ANAGNI (FR) – Due notizie, arrivate nello stesso giorno, hanno riacceso i riflettori sull’emergenza ambientale che da anni pesa su Anagni e sull’intera Valle del Sacco. Da un lato la Regione Lazio ha dato il via libera a un nuovo impianto di stoccaggio di rifiuti, pericolosi e non, in via Paduni, autorizzato senza la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale ma con 34 prescrizioni.
Dall’altro è stata confermata la scoperta di un interramento illecito di rifiuti pericolosi, che ha portato al sequestro di oltre 5.000 metri quadrati di terreno e all’iscrizione di tre persone nel registro degli indagati.
Per Europa Verde Provincia di Frosinone si tratta dell’ennesima conferma di un’emergenza ambientale drammatica e mai risolta, che impone una riflessione seria su cosa questo territorio sia diventato e su quale futuro lo attenda se la rotta non cambierà.
Un’eredità industriale che pesa ancora oggi
Per decenni le fabbriche inquinanti hanno condizionato l’economia locale, creando quella che il movimento ambientalista definisce una “specializzazione negativa”: invece di generare ricchezza stabile, questo modello ha finito per ridurre le reali opportunità di lavoro. Con la chiusura e la delocalizzazione di molte di queste industrie, il territorio vive oggi una lunga fase di sottoccupazione, frutto di un sistema economico privo di resilienza, basato su consumo di suolo, fabbriche mai realmente riconvertite in chiave sostenibile e siti produttivi abbandonati.
Salute e disuguaglianze nella Valle del Sacco
L’area rientra nel Sito di Interesse Nazionale “Bacino del Fiume Sacco”, che attende bonifiche concrete da quasi vent’anni, da quando esplose lo scandalo del beta-esaclorocicloesano. Secondo Europa Verde, l’inquinamento industriale – sia quello storico e interrato illegalmente, sia quello potenziale legato ai nuovi impianti – non rappresenta solo un problema ambientale, ma una vera emergenza sanitaria e sociale. Gli studi epidemiologici regionali, tra cui il progetto ERAS, avrebbero più volte rilevato nella Valle del Sacco un eccesso di mortalità e di ricoveri per patologie respiratorie e cardiovascolari rispetto alla media del Lazio.
In un contesto di sanità pubblica già segnato da lunghe liste d’attesa, la qualità della vita si abbassa ulteriormente, colpendo soprattutto i gruppi sociali più fragili, che hanno minori possibilità di accedere alle cure private e finiscono per pagare il prezzo più alto in termini di salute.
Dalla chimica alle armi
A complicare il quadro si aggiunge il progetto di riconversione militare dell’area ex KNDS. Per Europa Verde, trasformare il territorio in una sede della filiera bellica significherebbe sostituire un’industria problematica con un’altra, in aperto contrasto con i principi di pace e sviluppo sostenibile che dovrebbero orientare la ripresa a livello europeo. Nonostante l’impegno di attivisti, associazioni e partiti, una parte della popolazione sembra ormai rassegnata a questo circolo vizioso, in cui l’ingiustizia ambientale finisce per alimentare ulteriori disuguaglianze.
La proposta: un Patto Sociale per la Transizione Ecologica
Per Europa Verde è il momento di imboccare con decisione la strada della transizione ecologica, partendo proprio da questo territorio. In questa prospettiva, i lavoratori delle industrie inquinanti non vanno considerati un ostacolo alle politiche ambientali, ma i primi alleati nella battaglia per un modello economico più sostenibile, capace di creare occupazione stabile e di tutelare al tempo stesso reddito e salute.
Il movimento chiede quindi alle istituzioni, a ogni livello, di smettere di trattare la Valle del Sacco e Anagni come una discarica del Lazio, aprendo un percorso condiviso con la comunità che porti a un Patto Sociale per la Transizione Ecologica basato su tre punti: lo stop immediato a nuovi impianti impattanti in un’area già satura e in attesa di bonifica, l’accelerazione dei fondi destinati alle bonifiche del SIN Valle del Sacco, e piani di riqualificazione professionale per accompagnare i lavoratori verso settori sostenibili e non legati all’industria bellica.
Secondo Europa Verde, senza questo patto l’unica prospettiva realistica per il territorio resta l’abbandono definitivo.
















