23 Luglio 2026

Garlasco, un caso riaperto: al Castello di Santa Severa il “salotto” a metà tra Stasi e Sempio incanta quasi mille spettatori

Giletti mattatore della serata, quattro voci per parte a confronto sul delitto di Chiara Poggi: sold out da un mese per il debutto di "Cronache Italiane" SANTA MARINELLA – Un Castello esaurito da oltre un mese, quasi mille persone ad assistere a due ore di dibattito e una domanda che, anziché trovare una risposta, sembra…
23 Luglio 2026

Giletti mattatore della serata, quattro voci per parte a confronto sul delitto di Chiara Poggi: sold out da un mese per il debutto di “Cronache Italiane”

SANTA MARINELLA – Un Castello esaurito da oltre un mese, quasi mille persone ad assistere a due ore di dibattito e una domanda che, anziché trovare una risposta, sembra diventare sempre più pesante: chi ha ucciso davvero Chiara Poggi?

È stato un successo oltre le aspettative il debutto di “Cronache Italiane”, il format ideato dal giornalista di Etruria News Paolo Gianlorenzo e prodotto da Carramusa Group, andato in scena lunedì scorso nella suggestiva cornice del Castello di Santa Severa.

Una serata organizzata dalla regione Lazio, LazioCrea e ATCL, che ha trasformato uno dei luoghi simbolo del litorale laziale in una grande aula di confronto sul delitto di Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio che continua a dividere magistrati, investigatori, giornalisti e opinione pubblica.

A guidare il talk, vero mattatore della serata, è stato Massimo Giletti, che ha costruito un “salotto” perfettamente bilanciato: quattro voci schierate a favore della tesi che vede colpevole Alberto Stasi e quattro impegnate a sostenere la posizione della difesa di Andrea Sempio, oggi indagato nel nuovo filone d’inchiesta della Procura di Pavia.

Sul fronte Sempio si sono confrontati gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, difensori dell’indagato, affiancati dai consulenti Armando Palmegiani e Marina Baldi. Dall’altra parte del tavolo, a sostegno delle ragioni che portarono alla condanna definitiva di Stasi, si sono schierati i giornalisti Carmelo Abbate e Gianluca Zanella, il medico legale Gino Saladini e il penalista Paolo Pirani.

Con la sua ormai inseparabile agenda nera, Giletti ha ricostruito passo dopo passo i cinque gradi di giudizio, gli atti della Procura e le sentenze che hanno segnato uno dei casi più controversi della cronaca italiana, lasciando poi spazio al confronto acceso tra i due fronti. Ma è stata soprattutto una sua riflessione a fotografare il senso dell’intera serata: il conduttore ha paragonato la vicenda giudiziaria a quella dei soldati giapponesi rimasti a combattere anni dopo la fine della guerra, immaginando ironicamente che tra otto anni si tornerà a discutere degli stessi dubbi.

Una battuta solo in apparenza scherzosa, perché il filo conduttore dell’incontro è stato proprio questo: l’impressione che, nonostante una sentenza definitiva, il caso continui ad aprire interrogativi invece di chiuderli. Secondo Giletti, non è affatto da escludere che la nuova inchiesta della Procura di Pavia possa concludersi senza che la giustizia italiana individui un colpevole riconosciuto per la morte di Chiara Poggi.

Sul fronte pro-Sempio, Carmelo Abbate e Gianluca Zanella hanno ripercorso punto per punto gli elementi che portarono alla condanna definitiva di Stasi, evidenziando gli errori investigativi e le contraddizioni emerse negli anni, con particolare riferimento all’appello bis che ribaltò le due precedenti assoluzioni. Tra gli episodi richiamati, quello dell’interrogatorio in cui l’accusa insisteva sulle presunte tracce di sangue individuate sui pedali della bicicletta di Stasi, rivelatesi poi non essere sangue.

Sotto la lente anche il caso del dispenser del sapone in bagno, dove furono trovate due tracce di Dna attribuite a Stasi e ritenute dall’accusa decisive per collocarlo sulla scena del delitto: secondo l’ipotesi investigativa, l’assassino avrebbe ripulito accuratamente il lavandino cancellando ogni altra traccia biologica, lasciando sfuggire solo quelle due. Una ricostruzione contestata nel corso della serata attraverso la documentazione fotografica agli atti, che mostra quattro capelli visibili nel lavabo in più sopralluoghi, mai repertati né analizzati — un dettaglio che, secondo chi lo ha portato all’attenzione del pubblico, stride con l’idea di una pulizia così meticolosa.

Sul lato opposto del tavolo, gli avvocati di Sempio, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, affiancati dai consulenti Armando Palmegiani e Marina Baldi, hanno insistito su un punto che considerano dirimente: il loro assistito non sarebbe collocabile sulla scena del crimine. Da qui il timore, più volte evocato dalla difesa, di uno scenario da “Stasi 2“: un nuovo processo costruito sugli stessi automatismi investigativi che, a loro giudizio, avrebbero già segnato il primo procedimento.

A dare spessore tecnico al dibattito sono stati anche gli interventi del medico legale Gino Saladini, che con osservazioni spesso pungenti ha evidenziato le criticità tecnico-scientifiche di migliaia di pagine di consulenze e perizie, e del penalista Paolo Pirani, che ha affrontato il delicato tema della revisione del processo. Pirani ha ricordato un dato che fotografa bene la complessità della vicenda: su cento richieste di revisione soltanto dieci vengono dichiarate ammissibili, e appena lo 0,3% si conclude con un accoglimento — numeri che rendono estremamente difficile immaginare un ribaltamento della condanna definitiva di Stasi, oggi in regime di semilibertà dopo aver scontato dieci anni e mezzo dei sedici inflitti.

Il risultato è un paradosso che fino a pochi mesi fa sembrava impensabile. Da una parte potrebbe restare definitivamente valida la condanna di Stasi; dall’altra la nuova inchiesta potrebbe non individuare alcun nuovo responsabile. Oppure, nello scenario opposto evocato da Giletti, la demolizione della sentenza potrebbe non essere accompagnata dall’individuazione di un diverso colpevole. In entrambi i casi resterebbe la stessa, enorme domanda: chi ha ucciso Chiara Poggi?

Ed è forse proprio questa, più di ogni altra cosa, la ragione del successo della serata ideata da Paolo Gianlorenzo. Perché, a quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, la verità giudiziaria continua a convivere con dubbi che, anziché affievolirsi, sembrano crescere con il passare del tempo. Una storia che, come ha ironicamente previsto lo stesso Giletti, potrebbe continuare a far discutere ancora per molti anni.

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