In dieci giorni un accoltellamento mortale, un suicidio in cella, un tentato suicidio e un rogo con 23 intossicati. Dieci gli indagati per la rissa che ha ucciso Mohamed Chaanoun. Sullo sfondo, un istituto che ospita 669 detenuti in 440 posti
VITERBO – Un istituto di pena al collasso, dove la violenza tra detenuti si somma a una struttura sovraffollata e a un organico di polizia penitenziaria ormai insufficiente.
In dieci giorni il carcere Nicandro Izzo di Mammagialla ha registrato un omicidio, un suicidio, un tentato suicidio e un incendio doloso scoppiato durante quella che potrebbe essere stata un’aggressione o un tentativo di rivolta. La procura ha aperto due fascicoli distinti e domani è in programma l’autopsia sul corpo del detenuto morto suicida nella notte tra il 25 e il 26 luglio.
Due morti in dieci giorni
Il 16 luglio, durante l’ora d’aria, una rissa tra due gruppi rivali nel cortile dei passeggi è degenerata in tragedia: il 26enne marocchino Mohamed Chaanoun è stato ucciso da una coltellata alle spalle, inferta – secondo i primi accertamenti – con uno stiletto artigianale in metallo. Circa dieci giorni dopo, nella notte tra sabato 25 e domenica 26 luglio, si è tolto la vita in cella un altro detenuto marocchino, il 29enne Abdelkabir Talha, che risultava tra gli indagati per la rissa sfociata nell’omicidio: il suo gesto è avvenuto proprio nelle stesse ore in cui è divampato l’incendio nella sezione precauzionale.
Sulla morte di Talha la procura ha aperto un’inchiesta autonoma, affidata alla pm Veronica Buonocore, che ha disposto l’autopsia: le operazioni peritali, comprensive di esami tossicologici, inizieranno domani sotto la responsabilità del medico legale Benedetta Baldari. A lasciare sconcertata la difesa è la tempistica: l’avvocata Monica Fortuna racconta che il suo assistito si stava preparando a chiedere gli arresti domiciliari e aveva ripreso ad allenarsi in palestra, senza mostrare alcun segnale che facesse presagire un gesto simile.
Nelle stesse ore un altro detenuto avrebbe tentato il suicidio, salvato in tempo dalla polizia penitenziaria. E sempre sabato sera un incendio, divampato verso le 20 nella sezione precauzionale – riservata a chi ha gravi incompatibilità con il resto della popolazione carceraria – ha intossicato 23 persone tra detenuti e agenti, compreso il comandante del reparto. Non si esclude che le fiamme, propagatesi rapidamente fino all’infermeria, siano state innescate in un tentativo di rivolta. Dieci persone sono state portate all’ospedale Santa Rosa, una in codice rosso e sei in codice giallo; restano ricoverati un agente e un detenuto.
Dieci indagati, sei per omicidio in concorso
Sono complessivamente dieci le persone finite nel registro degli indagati in relazione alla rissa del 16 luglio. Otto rispondono di rissa aggravata e concorso in omicidio – tra loro anche Abdelkabir Talha, morto suicida prima di affrontare il processo – mentre altri due sono indagati per la sola rissa aggravata. Tra i sei indagati specificamente per l’omicidio di Chaanoun, la procura indica due tunisini, due libici, un algerino e due italiani (Alessandro Mancin e Hamza Saoud, entrambi originari di Latina).
Gli investigatori stanno ora incrociando le immagini delle telecamere interne del penitenziario con gli interrogatori di indagati e testimoni, nel tentativo di ricostruire il movente dello scontro tra i due gruppi rivali e di accertare se vi sia un collegamento con i disordini esplosi nel weekend successivo. Il giorno dopo l’omicidio, il 17 luglio, due agenti della penitenziaria erano già stati aggrediti a colpi di sedia e costretti ad abbandonare il reparto.
Un istituto al collasso: sovraffollamento e carenza di agenti
Dietro la sequenza di episodi violenti c’è una struttura sotto pressione da anni. Il carcere Nicandro Izzo ha una capienza regolamentare di 440 posti, ma a metà luglio ospitava 669 detenuti, con un tasso di affollamento reale che a giugno 2026 aveva toccato il 170,7%. Sul fronte del personale, a fronte di un organico previsto di circa 330 unità di polizia penitenziaria, quelle effettivamente in servizio erano circa 260, con una carenza stimata in circa 70 agenti.
Una condizione denunciata a più riprese da sindacati e associazioni: già lo scorso gennaio una delegazione della Camera penale di Viterbo e dell’associazione Nessuno tocchi Caino, in visita all’istituto, aveva segnalato “numeri insufficienti per garantire sia la sicurezza che i diritti” dei detenuti. Dopo l’incendio del 25 luglio, anche il sindacato Fns Cisl Lazio è tornato a chiedere “correttivi urgenti” per un sistema definito ormai strutturalmente in sofferenza.
Gli indagati per rissa aggravata e omicidio in concorso
- Moustafa Ayari – nato il 17/08/1977 in Algeria
- Mohamed Tborbi – nato il 27/01/1995 in Libia
- Bilel Louati – nato il 24/08/1986 in Libia
- Alessandro Mancin – nato il 24/11/1981 a Latina
- Hamza Saoud – nato il 28/02/1998 a Latina
- Kais Khader – nato il 30/04/2003 in Tunisia
- Haroun Khalifa – nato il 05/09/1994 in Tunisia
- Abdelkabir Talha – nato il 24/04/1997 in Marocco, deceduto il 26/07/2026 nel carcere Nicandro Izzo
Indagati per il solo reato di rissa aggravata
- Mustapha Mossajia – nato il 16/06/2000 in Marocco
- Ayoub Sellak – nato il 27/08/1992 in Marocco
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva, in base all’articolo 27 della Costituzione, secondo cui l’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva.

