Palazzo Munari, sede del Comune di Frosinone
Tutto è iniziato il 30 maggio scorso con le dimissioni immediate del Presidente del Consiglio Comunale, Massimiliano Tagliaferri, che hanno lasciato l’organo di presidenza incompleto. La situazione è peggiorata il 30 giugno con l’addio di un consigliere segretario. Si è arrivati così alla seduta del 3 luglio, dove l’elezione del nuovo presidente è fallita perché le due votazioni sono andate deserte. Durante la stessa riunione si è dimesso anche un altro vicepresidente, lasciando l’ufficio con solo due membri su cinque, ma il Consiglio ha continuato comunque a votare gli altri punti in discussione.
Per giustificare questa scelta, l’amministrazione ha chiesto aiuto all’avvocato Enrico Michetti, che ha firmato due perizie che i consiglieri di opposizione considerano in totale contraddizione tra loro. Nel primo parere dell’8 luglio il legale sosteneva che il Consiglio potesse discutere altri argomenti solo dopo aver eletto il nuovo Presidente. Nell’integrazione del 30 luglio, invece, lo stesso avvocato ha cambiato rotta, dicendo che si poteva procedere comunque a votare i punti urgenti e non rinviabili per non bloccare la macchina del Comune.
Gli undici consiglieri contestano duramente questo cambio di interpretazione e ricordano che una direttiva del Ministero dell’Interno del 2021 vieta al Vicepresidente di approvare atti di ordinaria amministrazione in caso di dimissioni del Presidente, limitando i suoi poteri alla sola convocazione per l’elezione del sostituto. Inoltre, la minoranza fa notare che negli atti ufficiali non è mai stata spiegata o motivata l’urgenza dei punti approvati il 30 luglio. Ora la decisione passa alla Prefettura, mentre l’opposizione insiste che serve un chiarimento immediato prima di fare altre riunioni comunali.

