Il 29 ottobre l’Azienda regionale per l’emergenza sanitaria dichiara nulli gli adeguamenti prezzi riconosciuti alla società e annuncia una causa. Ma continua a saldarle le fatture per intero e prepara una gara da 102 milioni che rinvia ancora il ritorno al soccorso pubblico
ROMA – Da una parte una delibera che parla di «indebito arricchimento a danno dell’erario». Dall’altra i bonifici mensili che continuano a partire verso la stessa società.
È il paradosso dell’Ares 118, l’azienda della Regione Lazio che gestisce il soccorso sanitario, nei rapporti con Heart Life Croce Amica Srl, uno dei principali operatori privati di ambulanze nel Lazio. E sullo sfondo c’è un sistema che, nonostante gli annunci, continua a reggersi sui privati.
La delibera di nullità
Con la deliberazione n. 1400 del 29 ottobre 2026, firmata dal direttore generale Narciso Mostarda, l’Ares 118 ha dichiarato nulle, e in subordine revocato, due delibere del 2022. Si tratta della n. 932 e della n. 1101, che riconoscevano alla società adeguamenti ISTAT dei prezzi per 948.041,09 e 588.378,01 euro. Con loro cade anche l’accordo transattivo del 18 novembre 2022.
Secondo l’azienda, le somme erogate a quel titolo ammontano complessivamente a circa 3.545.114,10 euro e sono da considerare «indebito oggettivo». L’Ares si appoggia alla delibera . L’Autorità anticorruzione aveva contestato l’uso reiterato, per oltre cinque anni, di affidamenti diretti presentati come proroghe dei contratti nati da una gara del 2014. Aveva anche definito un’«anomalia» l’aver applicato la rivalutazione dei prezzi a contratti scaduti nel 2018.
La società non ha restituito nulla. Ha presentato osservazioni e ha impugnato l’avvio del procedimento davanti al TAR del Lazio. L’Ares ha quindi dato mandato all’ufficio legale di citarla in tribunale per farsi restituire l’intera somma, con interessi e spese.
Perché non si trattiene nulla
È la stessa delibera a spiegare la scelta. Compensare il credito con le fatture correnti, scrive l’azienda, non è possibile per tre motivi: la somma da recuperare «eccede qualsiasi credito compensabile», bisogna garantire la continuità del soccorso, e la società potrebbe avere difficoltà a pagare gli stipendi. Per questo l’Ares sceglie la strada della causa civile, che richiederà anni. Il che, in parole povere, significa che questi soldi non saranno mai recuperati o forse sì tra una decina di anni.
La proroga: oltre 4,4 milioni in quattro mesi
Il quadro diventa paradossale guardando l’altra delibera, la n. 916 del 17 luglio 2026. Con questa l’Ares ha rinnovato per quattro mesi, dal 1° giugno al 30 settembre, gli affidamenti del soccorso a privati e associazioni per 111 postazioni. La spesa è di 17.481.448,92 euro, come già era successo a marzo. Sono circa 4,37 milioni al mese, 145 mila euro al giorno. Il servizio più caro è l’automedica h24, che arriva a costare quasi 2 mila euro al giorno: 240 mila euro in quattro mesi.
Negli allegati compare Heart Life su più di venti postazioni, tra Roma e provincia, il litorale e la Tuscia: da Civitavecchia Porto a Bolsena, da Canino a Civita Castellana, da Viterbo a Vetralla e Acquapendente, fino ad Amatrice. Sommando le voci intestate alla società si arriva a circa 4,49 milioni di euro nei quattro mesi, cioè oltre 1,1 milioni al mese, pagati per intero.
In altre parole, l’azienda pubblica sostiene di dover riavere 3,5 milioni dalla società a cui versa ogni mese più di un milione, senza trattenerne neppure una parte.
«Un modello sempre più pubblico». Sulla carta
Quella proroga è stata deliberata lo stesso giorno in cui l’Ares annunciava di voler adottare «un modello sempre più pubblico».
«Nel corso del 2026 la quota di postazioni a gestione diretta Ares 118 sarà incrementata di ulteriori 25 unità, segno della scelta strategica di internalizzare il più possibile il servizio», aveva dichiarato a luglio Mostarda. Il direttore aveva indicato tre tappe: più collaborazione con le associazioni di volontariato, l’assegnazione delle postazioni residue e una gara «destinata a coprire solo la quota parte di fabbisogno che non è ancora possibile soddisfare» con risorse interne e volontariato.
La gara da 102 milioni

La gara è arrivata, e non è piccola. L’Ares affiderà all’esterno per tre anni la gestione di 48 postazioni di emergenza-urgenza, suddivise in altrettanti lotti territoriali. La base d’asta è di 102.912.255 euro, con possibili rinnovi annuali fino a due anni e sei mesi di proroga tecnica. I lotti riguardano:
- 21 ambulanze in servizio h24 e 6 in servizio h12 con personale infermieristico;
- 17 automediche h24 e 4 h12 con medico e infermiere.
Secondo quanto ci risulta le domande scadono il 24 novembre. Resta da capire come l’azienda valuterà l’eventuale partecipazione di un operatore con cui ha in corso un contenzioso milionario.
Cinque anni di ritardo sul piano della Regione
La nuova gara pesa anche su un’altra promessa. A giugno 2021 la Regione Lazio, con il duo delle meraviglie Nicola Zingaretti e Alessio D’Amato, aveva annunciato un «Piano triennale» per riassorbire tutti i 117 mezzi, tra ambulanze e automediche, gestiti in convenzione o in appalto. Il piano doveva chiudersi nel 2024: il ritardo è già di due anni e con un appalto triennale salirà ad almeno cinque. Nel nuovo Piano annuale di rischio sanitario l’Ares scrive che «continuerà nel 2026 la progressiva reinternalizzazione del servizio». Ma non per queste 48 postazioni.
Il cambio al vertice
Tutto questo arriva alla fine del mandato di Mostarda, che lascia la guida dell’Ares 118. Toccherà al presidente della Regione, Francesco Rocca, scegliere il successore. Sul suo tavolo troverà una causa da 3,5 milioni, una gara da oltre 100 milioni e un servizio di emergenza che, a cinque anni dalla promessa di riportarlo in mano pubblica, dipende ancora in larga parte dai privati.

