Battuta la base di 24,8 milioni. Si attendono dieci giorni per eventuali offerte migliorative. Secondo indiscrezioni, ad aggiudicarselo sarebbe una srl riminese. Sullo sfondo, il fallimento e l’inchiesta per bancarotta fraudolenta sull’ex gestione
RICCIONE – Sono serviti sedici rilanci tra due soli partecipanti per aggiudicare lo storico Grand Hotel di Riccione. L’albergo simbolo del lungomare è stato venduto per oltre 29,3 milioni di euro, a fronte di una base d’asta di 24 milioni e 864mila euro.
L’aggiudicazione però non è ancora definitiva. Se entro dieci giorni non arriveranno offerte migliorative, la vendita sarà perfezionata; in caso contrario il giudice potrà riaprire la procedura.
Secondo indiscrezioni, a spuntarla sarebbe stata una srl di Rimini. La stessa società avrebbe già acquistato a Riccione la colonia Bertazzoni, un immobile sulla spiaggia, per 3 milioni di euro.
Un lotto da oltre 11mila metri quadrati
Il Tribunale ha messo all’asta un unico lotto in pieno centro, per una superficie catastale di 11.731 metri quadrati. Comprende:
- l’albergo “Grand Hotel”;
- “Villa Bianca”;
- i “Magazzini”, con ristorante, negozio e appartamenti;
- la celebre “Torre 900”, con appartamenti e un ufficio;
- “Villa Bruna”, con ristorante e discoteca.
Dalla commessa del 1929 all’eredità contesa
Il Grand Hotel fu costruito nel 1929. Lo commissionò l’imprenditore milanese e commendatore Luigi Gaetano Ceschina all’architetto pesarese Rutilio Ceccolini. Rimasto a lungo alla famiglia Ceschina, fu lasciato in eredità dalla vedova al suo “figlioccio”, che lo ha gestito fino al 2023, anno del fallimento.
Il sequestro e l’inchiesta
L’ultimo capitolo si è aperto il 28 luglio. Quel giorno la Procura di Rimini ha disposto il sequestro penale della struttura e ha iscritto nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta l’ex amministratore Gianni Andreatta, insieme ad alcuni collaboratori e presunti prestanome. Secondo le accuse, la gestione avrebbe accumulato debiti per 25 milioni di euro.
L’indagine della Guardia di Finanza era partita perché la Marebello spa, la società che gestiva l’hotel, guidata da Andreatta con altri cinque tra soci e amministratori, si era rifiutata di riconsegnare l’immobile alla curatela fallimentare in vista dell’asta. Secondo i finanzieri, inoltre, nonostante l’hotel risultasse chiuso, le stanze continuavano a essere vendute ai turisti. Al momento dei sigilli, la Guardia di Finanza ha dovuto trovare una nuova sistemazione in altri alberghi di Riccione a un piccolo gruppo di ospiti ancora presenti.
Negli anni della gestione finita sotto inchiesta, nel 2022, un giovane nordafricano era morto nella piscina dell’hotel.
Dopo il sequestro, l’immobile è stato consegnato alla curatela, che ha potuto finalmente avviare la vendita.
Il procedimento penale è nella fase delle indagini: gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva.

