Ammaniti e il «miracolo» di Civitavecchia. Padre Ubodi: «Serve rispetto»

Presentata la serie diretta dallo scrittore dove una statua della Madonna che piange sangue rivoluziona la vita di un gruppo di persone

ROMA – Chiariamolo subito: a dispetto del titolo Il miracolo, la serie tv in otto episodi che segna l’esordio alla regia dello scrittore Niccolò Ammaniti e che debutterà su Sky Atlantic HD martedì 8 maggio, non si concentra sul prodigioso evento con cui ha inizio la storia – una statua di plastica della Madonna che piange litri di sangue umano al giorno – ma sulle vite di un pugno di personaggi che con questo mistero entrano in contatto. Lo scrittore, che firma la sceneggiatura con Francesca Manieri, Francesca Marciano e Stefano Bises e la regia con Francesco Munzi e Lucio Pellegrini, chiama a fare i conti con l’enigma il presidente del Consiglio Fabrizio Pietromarchi (Guido Caprino) alle prese anche con un referendum che potrebbe portare l’Italia fuori dall’Europa, l’inquieta moglie Sole (Elena Lietti), una donna dal passato irrisolto, Clelia (Lorenza Indovina), il generale Giacomo Votta (Sergio Albelli), che guida le indagini, Sandra Roversi (Alba Rorhwacher), la biologa che analizzerà il caso dal punto di vista scientifico, e Marcello ( Tommaso Ragno), prete di periferia, che dopo anni di devota fede e missioni in Africa ha smarrito la propria strada, ma che di fronte alle lacrime di sangue della Vergine sembra ritrovare le ragioni della propria vocazione. (A.De Lu.)

«Non sono credente, ma mi sono sempre interessati i miracoli» spiegava nei giorni scorso lo scrittore Niccolò Ammaniti, in un’intervista al Corriere della Sera in cui parlava dell’ispirazione per la serie tv Il miracolo, da lui co-firmata come sceneggiatore e regista. «La gente va a Lourdes e improvvisamente guarisce. Sono affascinato da questi fenomeni animistici [sic, ndr] e da chi ha fede, un talento che io non possiedo. Ricordo quando, da ragazzo, mia nonna mi portò a Civitavecchia per vedere la Madonnina che piangeva sangue: era sangue di pollo»…

L’attrazione per il dono della fede è senza dubbio cosa preziosa, ma agli occhi del cattolico, e non solo, preziosa è prima di tutto la capacità di rispettare i fatti. A partire dal 2 febbraio 1995, com’è noto, una piccola statua di gesso raffigurante la Vergine, proveniente da Medjugorje e posta nel giardino della famiglia Gregori a Civitavecchia, versò gocce di un liquido rosso sangue, fatto testimoniato da centinaia se non migliaia di persone. L’eco fu grande, anche sui media, fedeli e curiosi arrivarono da tutta Italia. Altrettanto grande fu la contrarietà iniziale del vescovo Girolamo Grillo e il fastidio per il clamore creatosi, fino a un’esperienza che lo sconvolse: quella statuetta, che era stata posta in un armadio della sua residenza episcopale, lacrimò nuovamente fra le sue mani (con conseguente choc e malore).

«Quel liquido fu fatto analizzare a due luminari della medicina legale» ricorda oggi padre Flavio Ubodi, teologo cappuccino che fu membro della commissione di indagine diocesana, «Angelo Fiori dell’Università Cattolica e Giancarlo Umani Ronchi della Sapienza: il risultato fu che si trattava di sangue umano. “Sangue di pollo” era una di quelle dicerie che vennero smentite dalla scienza: chi la ripropone oggi compie semplicemente una calunnia». Anche la procura della Repubblica aprì un’indagine ipotizzando il reato di truffa e abuso della credulità popolare: dopo cinque anni chiese l’archiviazione del caso. L’esame radiologico della Vergine di gesso aveva tra l’altro escluso la presenza di trucchi, magari invisibili a occhio umano. E nelle motivazioni della sentenza di archiviazione si asseriva che solo la Chiesa, e forse un giorno la scienza, avrebbero potuto dare ragione di un fenomeno allo stato attuale inspiegabile.

Per quanto riguarda la Chiesa, una commissione teologica diocesana istituita repentinamente dal vescovo Grillo si pronunciò nel 1997 a maggioranza a favore della veridicità delle lacrimazioni. Una seconda commissione istituita nel 2000 e presieduta dal cardinale Camillo Ruini, come vicario del Papa e metropolita della provincia romana, concluse i lavori con un sospensivo non constat de supernaturalitate, formula con cui la Chiesa indica appunto di non potersi pronunciare sulla soprannaturalità dei fatti, anche se non fu pubblicato un documento ufficiale.

Una serie di altri fenomeni, come la trasudazione di un balsamo odoroso da una copia della statuina originale, dono alla famiglia Gregori del cardinale Andrzej Maria Deskur a nome di Giovanni Paolo II, o le presunte apparizioni con relativi messaggi alla famiglia Gregori, in particolare alla figlia Jessica, restano al vaglio della Congregazione per la dottrina della fede. Ma a un laico come Ammaniti dovrebbero bastare e interessare almeno i fatti, quelli appurati.

 

 

fonte: avvenire.it

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