad altri utenti con lo stesso problema,  l’Azienda lamenta ristrettezze di bilancio. “Nessuno tiene in debita considerazione il fatto che le Ater vivono grazie ai canoni di locazione, che sono molto bassi (nel 40% dei casi gli inquilini hanno canoni sociali, fissati a 7,75 euro mensili) e non arrivano a coprire le spese di manutenzione degli alloggi. Questo fa sì che anche l’installazione di un montascale, che comporta una spesa di circa 25mila euro, rappresenti un grosso ostacolo. In questo quadro, l’Ater ribadisce la massima disponibilità alla collaborazione e auspica, per il futuro, un confronto costruttivo con tutti i soggetti interessati, al fine di risolvere concretamente i problemi”.

Un futuro che di fronte a diritti fondamentali come quello alla salute dovrebbe essere “subito“, e intanto sono già passati troppi mesi.

b.f.

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