Roma – Il voto di Venezia arriva fino a Roma. All’indomani dell’approvazione della legge regionale veneta sul suicidio medicalmente assistito — la quarta in Italia dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, ma la prima in una Regione amministrata dal centrodestra — Marietta Tidei, capogruppo di Italia Viva al Consiglio regionale del Lazio, e Claudio Marotta, capogruppo di Sinistra Civica Ecologista, chiedono al presidente Francesco Rocca e alla maggioranza di aprire finalmente il dossier anche nel Lazio.
«L’approvazione in Veneto della legge sul fine vita rappresenta un passaggio politico e istituzionale di grande importanza — dichiarano i due consiglieri —. Per la prima volta una Regione guidata dal centrodestra sceglie di disciplinare procedure e tempi per rendere concretamente esercitabile un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale».
Il valore del precedente, nella loro lettura, sta soprattutto nel modo in cui si è arrivati al voto: un centrodestra capace di confrontarsi senza pregiudizi ideologici, consiglieri che si sono espressi secondo coscienza e il contributo, giudicato determinante, del presidente del Consiglio regionale veneto Luca Zaia, da tempo apertamente favorevole a una disciplina in materia. Il testo è passato con 32 sì, 14 no e 5 astensioni, dopo due giorni di dibattito e una serie di emendamenti che hanno recepito i rilievi della Consulta.
Nel Lazio, ricordano Tidei e Marotta, una proposta di legge esiste da quasi tre anni. «Abbiamo depositato una proposta per definire modalità, procedure e tempi attraverso cui il Servizio sanitario regionale deve rendere effettivo l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita nei casi già individuati dalla Corte costituzionale. Non si tratta quindi di introdurre un nuovo diritto, ma di consentire alle persone che ne hanno i requisiti di esercitarlo senza essere costrette a estenuanti battaglie burocratiche e giudiziarie».
A muoversi, nel frattempo, è stata anche la società civile: l’Associazione Luca Coscioni ha promosso nel Lazio la proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”, che ha già superato la soglia delle diecimila firme necessarie mentre la raccolta prosegue. «È un segnale che la politica non può ignorare», osservano i due capigruppo, che imputano al Parlamento una «sostanziale inerzia»: da anni, nonostante i ripetuti interventi della Corte costituzionale, manca una disciplina nazionale. Di qui il dovere delle Regioni di intervenire nell’ambito delle competenze loro riconosciute.
L’appello finale è rivolto direttamente al presidente della Regione. «Parlare di fine vita significa parlare innanzitutto della sofferenza di persone reali, di malati e famiglie che chiedono alle istituzioni chiarezza, tempi certi, rispetto e umanità. Non possiamo continuare a voltare lo sguardo dall’altra parte. Per questo rivolgiamo un appello al presidente Rocca, che sappiamo essere persona capace di sensibilità anche sui temi più complessi: si consenta finalmente al Consiglio regionale del Lazio di discutere e votare nel merito. Su questioni che riguardano la dignità e la libertà delle persone non devono esserci steccati ideologici né ordini di partito. L’esempio del Veneto dimostra che è possibile».
Resta da vedere se l’appello troverà ascolto. Anche a Venezia il fronte del centrodestra si è diviso: Fratelli d’Italia ha votato contro, mentre parte della Lega ha seguito l’indicazione di Zaia. Dalla giunta e dalla maggioranza laziale, al momento, non sono arrivate repliche.

