La Tuscia è al 62° posto in Italia per giornate retribuite, ma scivola all’81° per reddito medio annuo. È il paradosso fotografato dai dati Inps e Istat elaborati dall’ufficio studi della Cgia di Mestre
Lavorare quasi tutto l’anno non significa necessariamente guadagnare abbastanza. È il paradosso che emerge dai numeri relativi alla provincia di Viterbo, dove i dipendenti arrivano a una media di 237 giornate retribuite l’anno, ma si ritrovano con il reddito medio annuo più basso dell’intero Lazio.
A mettere in fila i dati è l’ufficio studi della Cgia di Mestre, sulla base delle rilevazioni di Inps e Istat. E il confronto racconta una situazione tutt’altro che favorevole per la Tuscia: sul fronte della quantità di lavoro Viterbo non è tra le province peggiori, ma quando si passa a misurare quanto quel lavoro riesca a trasformarsi in reddito, la posizione precipita.
Quasi 240 giornate retribuite
Il dato sulle giornate lavorate colloca Viterbo al 62° posto nella graduatoria nazionale su 107 province, con una media di 237 giornate retribuite.
Un numero che, preso da solo, potrebbe suggerire una situazione occupazionale relativamente solida. Anche il confronto con le altre province laziali è significativo: Latina si ferma a 234,8 giornate, mentre Rieti arriva a 231,4.
Il problema emerge però quando si guarda alla voce più importante per chi ogni mese deve far quadrare i conti: lo stipendio.
La Tuscia è ultima nel Lazio per reddito
La retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti viterbesi si ferma a 18.356 euro lordi.
È il dato più basso del Lazio e vale alla provincia di Viterbo l’81° posto nella classifica nazionale.
La distanza con le altre realtà regionali è evidente. A Frosinone la media raggiunge infatti 20.994 euro, a Latina 20.062 euro, mentre Roma arriva a 26.269 euro.
Ancora più significativo il confronto con la media italiana, che si attesta a 24.486 euro lordi all’anno.
In altre parole, rispetto al dato nazionale, nella provincia di Viterbo ballano più di 6.000 euro lordi all’anno.
Il paradosso della paga giornaliera
Il divario diventa ancora più evidente osservando la retribuzione media per giornata.
In Italia il valore medio è di 99,32 euro, mentre a Roma raggiunge i 107,29 euro. Nella Tuscia, invece, il livello delle retribuzioni rimane decisamente più basso.
È qui che si concentra una delle principali criticità del mercato del lavoro locale: non necessariamente si lavora meno, ma il lavoro viene pagato meno.
A pesare possono essere la diffusione di contratti precari o stagionali, il part-time e il peso di settori caratterizzati da livelli retributivi contenuti, come alcuni comparti dei servizi e dell’agricoltura.
Il risultato è una situazione nella quale il numero delle giornate lavorate non riesce a tradursi in un reddito altrettanto consistente.
Più giornate per compensare salari più bassi
Il dato racconta quindi un problema che va oltre la semplice classifica degli stipendi.
Se una giornata di lavoro vale meno, per raggiungere un reddito sufficiente diventa necessario lavorare di più o contare su più fonti di reddito all’interno della famiglia. E quando questo accade in un territorio dove il costo della vita continua a pesare sui bilanci familiari, il rischio è quello di alimentare quella che viene definita povertà lavorativa: avere un’occupazione, ma non riuscire comunque a raggiungere una condizione economica adeguata.
Il caso di Viterbo presenta dunque una fotografia precisa: la quantità di lavoro non sembra essere il principale problema, quanto piuttosto il suo valore economico.
La domanda che resta sul tavolo è inevitabile: perché nella Tuscia si può lavorare quasi quanto nel resto d’Italia senza riuscire ad avvicinarsi agli stessi livelli di reddito?

