A due passi dal Sacrario un triangolo delle Bermuda sociale che continua a restituire un’immagine oscena di un centro storico abbandonato al degrado e alla criminalità
VITERBO – A pochi passi dalla centralissima piazza del Sacrario, il cuore storico di Viterbo si sta inesorabilmente trasformando in una latrina a cielo aperto e in un ghetto in balia della criminalità. L’ennesimo, raccapricciante grido d’allarme arriva dai residenti di via Santa Maria Elisabetta, costretti a convivere con un’emergenza igienico-sanitaria e di ordine pubblico ormai ai confini della realtà.
Le scene che si presentano quotidianamente sotto le finestre delle abitazioni descrivono un collasso civile totale: gli anfratti del vicolo vengono sistematicamente utilizzati come orinatoi da tossicodipendenti, sbandati ed extracomunitari, mentre non è raro imbattersi in feci umane abbandonate in mezzo alla carreggiata. Un tappeto di escrementi e degrado che rende l’aria irrespirabile, intrappolando di fatto le famiglie nelle loro stesse case.
L’esasperazione di chi vive nella zona è palpabile e si mescola a un profondo senso di abbandono da parte delle istituzioni. «Oltre a tutti i problemi che ci sono nel nostro quartiere, vorrei aggiungere anche l’emergenza dell’igiene pubblica — denuncia amaramente un cittadino residente, costretto a documentare l’ennesimo scempio mattutino —. Questo è quello che trovo quando apro la finestra. Dopo varie segnalazioni, anche fatte sui giornali, nessuno mai è venuto a disinfettare. Siamo solo noi del vicolo a cercare di pulire gettando la candeggina. Non posso farvi percepire l’odore nauseante che si sente scendendo in strada».
Il disastro igienico di via Santa Maria Elisabetta è tuttavia solo la punta dell’iceberg di una cancrena ben più vasta, che ha infettato l’intero quadrante compreso tra via Cairoli, San Faustino, la Trinità e piazza del Sacrario. Un’area nevralgica che i viterbesi “resistenti” descrivono ormai come una terra di nessuno: una zona franca dove bivacchi, spaccio di eroina alla luce del sole, delinquenza e aggressioni scandiscono la quotidianità.
Nonostante il pressing continuo e le operazioni a tappeto delle forze dell’ordine — che proprio negli ultimi giorni hanno stretto le manette ai polsi di numerosi pusher nordafricani attivi in questo dedalo di vie — la percezione diffusa è che la situazione sia in caduta libera e definitivamente sfuggita di mano. I viterbesi che ancora risiedono in questi vicoli, spesso impossibilitati per ragioni economiche a fare i bagagli e trasferirsi in quartieri più sicuri, si sentono oggi ostaggi in casa propria. Prigionieri di un centro storico che li costringe ogni mattina a scendere in strada armati di secchio e candeggina per lavare via le tracce di una notte di ordinaria follia.


