26 Luglio 2026

Viterbo – Frodi fiscali e riciclaggio tra il capoluogo e Roma: blitz della Guardia di Finanza porta a 12 misure cautelari

Nei guai vari commercialisti del Viterbese, ai quali è stato disposto il divieto di esercitare la professione VITERBO - Maxi operazione della Guardia di Finanza tra Roma e la provincia di Viterbo contro un presunto sistema di frode fiscale e riciclaggio con possibili collegamenti alla criminalità organizzata. I finanzieri hanno eseguito 12 misure cautelari nell’ambito…
6 Marzo 2026

Nei guai vari commercialisti del Viterbese, ai quali è stato disposto il divieto di esercitare la professione

VITERBO – Maxi operazione della Guardia di Finanza tra Roma e la provincia di Viterbo contro un presunto sistema di frode fiscale e riciclaggio con possibili collegamenti alla criminalità organizzata. I finanzieri hanno eseguito 12 misure cautelari nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma.

Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale capitolino, riguarda dodici persone ritenute indiziate a vario titolo di associazione per delinquere, dichiarazioni fiscali fraudolente e omesse, emissione di fatture per operazioni inesistenti, indebite compensazioni, riciclaggio e autoriciclaggio.

Per due degli indagati sono stati disposti gli arresti domiciliari, mentre altre dieci persone – tra commercialisti e consulenti del lavoro operanti tra Roma e la provincia di Viterbo – sono state raggiunte dalla misura interdittiva con il divieto di esercitare la professione per un anno.

Le indagini, condotte dal 3° Nucleo Operativo Metropolitano di Roma e dal Gruppo della Guardia di Finanza di Viterbo con il supporto delle unità specialistiche del Gico di Roma, hanno permesso di individuare due presunte associazioni per delinquere che avrebbero operato attraverso un sistema articolato coinvolgendo diverse società attive nei settori della ristorazione, della logistica, del facchinaggio e dei servizi alle imprese.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il meccanismo illecito si basava sull’emissione di fatture per operazioni inesistenti, sull’utilizzo di crediti d’imposta fittizi e sull’interposizione fraudolenta di manodopera. L’obiettivo sarebbe stato quello di ridurre il carico fiscale e abbattere il costo del lavoro.

I proventi ottenuti con queste operazioni sarebbero stati poi movimentati attraverso un circuito finanziario parallelo e non tracciabile, gestito – secondo l’ipotesi investigativa – da cittadini cinesi. Il sistema avrebbe consentito di trasferire e movimentare anche all’estero decine di milioni di euro, favorendone il riciclaggio e il successivo reinserimento nell’economia legale.

Gli accertamenti avrebbero inoltre fatto emergere possibili collegamenti con ambienti della criminalità organizzata attivi nella Capitale, compresi soggetti legati a contesti di matrice camorristica coinvolti in traffico di droga, estorsioni e riciclaggio.

L’operazione rappresenta un ulteriore sviluppo investigativo di attività già avviate nei mesi scorsi e che, nell’ottobre del 2025, avevano portato al sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per oltre 93 milioni di euro nei confronti di persone fisiche e società.

Come precisato dagli investigatori, il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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