Simone, Claudio, Franco Adriano e Laura sono i quattro militari che hanno perso la vita nello schianto. Le parole commosse del Ministro Crosetto e delle sindache di Viterbo e Orvieto, Chiara Frontini e Roberta Tardani
BOSNIA – Quattro italiani hanno perso la vita nello schianto di un elicottero militare dell’Esercito in Bosnia-Erzegovina, mentre altri undici sono rimasti feriti. Il velivolo, un Boeing CH-47F Chinook impegnato nella missione internazionale Eufor Althea, trasportava 15 militari quando è precipitato nel distretto di Brčko, nei pressi del villaggio di Gorica, in una zona di campagna fortunatamente lontana dalle abitazioni.
La tragedia colpisce duramente la Tuscia e i territori limitrofi. Tra le vittime, infatti, figurano due appartenenti all’Esercito in servizio presso il Comando Aviazione dell’Esercito di Viterbo, all’interno del 1° Reggimento “Antares”: il sergente Simone Ruggia (pilota) e il sergente Claudio Marchesi (specialista di bordo), 35enne originario della vicina Orvieto. A perdere la vita insieme a loro sono stati due componenti del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa: il tenente medico Franco Adriano Zecchillo e il sergente infermiera Laura Procacci.
Il possente elicottero birotore era decollato proprio da Viterbo nella mattinata di mercoledì 28 ottobre. Dopo uno scalo tecnico a Pratica di Mare, aveva raggiunto i Balcani per prendere parte alla missione. Lo schianto è avvenuto il giorno seguente, nel pomeriggio, durante un’attività addestrativa di routine che, secondo le prime ricostruzioni, consisteva in un’esercitazione di evacuazione sanitaria.
La dinamica dell’incidente è ancora al vaglio degli investigatori. Il Chinook stava volando a bassa quota quando, secondo alcune testimonianze, avrebbe iniziato a compiere diverse virate, perdendo progressivamente il controllo. Le immagini circolate in rete mostrano il velivolo mentre scende rapidamente con un movimento a spirale per poi abbattersi su un fianco. Al momento dello schianto le condizioni meteorologiche erano buone e tra le possibili cause viene presa in considerazione l’ipotesi di un urto con i cavi dell’alta tensione o di un’anomalia tecnica in fase di decollo. Il Ministero della Difesa e il comando di Eufor hanno annunciato l’avvio di un’indagine approfondita per ricostruire l’accaduto.
Secondo quanto riferito dall’ambasciatrice italiana in Bosnia-Erzegovina, Sarah Castellani – recatasi personalmente sul posto – l’incidente si sarebbe verificato poco dopo la partenza da una piazzola. Il sindaco di Brčko, Sinisa Milic, ha confermato che la caduta in un’area disabitata ha evitato conseguenze ancora più gravi per la popolazione.
L’impatto ha distrutto il velivolo e reso particolarmente difficili le operazioni di recupero. Immediato l’intervento dei militari di Eufor, vigili del fuoco, protezione civile e sanitari. A causa della copiosa fuoriuscita di carburante, i pompieri sono rimasti a lungo sul posto per prevenire il rischio di incendi o esplosioni. I primi soccorsi agli undici feriti sono stati prestati a Brčko, per poi disporre i ricoveri negli ospedali del distretto e di Tuzla; nessuno di loro sarebbe in pericolo di vita, sebbene uno abbia dovuto affrontare un intervento chirurgico nelle scorse ore. La Difesa italiana ha inoltre disposto l’invio immediato di un’équipe medica specializzata.
La tragedia ha suscitato profonda commozione nelle istituzioni nazionali. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio al capo di Stato Maggiore della Difesa, manifestando il proprio dolore e la solidarietà alle famiglie. Cordoglio espresso anche dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dalla segretaria del PD Elly Schlein.
Particolarmente toccanti le parole del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che nella giornata di oggi si recherà personalmente in Bosnia insieme ai vertici militari: “A Dio, Claudio, Simone, Laura, Franco Adriano. Avete lasciato questa terra onorando il vostro giuramento di servizio all’Italia. Mi inginocchio di fronte a voi, pregando perché i vostri cari possano superare questa tragedia.”
Al dolore nazionale si unisce quello delle comunità locali direttamente colpite. La sindaca di Viterbo, Chiara Frontini, ha espresso la vicinanza dell’intera città: “La scomparsa dei sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi ci lascia senza parole. Erano due militari dell’Aviazione dell’Esercito, due ragazzi della nostra comunità, che hanno perso la vita mentre svolgevano il loro dovere. Simone viveva a Viterbo da anni e Claudio condivideva con lui lo stesso percorso. Pensare alle loro vite spezzate così, all’improvviso, è un dolore immenso. Il nostro pensiero va anche alle famiglie di Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci. A nome mio, dell’amministrazione e di tutta la città di Viterbo, voglio stringere in un abbraccio forte e sincero le famiglie di Simone e Claudio, i loro commilitoni dell’AVES e chiunque volesse loro bene. Non ci sono parole che possano colmare un vuoto così grande, ma tutta la nostra comunità vi è vicina”.
Parole di profonda commozione sono giunte anche dalla sindaca di Orvieto, Roberta Tardani, per la perdita del concittadino trentacinquenne: “In questo momento di profonda tristezza, la nostra comunità si stringe con rispetto attorno ai familiari, rinnovando la riconoscenza a tutti i militari che operano anche lontano dalla nostra Patria in contesti difficili e rischiosi. Esprimo le più sentite condoglianze alla famiglia, ai suoi affetti più cari e a tutti coloro che piangono la tragica perdita. A loro va il nostro pensiero e l’abbraccio affettuoso di tutta la città di Orvieto”.
Il Chinook precipitato è un elicottero da trasporto pesante progettato dall’azienda statunitense Boeing, operativo in numerosi Paesi grazie alla sua elevata capacità di carico (fino a 50 persone). Il mezzo faceva parte della missione Eufor Althea, avviata nel 2004 per contribuire alla stabilità della Bosnia-Erzegovina. Attualmente Althea coinvolge circa 1.600 militari da 24 nazioni, con il contingente italiano (circa 300 uomini) basato nel quartier generale di Camp Butmir presso Sarajevo.
Mentre proseguono le indagini per fare luce sullo schianto, resta il dolore per una tragedia che ha colpito quattro famiglie e l’intera comunità militare, stringendo in un lutto profondo la base dell’Aves e i territori di Viterbo e Orvieto.

