Se dal punto di vista del marketing si tratta di un’intuizione pionieristica, sul piano sociale e politico l’adesione delle famiglie viterbesi a questo strumento suona come una sirena d’allarme assordante
VITERBO – La spesa alimentare pagata a rate non è più uno scenario distopico, ma una realtà che sta prendendo prepotentemente piede anche nei supermercati di Viterbo. Nelle ultime settimane, la storica catena romana Pewex, presente sul territorio cittadino, ha avviato una massiccia campagna per pubblicizzare una novità assoluta nel panorama locale: la possibilità di riempire il carrello e pagare a rate tramite l’applicazione Klarna. Un’iniziativa commerciale che offre direttamente in cassa quattro opzioni, dalla dilazione a un mese a zero costi, fino a finanziamenti estesi a dodici mesi con l’applicazione di interessi.
Se dal punto di vista del marketing si tratta di un’intuizione pionieristica, sul piano sociale e politico l’adesione delle famiglie viterbesi a questo strumento suona come una sirena d’allarme assordante. Il fatto che molti cittadini della Tuscia stiano già ricorrendo al credito dilazionato per acquistare beni di prima e primissima necessità — dal latte alla pasta, dal pane al banco frigo — certifica una crisi di liquidità profonda e diffusa che sta strangolando il tessuto sociale locale.
Non è un caso che questo fenomeno di indebitamento quotidiano trovi terreno fertile proprio nel Viterbese. I dati statistici ed economici più recenti delineano un quadro impietoso: Viterbo è maglia nera e fanalino di coda nel Lazio per retribuzioni medie annue. Pur a fronte di un volume di lavoro considerevole (la Tuscia si posiziona ai vertici regionali per numero di giornate retribuite), i salari reali restano i più bassi dell’intera regione, scavando un divario profondo e allarmante non solo con la vicina Capitale, ma con l’intera media nazionale. Con buste paga strutturalmente povere e un costo della vita in costante ascesa, la spesa al supermercato finisce inevitabilmente per cannibalizzare il reddito mensile.
La trasformazione del modello di consumo analizzata dai sindacati confederali è radicale e drammatica. Fino a qualche anno fa, si ricorreva al credito al consumo per acquistare un elettrodomestico, un’automobile o un bene durevole destinato a migliorare la qualità della vita nel lungo termine. Oggi, il debito viene contratto per mettere semplicemente il piatto a tavola la sera.
La normalizzazione della rateizzazione sul “fresco” apre così le porte al rischio concreto di un sovraindebitamento cronico per i consumatori più fragili. Mentre le erogazioni di credito al consumo continuano a crescere senza sosta su scala nazionale, le istituzioni locali sono chiamate a guardare in faccia la realtà: un territorio che costringe i propri cittadini a rateizzare la sopravvivenza alimentare è un territorio la cui economia è profondamente malata. E le dilazioni di pagamento, per quanto seducenti e immediate alla cassa, non cureranno certo questa emorragia.

