La schiusa “assistita” è avvenuta nella notte, sotto la supervisione della Guardia Costiera e con il lavoro dei volontari della rete TartaLazio. A vegliare sul nido per settimane anche i titolari dello stabilimento Stella Marina. Sulla battigia decine di bambini in silenzio
PESCIA ROMANA — Ci sono notti in cui la spiaggia più tranquilla del litorale diventa il posto più emozionante della costa. È successo l’altra notte a Pescia Romana, dove ottanta piccole tartarughe marine della specie Caretta caretta sono uscite dalla sabbia e, una dietro l’altra, hanno raggiunto il mare. Il secondo evento a meno di una settimana.
Ottanta. Grandi come il palmo di una mano di bambino, scure, ancora impacciate, tutte orientate verso lo stesso punto della battigia con quella determinazione che sembra impossibile in creature appena nate. Hanno impiegato pochi minuti a coprire i metri che le separavano dall’acqua, poi il buio se le è prese e le ha portate al largo, dove cominciano un viaggio di cui nessuno saprà più nulla per anni.
Il dies natalis di Stella Marina: a Pescia Romana le tartarughe hanno raggiunto il mare
Il nido custodito per settimane
Dietro quei pochi minuti ci sono settimane di lavoro. La schiusa è avvenuta in forma “assistita”, sotto la supervisione della Guardia Costiera e con l’impegno dei volontari che da giorni si alternavano nella vigilanza del nido, seguendo i protocolli della rete regionale TartaLazio.
Un ruolo tutt’altro che secondario lo hanno avuto i titolari e i gestori dello stabilimento Stella Marina, che per tutta la fase di incubazione hanno di fatto fatto da balia a quelle ottanta uova: area delimitata, attenzione a luci e rumori, spiegazioni ai clienti, occhio costante su quel rettangolo di sabbia che per un’estate intera è diventato la cosa più preziosa che avessero in gestione. Non è un dettaglio di poco conto: la convivenza tra la balneazione e la nidificazione è uno dei nodi più delicati di tutta la partita, e quando funziona è quasi sempre perché qualcuno, sul posto, ha scelto di prendersela a cuore.
I bambini in prima fila
Ma il vero colore, l’altra notte, lo hanno messo i bambini. Erano decine, tenuti a distanza di sicurezza, molti in pigiama, tutti stranamente silenziosi — quel silenzio che ai più piccoli riesce soltanto quando stanno guardando qualcosa che sanno essere importante. Qualcuno ha contato ad alta voce le tartarughine che passavano. Qualcun altro ha chiesto se sarebbero tornate. La risposta, che gli operatori danno sempre con un misto di scienza e di scaramanzia, è che forse sì: tra vent’anni, se ce la faranno, le femmine potrebbero tornare a deporre proprio su questa spiaggia.
Ai volontari che in queste settimane si sono adoperati per il monitoraggio e per la messa in sicurezza del nido, e a chi ha reso possibile tutto questo mettendo a disposizione tempo e attenzione, è andata la gratitudine dei villeggianti presenti sull’arenile.
Un’estate da record per il Lazio
L’episodio si inserisce in una stagione eccezionale. Le coste laziali stanno registrando da anni un aumento costante delle nidificazioni: il primo nido censito nella regione risale al 2016, e da allora i numeri sono cresciuti senza sosta, complice sia il miglioramento delle capacità di monitoraggio sia il riscaldamento delle acque, che spinge le tartarughe a cercare spiagge idonee sempre più a nord.
Dietro ogni ritrovamento c’è la rete TartaLazio, istituita dalla Regione per il recupero, il soccorso e la gestione delle tartarughe marine secondo le linee guida ministeriali: una struttura che mette insieme Capitanerie di Porto, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, parchi e riserve naturali, ricercatori e centinaia di volontari, con il Centro di Primo Soccorso di Zoomarine come riferimento sanitario per l’intera costa regionale.
Il messaggio che gli operatori ripetono a ogni occasione è semplice: chi avvista tracce sulla sabbia, un nido o un esemplare in difficoltà non deve toccare nulla e deve chiamare il numero gratuito 1530 della Capitaneria di porto. Quelle ottanta tartarughine partite l’altra notte da Pescia Romana sono la prova che, quando la segnalazione arriva in tempo e qualcuno si prende la briga di fare la guardia, il resto lo fa la natura.







