Tuscania – Il “Grande Fratello” costa caro: doppia stangata del Garante Privacy da 16mila euro

L’affondo di Massimo Erbetti (M5S): “Strategia fallimentare e sconsiderata, ora i cittadini pagano 16mila euro per l’incapacità della giunta”

TUSCANIA – Il sogno di una città blindata da cento telecamere si è trasformato in un incubo amministrativo per il Comune di Tuscania. Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha presentato il conto finale di una gestione della videosorveglianza definita “illecita” e, in alcuni passaggi, persino “dolosa”: ben 16.000 euro di sanzioni totali che peseranno sulle casse pubbliche.

Al centro della vicenda c’è il Provvedimento n. 730 del 4 dicembre 2025, che boccia sonoramente la strategia di sicurezza messa in campo dall’amministrazione locale. L’obiettivo, sbandierato più volte dal sindaco Bartolacci, era quello di coprire l’intero territorio con un centinaio di occhi elettronici entro la fine del 2024 per monitorare ogni varco in entrata e uscita. Tuttavia, secondo l’Autorità, il sistema è andato ben oltre le esigenze di sicurezza urbana, finendo per raccogliere e conservare per tempi prolungati le targhe di tutti i veicoli in transito.

In pratica, il Comune avrebbe creato un archivio digitale capace di tracciare gli spostamenti di migliaia di cittadini innocenti, violando i principi base della privacy. Ma a rendere la situazione critica è stato l’atteggiamento dell’Ente. Il Garante ha infatti rilevato una condotta di “particolare disvalore”: il Comune aveva già incassato una prima multa da 4.000 euro per non aver risposto tempestivamente alle richieste di chiarimenti. Nonostante ciò, ha continuato a non conformarsi pienamente alle prescrizioni, facendo scattare ora la seconda e più pesante sanzione da 12.000 euro.

La sentenza dell’Autorità è perentoria e impone lo stop immediato al “Grande Fratello” tuscanese. Il Comune dovrà ora cancellare tutti i dati delle targhe conservati illegalmente nei propri server e limitare il trattamento futuro, effettuando una ricognizione urgente per capire quali telecamere siano davvero necessarie alla sicurezza e quali, invece, stiano solo spiando i cittadini senza motivo. Un verdetto che, oltre al danno economico, certifica il fallimento di una strategia di controllo rivelatasi più rischiosa per l’amministrazione che per i criminali.