Carlo Galeotti quando andava d'accordo con la sindaca Chiara Frontini
Giulio Della Rocca aveva presentato istanza di accesso civico generalizzato sul progetto finanziato dal Fesr. Concessi solo due documenti su sei: per il resto, «pregiudizio agli interessi economici e commerciali» del beneficiario che si è opposto alla richiesta. Obbligo di legge la pubblicazione sul sito del progetto ma, ad oggi, secondo l’associazione, non v’è traccia
VITERBO – Cinquantamila euro di fondi europei e regionali per potenziare l’infrastruttura digitale. È la somma che la Regione Lazio, attraverso Lazio Innova, ha concesso a Tusciaweb Srl nell’ambito dell’avviso pubblico “Voucher Digitalizzazione PMI“, finanziato dal programma Fesr Lazio 2021-2027, obiettivo specifico 1.2.
La vicenda è emersa per via di un accesso agli atti. Il 7 aprile scorso l’associazione Tuscia in Fiore ETS, con sede in via del Macel Maggiore a Viterbo, ha presentato a Lazio Innova un’istanza di accesso civico generalizzato ai sensi dell’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 33/2013, chiedendo l’intera documentazione del progetto presentato dalla testata diretta da Carlo Galeotti.
La risposta è arrivata il 15 maggio, a firma del direttore generale Andrea Ciampalini e del responsabile Gestione programmi di aiuto Fabio Panci, ed è un’accoglienza parziale. Lazio Innova ha esibito soltanto la comunicazione di concessione e l’atto d’impegno, «documenti direttamente attinenti al rapporto concessorio e all’utilizzo delle risorse pubbliche».
Ha invece negato domanda di partecipazione, documentazione tecnica progettuale, piano dei costi, preventivi e allegati: contengono, si legge nel provvedimento, informazioni sull’organizzazione aziendale, sulle strategie operative e sugli elementi economico-commerciali del beneficiario, la cui divulgazione «determinerebbe un concreto pregiudizio agli interessi economici e commerciali del controinteressato», ai sensi dell’articolo 5-bis, comma 2, lettera c, dello stesso decreto. L’ente aggiunge che l’ampiezza della richiesta eccede la finalità di controllo diffuso propria dell’accesso civico. Il diniego arriva dopo l’opposizione formalizzata dal controinteressato, cioè da Tusciaweb stessa, che come prevede la procedura era stata interpellata.
I numeri e il percorso amministrativo
Dai documenti resi disponibili emerge il tracciato completo della pratica. Domanda protocollata il 13 febbraio 2024 con il numero A0722-2023-083565; ammissione a contributo con determinazione G13584 del 15 ottobre 2024 del direttore della Direzione regionale Sviluppo economico, attività produttive e ricerca, pubblicata sul Bur Lazio dell’17 ottobre; comunicazione di concessione e atto d’impegno trasmessi il 21 ottobre 2024.
Nell’elenco dei progetti ammessi e finanziabili Tusciaweb figura con un contributo richiesto di 57.730 euro. L’atto d’impegno riporta poi la voce decisiva: «contributo concedibile, ricondotto nel limite massimo previsto dall’avviso pubblico per la tipologia di richiedente, 50.000 euro». Le singole voci di spesa – diagnosi digitale, digital workplace, digital commerce, quattro interventi di cloud computing (application server, database server, web server, backup) e cyber security – sono oscurate nella copia rilasciata, coerentemente con il diniego parziale.
L’avviso, approvato con determinazione G16494 del 7 dicembre 2023, è uno strumento a somme forfettarie rivolto alle Pmi laziali di qualsiasi settore. Nello stesso elenco, accanto a Tusciaweb, compare Phygiwork Spa con una richiesta da 176.690 euro.
L’atto d’impegno prevede a carico del beneficiario obblighi precisi: realizzare il progetto entro sei mesi dalla data di concessione, mantenere la sede operativa nel Lazio per tre anni, rinnovare per almeno tre anni i servizi cloud agevolati e – punto non secondario in questa vicenda – adempiere alla disciplina di trasparenza, pubblicando sul proprio sito, entro tre mesi, una descrizione del progetto con l’indicazione del contributo ricevuto e i loghi dei finanziatori, oltre ad accettare la pubblicazione dei propri dati e dell’importo ai sensi degli articoli 26 e 27 del decreto 33/2013. Cosa che abbiamo cercato con poca fortuna ma abbia richiesto al diretto interessato di indicarci dove trovare il tutto e siamo in attesa di risposte.
La posizione dell’associazione
Per Tuscia in Fiore ETS, guidata da Giulio Della Rocca, il nodo è politico prima che amministrativo: l’associazione sostiene che una testata che interviene quotidianamente nel dibattito cittadino – e in particolare sull’operato della sindaca Chiara Frontini – debba rendere pienamente conoscibili i finanziamenti pubblici di cui beneficia, e legge nel diniego di Lazio Innova un ostacolo al controllo diffuso.
Il ricorso agli strumenti successivi previsti dall’ordinamento – riesame al responsabile della prevenzione della corruzione, ricorso al difensore civico o al Tar – è la strada che l’associazione può ancora percorrere.
Sul punto va detto ciò che i documenti dicono e ciò che non dicono. Dicono che il contributo è stato assegnato all’esito di una procedura a evidenza pubblica con criteri predeterminati, aperta a tutte le piccole e medie imprese della regione, e che l’importo è stato ricondotto al tetto massimo previsto dal bando. Non contengono alcun elemento che indichi trattamenti di favore.
Tusciaweb e Carlo Galeotti non hanno ancora commentato. La testata è ovviamente libera di replicare, e queste colonne sono a disposizione.

