CIVITAVECCHIA – Due figli piccoli, di cui uno con problemi di disabilità, e un marito che non può lavorare a causa della dialisi.
È la triste situazione in cui si trova Rita, mamma e moglie di Civitavecchia, insieme alla sua famiglia composta in totale da quattro persone.
La storia, raccontata su queste colonne nei giorni scorsi, ha ricevuto tantissima attenzione tra Civitavecchia e i Comuni limitrofi con molte persone che hanno espresso vicinanza al nucleo famigliare.
Dopo aver ricevuto uno sfratto esecutivo, con il rischio di finire in mezzo alla strada, Servizi sociali hanno trovato una soluzione “tampone” che purtroppo, a causa della burocrazia, rischia di durare più del dovuto.
I quattro sono stati trasferiti al Binario Tronco, una vecchia struttura alberghiera, in cui è stata messa a disposizione una piccola stanza con un bagno altrettanto piccolo.
“I nostri Servizi sociali stanno seguendo il caso – ha fatto sapere nei giorni scorsi l’assessora ai Servizi sociali, Antonella Maucioni -. Dopo lo sfratto potevamo ospitarli soltanto in questo modo. Abbiamo messo a disposizione una camera per l’intera famiglia per evitare di separare i componenti”.
Parole a cui al momento non ha fatto seguito alcun intervento da parte dell’amministrazione comunale mentre la famiglia continua a vivere in una situazione di estrema difficoltà.
“Siamo stanchi – racconta Rita -. L’assessora ha detto che con questa sistemazione ci hanno aiutato ma forse non ricorda alcune cose. Inizialmente la stanza era disponibile dalle 19:30 alle 9 del giorno seguente: i miei figli uscivano da scuola alle 13 e con mio marito dovevamo tenerli al parco fino alla sera. Ho minacciato di piantare una tenda davanti al Comune e dopo 10 giorni ci hanno dato una chiave per usare la stanza per tutto il giorno. Ancora adesso, dopo le 20:30, non si può più entrare e uscire con la conseguenza che mio figlio, che praticava sport, non può più seguire la sua passione per il rugby dal momento che gli allenamenti si svolgono alle 20. Ci sembra di stare in carcere”.
Tra le problematiche messe in evidenza dalla donna anche l’abbassamento dei punti nella graduatoria per un alloggio popolare e la presenza, nel territorio comunale, di alcune case disabitate.
“Nei mesi scorsi siamo scesi da 31 punti a 22 – conclude Rita -. Abbiamo subito una sfatto, mio marito e mia figlia hanno problemi di disabilità, non produciamo reddito e abbiamo altre mille problematiche. Come fa una famiglia del genere a perdere tutti questi punti? A Civitavecchia, infine, ci sono alcune case popolari vuote da circa un anno e mezzo. Sappiamo che una famiglia è stata buttata fuori da un alloggio mentre un altro si è liberato a causa di un decesso. Entrambe le case, come le altre vuote, non sono da ristrutturare e sarebbero pronte per essere nuovamente abitate. Come mai nessuno accelera le pratiche?”.

