Regione Lazio – Certificazione di conformità delle mascherine. Altra trappola per Tulumello?

Dopo aver affidato a negozi di lampadine e profumerie la fornitura di DPI, il pizzardone di Fara i Sabina verifichi bene il materiale prima del saldo

ROMA – La vicenda delle mascherine “fantasma” della regione Lazio, che il pizzardone di Fara in Sabina, alias Carmelo Tulumello, con molta fatica e con una enorme spesa (quasi 100 milioni di euro) sta cercando di far arrivare al magazzino di via del Bel Poggio, potrebbe nascondere un’altra trappola.

L’attuale emergenza sanitaria, dovuta alla diffusione del Covid-19, ha fatto alzare ai massimi livelli la domanda di dispositivi di protezione individuali (DPI) e il responsabile della Protezione Civile del Lazio dovrebbe sapere che sono state messe in circolazione mascherine che presentano certificati di conformità non validi.

I certificati di attestazione della conformità sono emessi ai sensi del Regolamento UE 425/2016 e grazie alle direttive di Accredia (l’Ente italiano di accreditamento) e dell’ESF (European Safety Federation) si possono riconoscere i certificati validi da quelli falsi.

Accredia, attraverso il suo sito internet, ha spiegato quali informazione deve contenere un documento per classificarlo come certificato UE. Contestualmente fornisce informazioni sulla presenza di documenti simili a dei certificati ai sensi del Regolamento UE 2016/425 DPI ma che, però, non lo sono.

Attenzione anche alle direttive dell’European Safety Federation, organizzazione senza scopo di lucro e non sovvenzionata che raggruppa (le associazioni nazionali di) produttori, importatori e distributori di dispositivi di protezione individuale in Europa. Pertanto, il FSE è riconosciuto dalle autorità e dalle parti interessate europee.

Sul sito della Federazione europea per la sicurezza, a proposito dei certificati sui dispositivi di protezione individuale, si legge che “Deve essere fornita e verificata la Dichiarazione di conformità (DoC). Per i prodotti importati al di fuori dell’UE (compresi l’EFTA e altri partecipanti al mercato unico), l’importatore deve assicurarsi che il produttore abbia effettuato la valutazione di conformità come previsto dal regolamento sui DPI (UE) 2016/425. Nel caso in cui vi siano dubbi sulla DoC o non vi sia alcuna DoC o se vi è importazione dall’esterno dell’UE, ha senso o è addirittura necessario controllare la certificazione. Sfortunatamente, siamo informati da diverse fonti sui ‘certificati’ utilizzati come base per la marcatura CE dei DPI (comprese le maschere FFP2 / FFP3 e la protezione degli occhi), mentre questi ‘certificati’ non hanno valore legale e non possono essere utilizzati come conclusione della valutazione di conformità”.

 

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Il sito dell’ESF è in continuo aggiornamento e contiene un elenco completo delle certificazioni fasulle che accompagnano le mascherine che arrivano dalla Cina. Ricordiamo la polemica dei giorni scorsi con decine di migliaia di Dpi distribuiti nelle farmacie da Assiprofar-Federfarma e accompagnati da 41 pagine di certificato di conformità, che ne avrebbe dovuto autenticare la qualità. La certificazione di queste mascherine è stata rilasciata da un ente cinese, “ACT testing technology”, che non si occupa di Dpi. Questa sigla è nell’elenco delle società che producono certificazioni false pubblicato dall’European Safety Federation e quindi le mascherine distribuite nelle farmacie non sarebbero a norma.

In una recente interrogazione la consigliera De Vito, del M5S, ha denunciato un’altra fake mask: “il Santo Spirito starebbe rimandando al mittente alcune mascherine chirurgiche, in quanto non sicure. Se si pensa che gli ospedali regionali sono ancora in attesa di gran parte dei dispositivi di sicurezza ordinati, l’accaduto suona alla stregua di una beffa”.

Ricordiamo, infine, lo spacchettamento in bustine da 10 pezzi di mascherine Galileo, non idonee all’uso medico e di contenimento, presenti nel capannone della Protezione Civile pochi giorni fa.

Il China National Accreditation Service (CNAS) ha pubblicato un elenco di laboratori accreditati per il test di maschere (protettive e mediche) sul loro sito Web. Con una nota: i laboratori accreditati cinesi non sono organismi notificati per la protezione delle vie respiratorie e quindi non possono rilasciare certificati di esame UE. Possono soltanto eseguire i test per i quali sono accreditati ma che, nella maggior parte dei casi, sono conformi soltanto agli standard cinesi, non alle norme EN.

Ne tengano conto Tulumello e Zingaretti, oltre il danno non vorremmo subire anche la beffa. Il saldo di quelle mascherine (poche, per ora) che sono in arrivo, deve avvenire soltanto a seguito della verifica di tutte le certificazioni e le valutazioni di conformità previste dalla legge. Si spera che, da buon pizzardone, il capo della Protezione Civile laziale verifichi con attenzione la provenienza e la bontà delle costosissime (per le casse della regione e non certo per le sue tasche) mascherine. Considerato anche il fatto che, con molta probabilità, di famose 3M ne vedremo pochissime.

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