Viterbo – Ciclabile su Via della Pila, le firme sono 1170. “Oltre mille cittadini attendono risposte dall’amministrazione”

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Proseguono le proteste su via della Pila dove le firme raccolte sono oltre 1000 e l’amministrazione ancora evita di dare risposte concrete

VITERBO – Riceviamo e pubblichiamo dal comitato di Via della pila.

Dopo una prima raccolta di firme, trasmessa in data 22 maggio e contenente n. 516  sottoscrizioni, considerata la mancanza di un concreto esame delle proposte avanzate e,  in generale, di una reale rivisitazione della viabilità, i cittadini hanno proseguito a  sottoscrivere la petizione, raggiungendo la quota complessiva di 1.170 firme, ammontare  da ritenersi ragguardevole, considerata l’assoluta spontaneità dell’iniziativa e l’assenza di  qualsivoglia organizzazione di supporto. 

Come più volte rappresentato, non vi sono appartenenze politiche né, tantomeno, finalità  di attacco all’amministrazione. Si tratta della voce dei cittadini che deve essere ascoltata  dalla politica. Nonostante la rilevanza mediatica delle problematiche segnalate e un  colloquio avuto con i responsabili dell’amministrazione, le risposte fornite si sono limitate  a mere dichiarazioni di intenti, dilatate in un tempo imprecisato, mentre le opere sono  proseguite in spregio alle richieste inoltrate. La quotidianità della vita cittadina soffre le  conseguenze di una scelta evidentemente inopportuna, pericolosa e non decorosa per una  città che ambisce a una connotazione turistica e culturale. Le oltre 1.100 firme raccolte in  poco tempo e senza mezzi dovrebbero indurre gli amministratori a una riflessione non  autoreferenziale, ma orientata, con serenità, alla migliore soluzione della problematica. 

Ci piace, a tal proposito, citare un passaggio espresso in un recente convegno da un  esponente della Giunta: «Uno degli errori peggiori che un amministratore possa  commettere è giustificare la propria esistenza solo in base ai finanziamenti ottenuti. Il  vero coraggio di chi governa deve essere quello di capire quali finanziamenti non  prendere, perché inadeguati al Genius Loci, all’anima profonda della propria città». Il  concetto è condivisibile. Ma ci si chiede perché non venga applicato, e soprattutto perché  i finanziamenti a cui l’amministrazione ha avuto accesso vengano utilizzati per spese che  arrecano nocumento alla collettività, composta da persone che vivono e lavorano nel  quartiere (come ben testimoniato dalla raccolta firme). Il denaro utilizzato ha natura  pubblica e, come spiegheremo più avanti, non può considerarsi del tutto a fondo perduto.  Il nostro parere, più volte espresso, è che la politica abbia il dovere di agevolare i cittadini  e non di creare ostacoli, rappresentati da indebitamenti per la realizzazione di opere inutili,  costose e pericolose. 

Per evitare che la petizione abbia una valenza fine a se stessa, riteniamo opportuno  analizzare, nel modo più asettico possibile, l’opera urbanistica per la quale sono stati  investiti denari pubblici. 

  1. L’utilizzo della pista ciclabile 

Come affermato nell’intervento richiamato, qualsiasi opera urbanistica e viaria deve  armonizzarsi con la struttura della città e con le esigenze primarie dei cittadini, anche  transitoriamente ospitati. Chiunque abbia osservato il traffico all’interno della pista  ciclabile non può non rilevare che i ciclisti che l’hanno percorsa sono stati praticamente  nulli; né appare prevedibile, vista la conformazione della via e della stessa pista  monodirezionale, che essa possa essere utilizzata in misura significativa dagli studenti  universitari, che difficilmente affrontano il percorso con libri e computer al seguito. A ciò  si aggiunge la necessità di una capillare infrastruttura per il noleggio di biciclette (anche  elettriche) con relative postazioni e manutenzioni. 

  1. La segnaletica stradale in via della Pila 

Entriamo in aspetti tecnici. All’inizio della via, all’incrocio con via Sabotino, la  segnaletica verticale è costituita da un cartello tondo raffigurante una bicicletta; la  segnaletica orizzontale da una striscia continua di colore rosso, sempre con simbolo della  bicicletta. A fianco, tra tale linea rossa e il muro di contenimento, si trova un percorso  delimitato, con segnaletica orizzontale raffigurante il pedone. Ci troviamo dunque con il  cartello verticale che segnala un’area destinata a pista esclusivamente ciclabile, mentre a  terra abbiamo segnali che intendono la presenza di una pista ciclabile e di un percorso  pedonale a uso non promiscuo, generando una totale confusione. In realtà, il cartello  verticale racconta la verità, l’opera non risponde a ragioni legate all’agevolazione della  vita quotidiana dei cittadini, ma appare volta ad assecondare il bando di finanziamento,  che richiede espressamente l’uso esclusivo ai ciclisti. Pertanto, tutte le persone che  giornalmente percorrono la zona all’interno del cordolo esclusivamente a piedi e che  “invadono” la pista ciclabile sarebbero passibili di sanzione. Probabilmente  l’amministrazione dovrebbe porre in essere adeguate azioni di controllo e informazione  per far rispettare la regola imposta. Ne discende che denaro pubblico è stato utilizzato per  impedire al pedone di transitare su una pista ciclabile vuota, circostanza in contrasto con  i principi della viabilità, considerato che il pedone è, per definizione, il soggetto da  proteggere. 

  1. Misure tecniche dell’intervento urbanistico – La zona destinata ai pedoni 

Secondo l’art. 3, comma 1, n. 33, del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada),  il marciapiede è «la parte della strada, esterna alla carreggiata, rialzata o altrimenti  delimitata e protetta, destinata ai pedoni». La Corte di Cassazione (Sez. III, ord. 4 febbraio  2026, n. 2363) ha ribadito che marciapiede, passaggio pedonale e attraversamento  pedonale sono zone di transito esclusivo dei pedoni, sulle quali i velocipedi non possono  circolare se non condotti a mano. Da tali definizioni emerge l’intangibilità della sede  pedonale e il suo primato gerarchico nella distribuzione degli spazi stradali. In tema di  larghezza minima del marciapiede, il D.M. 5 novembre 2001 (Norme funzionali e  geometriche per la costruzione delle strade) impone una larghezza minima pari a 1,50 m,  da considerarsi al netto di strisce erbose/alberature e dispositivi di ritenuta; in presenza di  occupazioni localizzate (edicole, cabine, cassonetti) la larghezza minima del passaggio  pedonale non può essere inferiore a 2,00 m. La giurisprudenza amministrativa ha  confermato in modo univoco la cogenza di tali misure. La striscia di strada dedicata ai  pedoni, in larga parte dei 74 m di via della Pila, presenta una larghezza inferiore alle  prescrizioni. Disponiamo di fotografie che comprovano tale circostanza. Tenuto conto  della presenza di dossi causati dalle radici degli alberi, tombini e dai pali della segnaletica,  il pedone, il pedone con passeggino o con ombrello è spesso costretto ad invadere la pista  ciclabile, commettendo un’infrazione e creando pericolo quale ostacolo al (potenziale)  ciclista. Si aggiunga che l’art. 6, comma 2, lett. c), del D.M. 30 novembre 1999, n. 557,  ammette la realizzazione di una pista ciclabile su corsia riservata ricavata dal marciapiede  solo «qualora l’ampiezza ne consenta la realizzazione senza pregiudizio per la  circolazione dei pedoni». Ancora una volta ci si chiede se sia corretto utilizzare fondi  pubblici per creare zone di pericolo e per violare norme tecniche di riferimento. 

  1. L’ausilio ai diversamente abili 

Nel percorso è presente uno stallo riservato alla sosta di una persona con disabilità.  L’istituzione del senso unico ha comportato che l’ingresso in automobile dal lato  passeggero imponga l’invasione della carreggiata. Per i posti riservati disposti  parallelamente al senso di marcia (parcheggio “in linea”), la lunghezza deve consentire  il passaggio di una persona su sedia a ruote tra un veicolo e l’altro: requisito soddisfatto  con una lunghezza non inferiore a 6,00 m; in tal caso la larghezza del posto riservato  può non eccedere quella di un posto ordinario. Lo spazio riservato alla sosta al servizio  delle persone con disabilità deve avere dimensioni tali da consentire il movimento nelle  fasi di trasferimento ed essere evidenziato con segnaletica orizzontale e verticale. In Italia, la normativa di riferimento è il D.P.R. 503/1996 (art. 10) insieme al D.M.  236/1989. Quando lo stallo è in linea e il passeggero con disabilità deve scendere dal  lato della carreggiata, le misure da rispettare sono: 

  • lunghezza minima: 6,00 m; 
  • larghezza minima totale: 3,20 m, di cui 2,00 m per lo stallo e almeno 1,20 m per  la striscia laterale di sicurezza (spazio tratteggiato per il passaggio della carrozzina). 

La giurisprudenza amministrativa ha più volte ribadito che il Comune ha discrezionalità  nel posizionamento di uno stallo personalizzato per bilanciare la sicurezza del traffico,  ma non la discrezionalità di creare uno stallo inutile o pericoloso per il disabile. Oltre  alla segnaletica prescritta, qui mancante, si rilevano difficoltà attuative legate alla  carreggiata ristretta a seguito della realizzazione della pista ciclabile e dei cordoli. Nel  caso di via della Pila, la descritta situazione determina il transito dei diversamente abili  con carrozzina manuale su una fascia pedonale sotto dimensionata, ricca di ostacoli, con  problemi evidenti, dunque costretti a manovre complesse o ad invadere la corsia  ciclabile, con chiare conseguenze in termini di sicurezza per disabili e ciclisti. A ciò si  aggiunge che il passaggio pedonale è ovviamente a doppio senso, rendendo ancora più  difficile e caotico poter transitare senza invadere la pista ciclabile.  

Non meno importante è segnalare che spesso i mezzi di soccorso sono costretti a  percorrere la via contromano per evitare di perdere tempo cruciale durante  un’emergenza, comportando ovviamente un rischio per loro e per tutti gli utenti della  strada. 

Ancora una volta: è corretto utilizzare fondi pubblici per creare zone di pericolo e  violazioni normative? 

  1. Le attività commerciali di via della Pila e la funzionalità per i cittadini 

Lungo via della Pila, parallelamente alla pista ciclabile, operano varie attività  commerciali, quasi tutte sul lato sinistro rispetto al senso di marcia. L’intervento ha leso  economicamente tali attività: la maggiore difficoltà a reperire parcheggi di breve durata,  il senso unico e la sostanziale impossibilità di effettuare lo scarico merci (per totale  assenza di spazio) hanno inciso sull’utenza, con conseguente contrazione di ricavi e utili delle piccole imprese. Il tema non riguarda solo i commercianti: si tratta di negozi di  vicinato che svolgono anche una funzione sociale in un quartiere abitato in larga parte  da persone anziane. La chiusura di tali attività nuocerebbe sia ai titolari sia ai residenti,  limitando l’accesso a servizi essenziali. 

  1. L’impatto cromatico sulla via 

L’aspetto non è secondario per una città che ambisce a una connotazione artistica e ad essere un polo di attrazione. La pista ciclabile rossa ed i maxi-cordoli gialli risultano  dissonanti rispetto ad un’area limitrofa alla principale sede universitaria, con un  complesso architettonico di pregio (Santa Maria in Gradi), sede di plurimi convegni in  grado di attrarre molte persone. Il “biglietto da visita” proposto dall’amministrazione è  una goffa pista ciclabile monodirezionale, un percorso pedonale non pienamente  fruibile e una cromaticità in contrasto con il contesto. 

  1. Le tematiche giuridiche 

Il tema è delicato ma necessario. La realizzazione della pista ciclabile e, soprattutto, del  percorso pedonale, appare contraria — secondo le normative richiamate — ai dettami  di legge. Un ulteriore profilo, meritevole di riflessione da parte dell’amministrazione,  riguarda l’approvazione di un’opera ritenuta inutile, pericolosa e contraria ad alcuni  parametri normativi, da sottoporre al giudizio dell’organo deputato al controllo  dell’utilizzo di fondi pubblici: la Corte dei conti. È opportuno un approfondimento,  anche in vista di possibili verifiche future, che potrebbero avere riflessi economici sui  cittadini. 

  1. Analisi sull’effettiva incidenza economica dell’opera sui cittadini 

Il tema riguarda l’aspetto economico dell’opera e la reale definizione di “fondo  perduto”, sulla quale si chiede chiarimento all’amministrazione. I fondi PNRR  finanziano la creazione dell’infrastruttura, ma non intervengono sulla gestione futura.  Una volta inaugurata, la pista ciclabile avrà bisogno di: 

  • manutenzione del manto stradale e dei cordoli; 
  • manutenzione della segnaletica orizzontale e verticale; 
  • pulizia ordinaria;
  • eventuale illuminazione. 

Tutti questi costi ricadono sul bilancio del Comune negli anni a venire. Se mancano  fondi per la manutenzione, la ciclabile rischia di degradarsi (come già si osserva),  divenendo di fatto inutilizzabile. Il reperimento delle risorse avviene, inevitabilmente,  attraverso i cittadini: maggiori imposte o tagli ad altre voci di bilancio, con possibili  riduzioni dei servizi. A ciò si aggiunga che i finanziamenti PNRR sono stati calcolati su  stime di qualche anno fa; con l’inflazione e l’aumento dei costi dei materiali, è  verosimile che il progetto abbia subito rincari. Se il costo dell’opera supera il budget  assegnato dal PNRR, lo Stato può intervenire con fondi propri per coprire la differenza;  se ciò non basta, il Comune deve integrare con risorse di bilancio, altrimenti rischia di  non completare l’opera e dover restituire tutto. Anche se tecnicamente si tratta di “fondo  perduto” (grant), i soldi dell’Unione europea provengono da emissioni di debito sui  mercati; tale debito sarà ripagato nei prossimi decenni attraverso il bilancio generale  dell’UE, cui l’Italia contribuisce con le tasse dei propri cittadini. Dunque, il costo della  pista ciclabile ricade di fatto sui cittadini: per la manutenzione, per gli aumenti dei costi  di realizzazione e per il rimborso del debito europeo. Ci si chiede se l’amministrazione  abbia analizzato e comunicato: i costi di manutenzione e gestione, la loro incidenza sul  bilancio e le eventuali ricadute fiscali o sui servizi. 

  1. Le domande a cui si chiede risposta da parte dell’amministrazione 

a) Sotto quale profilo si ritiene che in via della Pila e nell’intero quartiere vi sia un  miglioramento della qualità della vita, chiedendo anche un sacrificio economico ai  cittadini, alla luce delle rilevanti criticità illustrate in relazione alla pista ciclabile? 

b) Per quale ragione, prima di un’iniziativa così impattante, non si è consultata la  cittadinanza, imponendo dall’alto una decisione che incide sull’economia delle  attività della via e sulla vita quotidiana dei residenti? 

c) Perché, prima della realizzazione della pista ciclabile in via della Pila, non è stato  effettuato un attento sopralluogo per verificare le criticità che chiunque, con un po’  di buon senso, avrebbe rilevato?

d) Perché una persona diversamente abile è stata di fatto interclusa? I tecnici non  avevano rilevato la presenza dello stallo dedicato e che il senso di marcia avrebbe  determinato l’impossibilità di accedere all’automobile se non mettendo in pericolo  la persona disabile e l’accompagnatore? 

e) Perché non si è tenuto conto che i parcheggi a spina di pesce rendono difficile la  visuale in uscita, e che ciò ostacola in particolare i residenti di via della Pila 4 e via  della Pila 2? 

f) Perché non si è considerato che le attività commerciali di via della Pila e limitrofe avrebbero subito contraccolpi economici, con ricadute sui residenti? Perché non è  stata fornita una minima illustrazione preventiva o prevista un’iniziativa economica  di attenuazione del danno, visto il dispendio di denaro pubblico? 

g) Come intende l’amministrazione illustrare, anche alla Corte dei conti, l’utilizzo di  denaro pubblico per un’opera evidentemente priva di utilità e non richiesta dai  cittadini? 

h) È stata svolta un’analisi sugli effetti della pista ciclabile in termini di riduzione delle  emissioni di CO2, a fronte dell’allungamento dei percorsi automobilistici e delle  maggiori code, in particolare all’intersezione con via Nino Bixio, divenuta tratta obbligata per il senso unico? 

i) L’amministrazione ha verificato se il percorso pedonale sia utilizzabile in sicurezza  dai cittadini e dalle persone con disabilità, senza creare pericoli per loro e per gli  eventuali ciclisti? Quali risultati sono stati ottenuti? 

j) Per trasparenza e partecipazione dei cittadini, l’amministrazione può indicare se si  siano sostenuti maggiori costi rispetto alla somma prevista dal bando e di quale  entità? Qual è l’importo preventivato per la manutenzione? È stato illustrato ai  residenti il tema del rimborso dei fondi PNRR, per chiarire che l’opera non è  integralmente a fondo perduto?

Riteniamo che le 1.170 firme raccolte, in costante aumento, siano il frutto di una richiesta  di maggiore partecipazione e di opere utili alla città e ai quartieri, “adeguate al Genius  Loci” e condivise con i residenti. 

  1. Le priorità  

La illustrata situazione di Via della Pila impone una valutazione delle priorità da  assolvere. La sicurezza; il miglioramento della qualità della vita dei residenti; l’ausilio  alle persone più deboli, diversamente abili ed anziani; la salvaguardia delle piccole attività  economiche che compongono un tutt’uno con il tessuto sociale del quartiere; la ricerca di  formule che consentano di diminuire realmente le emissioni di CO2, con una maggiore  salvaguardia della salute; l’insegnamento civico di non sprecare inutilmente fondi  pubblici, sono solo alcune delle priorità dei cittadini rispetto alla posta ciclabile. E su  queste priorità che riteniamo l’amministrazione ha l’obbligo derivante dal ruolo ricoperto  di affrontare e risolvere il problema con scelte concrete prive di meri intenti. La reale  capacità di amministrare consiste nel comprendere le esigenze della città e nell’utilizzare  le risorse economiche e umane disponibili per opere che migliorino la qualità della vita  dei residenti e rendano la città più accogliente. 

Le 1170 firme rappresentano cittadini che attendono delle risposte concrete ed una nuova  filosofia di gestire i beni pubblici. 

Auspichiamo che la Giunta tenga conto di quanto riportato nella petizione e risponda  adeguatamente alle domande formulate, in nome della trasparenza e della responsabilità,  tenuto conto che il suo ruolo è di rappresentanza dei cittadini. Conseguentemente,  chiediamo che si pongano in atto le misure necessarie a cancellare un’opera non voluta  dai residenti, non utilizzata, pericolosa e priva di senso logico ed estetico.