I proprietari hanno presentato querela al Nipaaf dei Carabinieri Forestali di Viterbo. Vogliono sapere quali sostanze hanno determinato la morte dell’amato cane
VITERBO – Non ce l’ha fatta il cane Django. Dopo trentotto giorni di sofferenze l’amato molosso di due anni e mezzo, ha lasciato nello sconforto il suoi padroni, Sara e Giuseppe, pronti a dare battaglia per avere giustizia.
E’ Sara che ricostruisce la storia sulle pagine del Corriere della Sera.
Il primo luglio Django si allontana dalla loro casa a causa del malfunzionamento del cancello. Iniziano a cercarlo, fino a quando Giuseppe lo individua a trecento metri di distanza, in una fossa piena di liquami e fanghi in località Pozzo Ranieri, per recuperarlo, si cala sua volta nella fossa, entrando anche lui in contatto con il materiale melmoso e puzzolente.
Django non sta bene, viene quindi portato in una clinica veterinaria di Viterbo, poi trasferito a Terni e infine al policlinico Unicura Roma sud. Le condizioni sono apparse subito gravissime, tanto da iniziare un ciclo di dialisi. La diagnosi è quella di un’ intossicazione acuta sistemica, con necessità di terapia intensiva ed emodialisi.
In un mese il cane perde 25 chilogrammi per compromissione polmonare.
“I medici – spiega la proprietaria al Corriere della Sera– negli esami tossicologici hanno isolato un composto organofosforico che può essere riconducibile a un composto vietato”.
Anche la coppia avrebbe accusato disturbi dopo il ritrovamento dell’animale e l’esposizione alle esalazioni. «Abbiamo vomitato per circa tre giorni».
L’8 luglio decidono di presentare una querela al Nipaaf dei Carabinieri Forestali di Viterbo. Il loro legale, l’avvocato Giacomo Romano, ha quindi chiesto alla Procura il sequestro preventivo dell’area, la recinzione e la segnalazione del sito, oltre al campionamento della fanghiglia, degli eventuali percolati, dei residui e del terreno circostante.
«Quella fossa a cielo aperto si trova a circa 300 metri in linea d’aria da casa nostra – conclude Sara – . A poca distanza da un campo estivo che ogni giorno ospita tantissimi bambini. Vogliamo sapere che cosa ci fosse dentro e se possa rappresentare ancora un pericolo».
Spetterà ora agli approfondimenti scientifici stabilire quale fosse esattamente la sostanza presente nella fossa e se questa possa essere stata la causa scatenante il decesso dell’animale.


