Ventitré milioni di euro per elettrificare le banchine del porto di Civitavecchia potrebbero essere spariti dai conti. In gioco non c’è solo il completamento del cold ironing, il sistema che permette alle navi ormeggiate di spegnere i motori e collegarsi alla rete elettrica, ma anche la tenuta del bilancio dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centro settentrionale
Civitavecchia – Il caso lo ha sollevato il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Enzo D’Antò, che chiede al Governo di fare chiarezza. «Ventitré milioni di euro già destinati all’elettrificazione delle banchine del porto di Civitavecchia non risulterebbero più disponibili per finanziare questi interventi», afferma. «Chiediamo di sapere se i fondi siano stati effettivamente revocati o rimodulati e, soprattutto, con quali risorse verranno completati i lavori e pagate le imprese».
Il capitolo stornato dal MEF
La questione andrebbe oltre Civitavecchia. Secondo indiscrezioni attribuite a fonti vicine al Ministero delle Infrastrutture, i 23 milioni rientrerebbero in un capitolo del Piano nazionale complementare che, alcune settimane fa, il Ministero dell’Economia avrebbe stornato per intero. A rimetterci sarebbero quindi tutte le Autorità portuali che contavano su quelle risorse per il cold ironing.
Per Civitavecchia il colpo pesa. I finanziamenti complessivi per l’elettrificazione delle banchine superano gli 80 milioni di euro, e quella che ora traballa è una quota determinante.
Lo spettro del disavanzo
Senza una copertura alternativa, il buco potrebbe mandare in disavanzo il bilancio dell’AdSP. Uno scenario che riporterebbe alla mente gli anni difficili del Covid, quando per l’ente si era parlato di default e commissariamento. Questa volta, sottolineano le stesse fonti, si tratterebbe degli effetti di una scelta finanziaria presa altrove, senza responsabilità dei vertici dell’Autorità.
Il tempo stringe. Da giorni sarebbero in corso contatti fitti con il Ministero per individuare una soluzione, attesa entro la fine di ottobre: è allora che le Autorità portuali dovranno approvare il bilancio di previsione 2027. Da Molo Vespucci nessun commento ufficiale. Filtra solo che il tema è già stato discusso in più riunioni al MIT.
Le imprese nei cantieri
D’Antò punta il dito anche sulle ricadute per le aziende. «Alcuni lavori sono già iniziati e ci sono imprese che rischiano di non essere pagate per interventi già eseguiti», dice. «Le aziende hanno sostenuto costi e assunto impegni economici, lasciarle senza certezze sui pagamenti significa scaricare su imprese e lavoratori le conseguenze di decisioni finanziarie ancora da chiarire».
Il consigliere si rivolge al Governo Meloni, al ministro Salvini e agli esponenti del centrodestra perché dicano quali risorse siano davvero disponibili e come saranno garantiti i pagamenti.
La partita, ora, si gioca tra Porta Pia e via XX Settembre. Bisognerà capire se il MIT, che a sua volta dipende dalle scelte del MEF, riuscirà a trovare una nuova copertura in tempo per salvare cantieri, imprese e conti del porto.

