Stravolta la sentenza della Corte d’Assise di Frosinone che aveva inflitto ben 3 ergastoli
ROMA – La Corte d’assise d’appello di Roma, presieduta dal giudice Capozza, ha stravolto questa mattina la sentenza di primo grado per l’omicidio di Petrit Caka, il trentaquattrenne ucciso a coltellate nella sua abitazione di Rocca di Papa il 13 dicembre 2022.
Il verdetto più clamoroso riguarda Arlindi Tomai, condannato in primo grado dalla Corte d’Assise di Frosinone a 18 anni di reclusione per concorso in omicidio nel ruolo di esecutore materiale: la Corte d’appello lo ha assolto con formula piena, accogliendo integralmente i motivi presentati dalla difesa.
Decisiva, secondo i legali, la mancata acquisizione in primo grado di una prova testimoniale raccolta in Albania, dove gli avvocati Mario Antinucci (Roma) e Leonardo Gironda (Bari) si erano recati per svolgere investigazioni difensive e raccogliere la testimonianza di un teste a confutazione dei fatti contestati all’imputato.

“La sentenza della Corte d’assise di Roma è di chiara impronta garantista e dimostra l’autorevolezza della magistratura professionale togata, che ha riletto in chiave critica tutti gli atti e documenti del giudizio di primo grado”, ha commentato l’avvocato Antinucci in una nota.
La Corte ha inoltre ridotto le pene per gli altri imputati: le condanne all’ergastolo sono state ricalcolate a pene di 25 anni, mentre per Gerard Beshello la pena è scesa da 15 a 12 anni.
Per Arlindi Tomai l’assoluzione ha significato la libertà immediata: l’uomo è scoppiato in lacrime insieme ai familiari presenti in aula e, alle 15.30, ha lasciato il carcere di Civitavecchia per fare ritorno a casa da uomo libero.
La sentenza di primo grado e la ricostruzione dei fatti
Il 4 ottobre 2025 il la Corte d’Assise di Frosinone aveva condannato all’ergastolo Dorina Caka e Gezim Gjini, fratello e sorella di origini albanesi, riconosciuti colpevoli di aver premeditato l’omicidio di Petrit Caka, marito della donna. Pene detentive erano state inflitte anche a Tomai Arlindi (18 anni) e Gerard Beshello (15 anni), coinvolti nella vicenda insieme ai due fratelli.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Gezim Gjini, allora trentunenne, era rientrato appositamente dall’Albania per uccidere a coltellate il cognato nella sua abitazione, portando via soldi e gioielli nel tentativo di far sembrare l’omicidio una rapina finita male. Le indagini avevano però permesso di risalire ai due fratelli, entrambi condannati per omicidio in concorso al massimo della pena. I familiari della vittima furono assistiti dagli avvocati Francesco Grande e Serena Di Giorgio.
Le responsabilità dei due fratelli erano emerse da alcune intercettazioni. Secondo l’accusa, Caka picchiava la moglie da anni, tra violenze fisiche e verbali, finché la donna, allora quarantottenne, non ne aveva parlato con il fratello: insieme avrebbero organizzato il piano per ucciderlo, con Dorina Caka nel ruolo di mandante e Gezim Gjini in quello di esecutore materiale, coadiuvati dai due complici.
Ngjarja e rëndë në Itali! Petrit Caka u vra nga gruaja, zbulohen rolet e bashkëpunëtorëve
I carabinieri di Frascati avevano arrestato la donna e i due complici nel luglio 2023, mentre il cognato della vittima risultava irreperibile. Nei suoi confronti era stato emesso un mandato d’arresto europeo: la polizia albanese lo aveva intercettato e arrestato ai fini dell’estradizione. Gjini era infatti arrivato in Italia il 12 dicembre 2022, il giorno prima dell’omicidio, per poi ripartire la sera successiva — un comportamento che aveva subito insospettito gli inquirenti, portandoli ad approfondire la sua posizione fino all’emissione del mandato d’arresto europeo.

