Tarquinia – Sulle dimissioni di Mencarini l’ombra dei “servizi segreti”

Girano strane voci non confermate su qualcuno che avrebbe portato all’esasperazione il primo cittadino che ne ha approfittato per mandare tutti a casa. Intanto pensiamo alle primarie generali per la scelta del sindaco

TARQUINIA – Mencarini ormai si è dimesso dalla carica di primo cittadino e non ha alcuna intenzione di tornare indietro sui suoi passi. Anzi. Tante, troppe contraddizioni su una maggioranza eterogenea già in crisi dopo appena pochi mesi dal suo insediamento.

La prima cosa che emerge, a detta degli addetti ai lavori, la totale mancanza di cultura politica e un provincialismo assoluto nell’affrontare una missione importante e cioè quella di amministrare una città.

La totale incapacità, da parte di alcuni personaggi, di dividere il ruolo politico da quello personale. O meglio. Le contraddizioni politiche ha compromesso alcune amicizie e questo dimostra il limite di una maggioranza che aveva bisogno di lavorare molto a livello didattico. Colpa anche del bassissimo livello di cultura di molti consiglieri comunali. Immaginare qualcuno con il libro in mano è come pensare di incontrare la Madonna in giro a spargere i fiori per le vie del centro storico.

Poi c’è dell’altro. E’ ovvio. Qualcuno che ha promesso al sindaco determinati aiuti che non sono mai arrivati e la scelta di rinunciare ad alcune attività imprenditoriali sono stati altri dolori che hanno aggravato anche la sua precaria situazione personale legata a problemi di salute.

C’è dell’altro. Qualcuno sospetta che la goccia che abbia fatto traboccare il vaso sia stata la scelta di accelerare sulla vicenda di San Giorgio. Vero. Verissimo. Una farsa che tanto prima o poi sarà smascherata quella della 28/80 dalla storia e non dai cantastorie.

Non è tutto. Quello che ha fatto incazzare in maniera brutale il sindaco, ormai ex, è stato l’atteggiamento di qualcuno che voleva il controllo assoluto della situazione approfittando anche del suo stato di salute.

Arriviamo alla narrazione o alla legenda che, qualcuno, pare lasciasse un registratore nella stanza del sindaco per ascoltare tutto ciò che si diceva lì dentro. Noi non vogliano crederci. La bolliamo come una mera diceria e chiacchiera di paese.

Anche perché fosse vero, il sindaco, senza indugio, dovrebbe rivolgersi ai carabinieri e denunciare l’artefice di questa azione di “spionaggio”.

Il futuro. E’ ancora presto. Chi scalpita oggi arriverà sfinito a primavera. Lasciamo che il commissario faccia rasserenare gli animi di tutti. Ritiri la delibera di San Giorgio, rimetta in sesto alcune cose e regolamenti le sagre e sagrette di paese e poi si vedranno i nomi dei futuri candidati a sindaco. Anzi. Lanciamo una proposta e ce ne facciamo portavoce e organizzatori. Evitiamo inutili spese elettorali. Facciamo decidere con le primarie ai tarquiniesi il futuro candidato sindaco. Chi si vuole candidare ci rifletta perché poi l’iniziativa sarà presto ufficializzata.

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