Città Ideali, la sfida di Viterbo: “Rigenerare non è sostituire cubature. Servono coraggio e tempo per antropizzare il cambiamento”

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Seconda giornata di lavori a San Martino al Cimino. Svelato il Manifesto della nascente Rete nazionale. Tra utopie del Novecento e urbanistica pragmatica, il forte richiamo dell’assessore Aronne: “I finanziamenti non bastano, bisogna saper scegliere in base al Genius Loci del territorio”

SAN MARTINO AL CIMINO – Dalle fondamenta filosofiche alla pragmatica dell’urbanistica contemporanea. La seconda giornata del Convegno Nazionale “Città Ideali”, svoltasi questa mattina presso il Balletti Park Hotel di San Martino al Cimino, ha segnato il passaggio “dall’idea al progetto”. Una mattinata intensa, apertasi con lo svelamento del Manifesto fondativo della Rete, che ha visto confrontarsi accademici, esperti e amministratori locali giunti da varie parti d’Italia (da Sabbioneta a Pienza, da Palmanova a Tresignana e Oriolo Romano) per condividere best practices e delineare il futuro delle nostre città.

Il Manifesto: Memoria, Innovazione e Connessioni Umane

A tracciare le coordinate del progetto sono stati Gianpaolo Serone (Università della Tuscia) e Giulio T. Curti (Università del Territorio). Serone ha evidenziato come le città siano “organismi vivi e dinamici, da rispettare ma anche da ripensare secondo le esigenze dell’uomo contemporaneo”. I pilastri della nuova Città Ideale? Memoria e innovazione, inclusività e sostenibilità, ma soprattutto un approccio critico alla tecnologia. «La tecnologia sta a volte alienando la narrazione della città – ha avvertito Serone –. Benissimo le app, ma il vero segreto resta l’empatia e il racconto umano di chi vive quei luoghi».

Curti ha invece illustrato le quattro direttrici operative della Rete: condivisione di buone pratiche, ricerca universitaria, innovazione sostenibile e formazione politico-culturale degli amministratori. «L’obiettivo – ha chiosato Curti ricorrendo a una potente metafora biblica – non è costruire l’arrogante Torre di Babele del nostro tempo, ma agire come Neemia nella ricostruzione di Gerusalemme: con responsabilità condivisa e orientamento al bene comune».

A dare spessore storico al dibattito ci hanno poi pensato Simone Misiani ed Emma Tagliacollo con un panel dedicato alle “Utopie concrete nel Novecento”. Un suggestivo parallelismo tra passato e futuro che ha analizzato l’evoluzione architettonica e abitativa, con un focus particolare sulla fondamentale realtà operaia – citando esempi emblematici come Crespi d’Adda – che fu la vera spina dorsale della ricostruzione post-bellica e sociale del secolo scorso.

L’Assessore Aronne: L’urbanistica tra Calvino e Petroselli

Il momento di massima connessione con la realtà amministrativa locale è arrivato con l’intervento di Emanuele Aronne, Assessore alla Qualità degli Spazi Urbani del Comune di Viterbo. Aronne ha subito sgombrato il campo dagli equivoci terminologici: «Attenzione a non confondere la rigenerazione urbana con la mera sostituzione di cubature a maggior impatto. Se non si instaura un vero rapporto tra le persone e l’edificio – ha sottolineato, evocando Le Città Invisibili di Italo Calvino – la città resta solo un ammasso di mattoni o un luogo di persone slegate tra loro. Questa deve essere la stella polare di ogni amministratore, altrimenti si creano le famigerate cattedrali nel deserto».

L’assessore ha poi voluto rendere omaggio, a 45 anni dalla scomparsa, al viterbese Luigi Petroselli (storico sindaco di Roma), ricordandolo come “un gigante della politica” che per primo capì la necessità di mettere in relazione il centro storico con le periferie.

Viterbo, i Piani Regolatori e il “Tempo Lento” del cambiamento

Scavando nella storia urbanistica viterbese, Aronne ha ricordato come la città dei Papi fosse, un tempo, all’avanguardia. «Dal 1852 al 1942 Viterbo propose ben sei pianificazioni urbanistiche. Il Piano Cristofori, per esempio, prevedeva di collegare la città alle Terme con un grande boulevard alberato attraversato da un tram. Noi a Viterbo abbiamo introdotto la ‘zonizzazione’ molto prima che diventasse legge nazionale, ponendo le regole base per una città ideale: trovare un equilibrio tra il costruito e lo spazio di relazione e servizi».

Il presente, tuttavia, è ben diverso. Aronne ha puntato il dito contro i “tempi stretti” imposti dai bandi di finanziamento (spesso legati al PNRR) e contro una “cittadinanza attiva” trasformatasi in “cittadinanza social”, fatta di polemiche fulminee e superficiali che non lasciano spazio al dibattito costruttivo.

«Il cambiamento determina sempre una rottura – ha spiegato Aronne –. Il tempo necessario affinché questo cambiamento venga antropizzato e metabolizzato dalla comunità è un tempo lento. Non può essere imposto». Da qui, il monito finale ai suoi colleghi: «Uno degli errori peggiori che un amministratore possa commettere è giustificare la propria esistenza solo in base ai finanziamenti ottenuti. Il vero coraggio di chi governa deve essere quello di capire quali finanziamenti non prendere, perché inadeguati al Genius Loci, all’anima profonda della propria città».

Il convegno proseguirà nel pomeriggio con l’attesa sessione operativa: il tavolo di co-progettazione e la firma dello Statuto tra le delegazioni dei Comuni aderenti.

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