Pedaliera, servocomandi e alberi di trasmissione sotto esame. Si cerca di stabilire se un guasto abbia preceduto lo schianto di Gorice, costato la vita a quattro militari
Viterbo – Sono tornati da dove erano partiti. I resti del CH-47 Chinook precipitato il 29 ottobre in Bosnia sono rientrati in Italia e si trovano ora nelle officine del 1° Reggimento Aves “Antares” di Viterbo, la base del velivolo e dei quattro militari morti a Gorice, nel distretto di Brčko. Qui si svolgeranno i rilievi tecnici da cui si attendono risposte sulle cause della tragedia.
Il trasferimento è stato deciso d’intesa dalla procura ordinaria e da quella militare di Roma, e nei locali possono entrare soltanto i periti nominati dalla magistratura e gli ingegneri militari coinvolti nell’indagine. Il fascicolo della procura ordinaria, coordinato dal pm Francesco Saverio Musolino, è per ora contro ignoti e ipotizza disastro colposo, omicidio colposo e lesioni colpose, mentre la procura militare procede, sempre contro ignoti, per perdita colposa del velivolo. Un terzo filone è in mano alla magistratura bosniaca.
La domanda a cui i tecnici dovranno rispondere è una: i componenti hanno ceduto prima della caduta o si sono danneggiati nell’urto? L’attenzione si concentra su pedaliera, servocomandi idraulici e alberi che trasmettono il moto ai due rotori, che saranno studiati con microscopi elettronici e scansioni 3D alla ricerca di fratture e segni di usura.
Il secondo fronte è documentale. Gli inquirenti hanno già acquisito i registri di manutenzione conservati all’Antares, per verificare se fossero state segnalate anomalie e se interventi e controlli abbiano rispettato le procedure del costruttore. Gli esiti saranno poi incrociati con i dati della scatola nera, in fase di analisi a Roma.
Sulla dinamica restano solo ipotesi. Secondo la ricostruzione finora disponibile, l’elicottero era atterrato come previsto in un campo di volo vicino a Brčko per il cambio dei piloti e ha perso quota nella fase di ripartenza. I racconti dei superstiti e i filmati raccolti dalle autorità bosniache farebbero pensare a una mancata risposta dei comandi idraulici, seguita da un improvviso cambio di assetto: una pista ancora tutta da verificare. Già nei giorni scorsi l’avaria era indicata come l’ipotesi prevalente.
Il Chinook operava nell’ambito della missione europea Eufor Althea. Nello schianto sono morti i sergenti dell’Aviazione dell’Esercito Simone Ruggia e Claudio Marchesi, del reggimento Antares, e due appartenenti al Corpo militare volontario della Croce Rossa, il tenente Franco Adriano Zecchillo e la sergente Laura Procacci. Degli undici feriti, nove sono viterbesi o residenti nella Tuscia.

