“Due scavi una storia”: archeologi della Soprintendenza e dell’Università di Perugia accompagnano il pubblico dal vecchio cantiere degli anni Settanta al settore di indagine più recente. Due turni, ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria
Tarquinia – Sabato 12 settembre l’antico porto di Gravisca apre eccezionalmente al pubblico. Due turni di visita, alle 11:00 e alle 12:15, per un’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura e organizzata dalla Soprintendenza in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia.
Il titolo dice già il taglio dell’appuntamento: “Due scavi una storia”, perché il percorso metterà in fila il vecchio cantiere di ricerca e il settore di indagine più recente, accompagnati da chi ci lavora.
Non è un dettaglio da programma. Gravisca è uno dei siti chiave per capire i commerci del Mediterraneo tra il VI e il III secolo a.C., e le sue campagne di scavo hanno una storia lunga: le indagini che ne hanno rivelato la natura furono dirette tra il 1969 e il 1979 da Mario Torelli e Francesca Boitani, ed è da quella stagione che nasce il legame con l’ateneo perugino, tuttora impegnato sul campo. Il “vecchio scavo” del titolo non è una rovina qualsiasi: è il luogo dove è stata riscritta la storia dei rapporti tra etruschi e greci.
Un emporio, non un approdo
Gravisca sorgeva a circa otto chilometri dal centro di Tarquinia e non era un semplice punto di attracco. Era un emporion: uno scalo internazionale dove mercanti stranieri risiedevano stabilmente, con un quartiere greco e un santuario frequentato da genti diverse. Secondo la ricostruzione più accreditata l’insediamento nasce attorno al 580 a.C., forse per iniziativa di mercanti greci focei, e attorno al santuario si sviluppano attività artigianali e metallurgiche.
A dare la misura di quel cosmopolitismo sono le divinità venerate sul posto. Nell’area sacra sono attestati culti greci — Afrodite, Hera, Demetra, Apollo — accanto a divinità etrusche come Cavatha. Un solo santuario, più pantheon: è la fotografia di un luogo dove si incontravano lingue, merci e religioni.
L’ancora di Sostratos
Da Gravisca proviene uno degli oggetti più celebri dell’archeologia mediterranea. Nel 1970, durante gli scavi di alcuni sacelli, venne alla luce metà di un’ancora di marmo con un’iscrizione in alfabeto egineta, databile a cavallo tra VI e V secolo a.C.: la dedica ad Apollo Egineta da parte di un certo Sostratos.
Il nome non è casuale. Erodoto racconta di Sostrato di Egina, figlio di Laodamante, come del mercante che dai suoi carichi trasse il maggior profitto mai documentato per un commerciante greco: nessuno poteva competere con lui. Per secoli quel passo è stato considerato una possibile esagerazione dello storico. Poi, dalla sabbia di Tarquinia Lido, è emersa un’ancora con il suo nome sopra. Un pezzo dell’ancora, per la precisione: nel IV secolo a.C. era già stata riutilizzata come materiale da costruzione per un canale.
Il sito ebbe poi una seconda vita romana — nel 181 a.C. vi fu fondata una colonia di cittadini romani — e Gravisca compare persino nell’Eneide, nel decimo libro.
Le nuove ricerche stanno restituendo dettagli inediti sulla vita quotidiana, sulle attività commerciali e sulle persone che animavano lo scalo. La visita permetterà di vedere da vicino le evidenze appena emerse dal terreno, in quello che resta a tutti gli effetti un cantiere di ricerca attivo.
Come partecipare
Quando: sabato 12 settembre 2026, turni alle 11:00 e alle 12:15 Ritrovo: parcheggio di Strada Mandrione delle Saline, Tarquinia Lido Ingresso: gratuito, posti limitati Prenotazione obbligatoria: sabap-vt-em.tarquinia@cultura.gov.it
All’atto dell’iscrizione vengono inviati i dettagli logistici e la liberatoria necessaria per l’accesso al sito. Trattandosi di un’area archeologica attiva, gli organizzatori raccomandano abbigliamento comodo e scarpe chiuse.

