Coronavirus – Mauritania, Lucchetti: “Noi in quarantena a quaranta gradi. Abbiamo chiuso il ristorante e dopo le 18 coprifuoco”

Il racconto di un nostro concittadino, originario di Montefiascone, che da quasi venti anni vive nella città di Nouakchott. “Noi isolati dal resto del mondo. C’è l’ambasciatore dell’Unione Europea, un italiano, Giacomo Durazzo, che non ci riceve, non ci assiste, non ci informa e non ci aiuta”

 MAURITANIA – Come stanno vivendo i nostri connazionali in Africa? Lo abbiamo chiesto a Domenico Lucchetti, originario di Montefiascone in provincia di Viterbo. Dal 2005 in Mauritania dove si era trasferito con la sua azienda per demolire le navi. Adesso, ha cambiato completamente vita. Insieme a due italiani ha preso in gestione un ristorante italiano con annesso albergo, nel cuore di  Nouakchott, la capitale della Mauritania.

Adesso, anche lì stanno combattendo contro il Coronavirus e grazie all’esperienza che hanno avuto con l’Ebola le regole le fanno rispettare e come.

Domenico, innanzi tutto dicci come stai vivendo questo momento!

“Come in tutto il resto del mondo, anche qui siamo in quarantena. Una quarantena calda. In questo momento sono quasi 30 gradi. In genere la temperatura, in questo periodo, oscilla dai 25 ai 35 gradi. La notte si sta più freschi.

Come viviamo la quarantena. Innanzi tutto ci hanno obbligato a chiudere il ristorante e anche l’Hotel. Nessuno può uscire se non per acquistare i beni di prima necessità. Tutte le attività che non sono legate all’approvvigionamento dei viveri sono chiuse.

Alle 18 entra in vigore il coprifuoco. Qui non è come in Italia. Se ti sorprendono in giro sono guai Seri. E i guai iniziano da subito perché la Polizia con il bastone non fa sconti a nessuno.

Una città spettrale fino alle prime luci dell’alba. Poi qualcosa torna a muoversi. Poca roba però”.

Che notizie hai sui casi di contagio, morti…

“Notizie che noi abbiamo sono di pochissimi casi. Quattro o cinque ricoverate. Un decesso ma, a quanto pare, l’isolamento immediato ha impedito il propagarsi del virus. Aspettiamo che passi questa cosa per ricominciare a lavorare. Abbiamo i frigoriferi pieni di pesce congelato per questa emergenza e tenerli accesi con quel che costa l’energia elettrica qui è davvero dura”.

Chi vi assiste in Mauritania, c’è l’Ambasciata, un Consolato…

“C’è un consolato onorario italiano. Il responsabile è un cittadino mauritano.  Lui ne sa meno di noi. C’è invece l’Ambasciata dell’Unione Europea. Il rappresentante, cioè l’Ambasciatore, è un italiano. Giacomo Durazzo è il suo nome. Un ambasciatore che parla molto bene il francese, questo sì. Che se ne frega però degli europei, soprattutto di noi italiani. Tante volte abbiamo cercato di avere un colloquio con lui. Niente! Abbiamo scritto lettere, anche in passato. Niente. Adesso con l’emergenza del Coronavirus abbiamo cercato di avere informazioni. Sapere in che modo possiamo essere assistiti o aiutati. Se abbiamo la possibilità di chiedere un aiuto economico per la nostra attività chiusa e non sappiamo fino a quando. Niente! Non saprei dire se questo italiano, Giacomo Durazzo, ha questo comportamento con gli altri cittadini europei così come lo ha con noi italiani. Anche ieri abbiamo chiamato e la risposta è sempre la stessa. Vi richiameremo. Una telefonata che non è mai arrivata e non arriverà mai”.

Una curiosità, chi sono i clienti dell’Hotel Luna e del suo ristorante “I Tre Italiani?

“Prevalentemente uomini d’affari. Qui il mare è molto pescoso. Vengono a comprare pesce fresco e surgelato da tutto il mondo. Gli italiani qui fanno incetta di bottarga di muggine. Ce n’è di buonissima che non teme il confronto con quella italiana ecco perché la comprano e chissà…

Poi ci sono gli amanti della pesca d’altura e subacquea ma anche gli escursionisti del deserto. Ci sono i fortini della Legione Straniera francese trasformati in piccoli hotel. Si possono trascorrere giorni del deserto nelle Oasi con i Tuareg. Lungo le antiche rotte carovaniere che solcavano il deserto della Mauritania, sorgono le quattro città medievali di Chinguetti, Ouadane, Tichitt e Oualata, le cosiddette “Biblioteche del deserto”. Un tempo centri di riferimento religioso e culturale, erano tappe obbligate del commercio trans-sahariano tra Maghreb e Medio Oriente da una parte, e Africa nera dall’altra. Ci sono oltre 40.000 preziosi manoscritti, giunti a dorso di cammello tra il X e il XX secolo da tutte le città più antiche al mondo”.

Bene, anzi male perché il passaggio ci ha rattristato molto. Non è stato semplice comunicare con Domenico. Praticamente quasi impossibile parlare al telefono, qualsiasi applicazione (WhatsApp, Facebook, Skype, Imo, ecc.) in determinati giorni non servono un gran che.

Sapere che c’è un’Ambasciata dell’Unione Europea, che c’è un direttore, ITALIANO, che ha questo atteggiamento con i nostri concittadini ci ha fatto incazzare e non poco.

Faremo arrivare questa testimonianza ai parlamentari europei italiani affinché questa Ambasciata in Mauritania non serva a far ingrassare il portafogli di personaggi come questo Giacomo Durazzo, esempio classico di come non devono essere i diplomatici.

La cosa ci ha ancor più disgustato sapendo chi ha nominato questo soggetto.

L’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione Ue, Federica Mogherini, ha nominato Giacomo in Mauritania. Il poltronificio più becero di una politica che l’Italia ha schifato da almeno un paio d’anni e che sta spinto l’Inghilterra ad intraprendere la Brexit.

 

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