Viterbo “Operazione Erostrato” – Piero Camilli nella morsa della banda. Anche l’avvocato Alabiso e il direttore delle Poste Luca Boccolini

Il patron della Viterbese avrebbe pagato 25mila euro per far sistemare una pratica “civile” ma quei soldi non bastavano più. Teste mozze da portare a casa del figlio Vincenzo per intimorirlo. Macchina data alle fiamme della moglie del direttore dell’ufficio postale colpevole di aver chiuso un conto corrente

VITERBO – Tra le pagine dell’inchiesta emergono tanti nomi noti. Abbiamo già parlato di quelli dell’assessore comunale Claudio Ubertini al quale hanno danneggiato una Smart e incendiato un Mini Cooper. Abbiamo parlato anche di Roberto Grazini al quale hanno bruciato un camion e ne volevano bruciare altri tre. Però questa è solo la punta dell’iceberg del sodalizio calabro-albanese.

“Le investigazioni –hanno detto gli inquirenti – hanno permesso di accertare l’esistenza a Viterbo di un sodalizio criminale. Un’associazione di tipo mafioso facente capo al calabrese Giuseppe Trovato e all’albanese Ismail Rebeshi. I membri dell’organizzazione criminale hanno commesso indeterminati reati, coinvolgendo diversi settori”. 

“Il sodalizio – proseguono i carabinieri -, attraverso la violenza sistematica, aveva come obiettivo quello di controllare il territorio della città di Viterbo”.

Secondo gli inquirenti, a capo dell’organizzazione ci sarebbero stati Trovato e Rebeshi.

“L’associazione – continuano i carabinieri – gode diffusamente a Viterbo di una propria fama criminale. Diverse persone si sono rivolte all’associazione criminale per risolvere controversie di natura privata”.

Ed è proprio che entra in ballo il presidente della Viterbese Calcio Piero Camilli.

Cosa sarebbe successo? Secondo la ricostruzione dei carabinieri, Piero Camilli avrebbe chiesto l’aiuto di un certo Daniele Casertano per risolvergli una “pratica” civile o meglio controversia che in quel momento aveva con la famiglia Vinci.

Per fare questo lavoro, Camilli, avrebbe versato la somma in contanti di 25mila euro nelle tasche del Casertano.

A questo punto però entra in ballo Giuseppe Trovato che, un bel giorno, accompagnato da Sokol Dervishi e un altra persona ancora non identificata, si presenta negli uffici della ILCO e chiedono di parlare con Camilli.

Trovato rivendica di aver risolto lui la questione legata alla proprietà dei terreni agricoli con la famiglia Vinci e che quindi i soldi li doveva avere lui e non certo Daniele Casertano.

Io voglio solo un bel ringraziamento…. proporzionato al problema che ti ho fatto

Tutto ciò facendo ben presente a Camilli che lui agiva per cono di famiglie criminali e che nel caso di un mancato pagamento ci sarebbero state violente ritorsioni:

perché con me potete diventare amici o nemici è meglio se diventiamo amici Camì

Alla fine per non correre rischi, la banda decide come intimorire Piero e il figlio Vincenzo. Pedinamenti, appostamenti e teste mozzate che però non furono mai recapitate perché i carabinieri, sulle tracce della banda, aveva rafforzato i controlli.

 

Ordinanza Erostrato-caso Camilli

 

Il caso del direttore delle Poste Luca Boccolini

Luca Boccolini, direttore della sede centrale delle Poste Italiane, a via Ascenzi, è stato vittima di Giuseppe Trovato. Quest’ultimo, infatti, per punirlo a seguito della chiusura di un conto bancario ha dato alle fiamme la macchina della moglie Cinzia Scotolati.

Ordinanza Erostrato-caso Boccolini

 

Il caso dell’avvocato Roberto Alabiso

All’avvocato Roberto Alabiso, Giuseppe Trovato ha dato ordine di bruciare, cosa poi effettivamente avvenuta, l’Audi Q5 solamente perché aveva depositato la costituzione di parte civile di una sua assistita durante un processo a carico del Travato stesso.

 

Ordinanza Erostrato-caso Alabiso Ubertini

 

Ordinanza Erostrato-pages

 

Gli indagati sono: 

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, quarantatreenne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione oggi smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di trentasei anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di trentuno anni, residente a Vitorchiano (Vt), operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di trentatré anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di trentacinque anni, residente a Canepina (Vt), operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gabriellone”, trentunenne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di trentaquattro anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, trentunenne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, cinquantunenne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di trentaquattro anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL IONEL, cittadino romeno di trentacinque anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, ventinovenne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, cinquantenne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.

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