Gianni Moscherini
L’avvocato Carlo Amoroso nominato amministratore di sostegno per quattro mesi, dovrà ricostruire i soldi spariti dal conto Bcc. Tre indagati per circonvenzione di incapace, ma la lista potrebbe allungarsi. Un altro filone porta all’Elba
Civitavecchia – Un uomo appena dimesso dall’ospedale, fragile, solo in casa. E intorno a lui, secondo gli inquirenti, persone pronte ad approfittarne fino all’ultimo euro.
È questo il quadro che emerge dalle indagini sul caso di Giovanni “Gianni” Moscherini, ex sindaco di Civitavecchia ed ex presidente dell’Autorità di sistema portuale.
Due settimane fa Moscherini è arrivato a un passo dal consegnare 150mila euro a chi, secondo l’accusa, lo stava raggirando. A fermare tutto è stata una dipendente di banca. Da allora la vicenda si è mossa in fretta, sul fronte civile e su quello penale.
Un amministratore per proteggerlo
Il Tribunale civile di Roma ha nominato l’avvocato Carlo Amoroso amministratore di sostegno di Moscherini per quattro mesi, il tempo della convalescenza. Il tribunale aveva già bloccato il conto corrente, autorizzando solo il pagamento delle utenze, e disposto una visita neuropsichiatrica.
Amoroso dovrà ricostruire quanto denaro è uscito dal conto della Bcc di Civitavecchia dal giorno delle dimissioni dal Policlinico Gemelli fino alla segnalazione con cui la banca ha bloccato il prelievo più consistente.
Accanto a lui ci sono i nipoti dell’ex sindaco. Secondo quanto si apprende, sono stati loro, intervenendo in tempo, a impedire che il presunto piano andasse fino in fondo. L’obiettivo ora è uno solo: garantire a Moscherini una convalescenza serena, lontano da chi volesse ancora approfittarsene.
Il copione: falsi amici e visite in banca
Lo schema ricostruito dagli investigatori è tanto semplice quanto vergognoso. A metà settembre Moscherini, reduce da un nuovo malore e da un lungo ricovero al Gemelli, rientra nella sua casa di via Cortina d’Ampezzo, a Roma. È lì che, secondo l’ipotesi investigativa, alcune persone gli si avvicinano spacciandosi per aiutanti disinteressati.
Lo avrebbero accompagnato più volte in banca, giorno dopo giorno e in filiali diverse, per piccoli prelievi studiati per non dare nell’occhio. Poi il salto: la richiesta di assegni circolari per 150mila euro.
È qui che il meccanismo si inceppa. La vice direttrice della filiale Bcc nota che l’ex sindaco non sembra del tutto lucido, si insospettisce e chiama la polizia. Gli agenti identificano due accompagnatori, trasmettono la denuncia alla magistratura e acquisiscono i video delle altre filiali per capire chi, di volta in volta, portava Moscherini allo sportello.
Le diverse migliaia di euro già prelevate, intanto, sono sparite nel nulla.
Tre indagati, e altri potrebbero aggiungersi
Per circonvenzione di incapace sono indagate tre persone, tutte di Civitavecchia: due uomini e una donna anziana. Secondo quanto trapela, non sarebbero nuove a vicende di truffa e sarebbero ben conosciute dalle forze dell’ordine. E l’elenco potrebbe allungarsi.
La Procura di Roma starebbe infatti per chiudere le indagini su un secondo filone, forse il più odioso. Riguarda chi avrebbe cercato di isolare Moscherini dalla sua famiglia per trarne profitto. Queste persone si sarebbero presentate come premurose e disponibili, spingendolo a comprare casa a Civitavecchia per poterlo “controllare” meglio.
Anche la villa all’Elba nel mirino
Gli inquirenti stanno esaminando anche quanto accaduto alla villa di Moscherini all’isola d’Elba, proprio nel periodo della malattia. Qualcuno avrebbe preso in affitto l’immobile e, dopo la vendita della villa, avrebbe preteso 30mila euro come prima tranches e 15mila euro come saldo di buonuscita per andarsene. Anche qui compaiono intermediari civitavecchiesi e personaggi campani, che avrebbero sfruttato le condizioni di salute dell’ex sindaco.
Per questo filone la Procura di Roma potrebbe disporre uno stralcio e trasmettere gli atti a Livorno, competente per l’isola.
Il processo già fissato
C’è poi il procedimento già arrivato in aula. La Procura di Civitavecchia ha ottenuto la citazione diretta a giudizio di Franco Piersanti, 65 anni, di Tarquinia, a cui Moscherini aveva affidato una procura generale e speciale. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Roberto Savelli, Piersanti si sarebbe tenuto 180mila euro incassati per conto dell’ex sindaco e i beni mobili dell’appartamento di via dell’Alberata, a Tarquinia, senza restituire nulla nemmeno dopo la diffida formale del 28 luglio 2024.
Il reato contestato è l’appropriazione indebita aggravata dall’abuso di prestazione d’opera. L’udienza predibattimentale è fissata per il 3 maggio 2027 davanti alla giudice Monica Croci, nel tribunale di via Terme di Traiano. La vicenda di Tarquinia è seguita, a tutela di Moscherini, dall’avvocato penalista Federico Sciullo.
Piersanti, assistito dall’avvocato Daniele Barbieri, e tutte le persone coinvolte nelle altre indagini sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva. Quelle riportate sono ipotesi investigative e contestazioni dell’accusa, non fatti accertati.

