L’89enne di Tarquinia è sparito il 18 giugno dal parcheggio dell’ospedale a bordo della sua Smart bianca. Il nipote Giuseppe, noto come Piti Dj, affida a Facebook un nuovo appello: «Nessuno ci ha più fatto sapere nulla»
TARQUINIA — Sono passati due mesi esatti e di Renzo Profili non c’è ancora traccia. Né di lui, 89 anni, conosciuto in città da tutti come Enzo, né della Smart bianca biposto con cui si è allontanato la mattina del 18 giugno dal parcheggio dell’ospedale di Tarquinia. Un uomo e un’automobile spariti insieme, in pieno giorno, in un territorio battuto per settimane palmo a palmo.
A rompere il silenzio è stato il nipote, Giuseppe Profili, molto conosciuto nella zona come Piti Dj, che ha affidato a un lungo post su Facebook il dolore della famiglia e un nuovo appello. Un testo asciutto, scritto rivolgendosi direttamente allo zio, in cui il nipote elenca uno per uno gli elementi che rendono questa scomparsa così difficile da spiegare.
«C’è qualcosa di strano»
Il ragionamento di Giuseppe Profili parte da un dato semplice: le condizioni in cui lo zio si è allontanato rendono poco credibile l’ipotesi che possa essersi spinto lontano. L’età avanzata, lo stato di salute, e poi il resto: senza un euro in tasca, senza carte di credito — che non ha mai avuto — e persino senza telefono, dimenticato a casa. «Non puoi esserti allontanato più di tanto», scrive il nipote, che parla apertamente di qualcosa di strano in tutta la vicenda.
Da qui l’appello, rivolto su due fronti. Il primo agli abitanti della zona, chiamati a cercare ancora, anche in punti che possono essere sfuggiti alle battute: un burrone, una scarpata, un angolo di campagna dove una carrozzeria bianca potrebbe essere rimasta invisibile per settimane. Il secondo alle forze dell’ordine, che secondo il nipote avrebbero smesso di cercare pochi giorni dopo la scomparsa. «Nessuno ci ha fatto più sapere nulla», è l’accusa, forse la parte più amara del post: quella di una famiglia che si è sentita lasciata sola dopo la prima, intensa fase delle ricerche.
Nel testo Giuseppe Profili si spinge anche oltre, affacciando l’ipotesi che qualcuno possa aver avvicinato l’anziano con cattive intenzioni. Una pista che, precisa, «non è da sottovalutare a questo punto» — non un’accusa, ma il segno di una famiglia che dopo sessanta giorni di nulla non vuole più escludere niente.
Quella mattina del 18 giugno
La ricostruzione dei fatti è nota da settimane. Profili era arrivato all’ospedale di Tarquinia tra le 9.15 e le 9.30 insieme a un’altra persona, a bordo della propria Smart bianca con tettuccio nero, targata EG926EG. Mentre l’accompagnatore entrava nella struttura, l’anziano era rimasto ad attenderlo in auto. Quando l’uomo è tornato fuori, intorno alle 11, dell’automobile e del suo occupante non c’era più alcuna traccia.
Secondo quanto riferito dai familiari, Profili soffre di problemi di memoria e potrebbe essere affetto da un principio di demenza senile: l’ipotesi iniziale è sempre stata quella di un vuoto improvviso, di un disorientamento che lo avrebbe portato a mettersi in moto senza sapere dove stesse andando. Al momento della scomparsa indossava una maglietta beige a maniche corte e pantaloni blu avion. È alto circa un metro e 65, di corporatura esile, capelli castani, porta un toupet e aveva un cerotto sopra l’orecchio destro, dettaglio che potrebbe agevolarne il riconoscimento.
Le ricerche: dagli elicotteri agli ultraleggeri
Nelle prime settimane la mobilitazione era stata imponente. La Prefettura di Viterbo aveva attivato il piano provinciale per la ricerca delle persone scomparse; in campo, accanto alle forze dell’ordine, i vigili del fuoco, la Protezione civile, i volontari e l’associazione Penelope Lazio Odv a supporto della famiglia. Le campagne intorno a Tarquinia erano state setacciate, così come le zone di Civitavecchia, Montalto paese, Montalto Marina e Bomarzo.
Al lavoro a terra si erano affiancati i mezzi aerei: gli elicotteri dei vigili del fuoco e della Guardia di finanza, ma anche i piloti degli avioclub locali, che con ultraleggeri e deltaplani motorizzati avevano sorvolato i campi e le zone più impervie della Maremma nella speranza di cogliere il riflesso bianco di una carrozzeria. Il raggio d’azione era stato allargato oltre i confini comunali tenendo conto dell’autonomia della vettura, circa 150 chilometri. Erano state chieste ai privati le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza a partire dalle 11 del 18 giugno, e il caso era approdato anche a Chi l’ha visto?.
Nulla. Nessun avvistamento certo, nessuna immagine, nessuna traccia della Smart. Ed è proprio questa la circostanza che continua a non tornare a chi conosce il territorio: un’automobile, a differenza di una persona, è difficile da nascondere.
Come segnalare
Chiunque abbia visto Renzo Profili o la Smart bianca targata EG926EG, o disponga di informazioni utili, può contattare il numero unico di emergenza 112, il numero messo a disposizione dai familiari, 338 1768129, oppure Pronto Penelope al 339 6514799. Anche una segnalazione che sembra irrilevante, ricordano i volontari, può rivelarsi il tassello mancante.

