Viterbo – Rifiuti, entro il 2022 Monterazzano esaurita. In arrivo rifiuti a volontà da Roma in barba all’Antitrust

La disastrosa gestione Zingaretti che favorisce le posizioni dominanti, l’immondizia per strada e l’aumento delle tariffe

VITERBO – Nonostante la Delibera dell’Antitrust, nel Lazio continuano i “capricci” di alcuni nel trattamento dei RUR indifferenziati e da raccolta differenziata.

Valeriani passi dalle parole ai fatti e permetta alle province di chiudere autonomamente il ciclo dei rifiuti.

Anche per evitare gli aumenti dei costi (e delle relative tariffe) così come denunciato da SAF.

Ci risiamo. Se il concetto espresso recentemente dall’assessore ai Rifiuti della regione Lazio, Massimiliano Valeriani, per cui “Ogni provincia dovrà avere la sua discarica.

Così si stronca il monopolio”, venisse applicato, nel Lazio non ci sarebbe immondizia per strada e i cittadini pagherebbero molto meno. E, soprattutto, chi oggi tenta di approfittare della condizione di monopolio (o duopolio) in cui si trova, avrebbe la strada sbarrata.

A Viterbo, nel 2022, si continuerà a riempire senza sosta la discarica fino all’esaurimento del nuovo invaso e con gli uffici che stanno prevedendo un’altra gigantesca buca.

Ma da dove arriveranno i rifiuti?

A deciderlo non sarà la regione Lazio ma chi gestisce l’impianto in posizione dominante (in barba anche a quanto stabilito dall’Antitrust nella Delibera del 30 novembre scorso).

Ecologia Viterbo, infatti, riguardo al contratto di conferimento in scadenza al 31.12.2021 con una serie di gestori, avrebbe comunicato il diniego per l’anno 2022 relativo alle esigenze di conferimento dei rifiuti urbani residui prodotti e raccolti nelle Provincia di Latina e Frosinone.

 

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In questo caso, però, la regione Lazio dovrebbe intervenire (visto anche il recente “richiamo dell’Antitrust”) per ripartire equamente, in proporzione ai rispettivi fabbisogni e non escludendo nessuno, le volumetrie disponibili tra tutti i gestori degli impianti negli ATO Frosinone e ATO Latina, al fine di evitare l’interruzione del pubblico servizio di trattamento e conseguentemente di raccolta dei rifiuti urbani indifferenziati e dei rifiuti da raccolta differenziata. In gioco c’è anche il rischio per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

Eventuali posizioni di monopolio di fatto o posizione dominante e spazi di valutazione “discrezionale” con conseguenti possibilità di abuso dovrebbero essere stroncate dall’amministrazione regionale.

Anche in virtù del fatto che le competenze sui flussi e sulla loro ripartizione spettano alla regione come stabilito dagli artt. 196 e 199, d.lgs. 152/2006.

Zingaretti e Valeriani, quindi, non possono voltarsi dall’altra parte ma dovrebbero fissare un criterio di riparto della volumetria di discarica disponibile, in proporzione della rispettiva capacità autorizzata di trattamento dei rifiuti e non escludendo nessuno.

Anzi, l’amministrazione regionale dovrebbe anche verificare se nell’impianto viterbese vengono rispettati i criteri stabiliti nel Piano regionale dei rifiuti, che considera gli impianti (TMB/TBM) al servizio del relativo ciclo: “è necessario che i rifiuti urbani debbano essere trattati, in ottemperanza alla sentenza della Corte di Giustizia europea causa C-323/13, soltanto in impianti che dispongano di sezione di biostabilizzazione, fatto salvo quanto stabilito dai criteri tecnici di cui all’articolo 48 della legge 28 dicembre 2015, n. 221.” (PRGR 2020, Sezione Rifiuti Urbani, § 10.8, p. 314).

Fino ad ora a Viterbo tutti hanno potuto fare il bello e cattivo tempo grazie ad una amministrazione compiacente che non ha mai interpellato Arpa per verificare cosa veniva conferito nella discarica della Tuscia.

Come più volte ricordato dalla nostra redazione, a Viterbo sono arrivati spesso rifiuti “sospetti”. Basti pensare a quanto rilevato da Arpa Lazio nei campionamenti sul materiale proveniente dal TMB di Malagrotta che è stato “buttato” anche nel viterbese.

Per Albano non era buono ma per Viterbo si.

Oppure, negli ultimi mesi, quanti impianti TM hanno conferito nella discarica di Ecologia Viterbo?

Oggi, però, c’è una fondata speranza. Il commissario al comune di Viterbo nominato dal prefetto Giovanni Bruno, Antonella Scolamiero, infatti, non resterà a guardare e verificherà con attenzione cosa succede nel territorio intorno alla gestione dei rifiuti.

Siamo sicuri, inoltre, che solleciterà l’assessore Valeriani a dare seguito alle parole riferite al nostro giornale. Ogni ATO deve essere autosufficiente e, quindi, si metta un freno al conferimento in discarica a Viterbo da tutto il Lazio.

Si autorizzino altri impianti, almeno uno per provincia, per chiudere il ciclo in maniera autonoma.

Se la situazione discariche nel Lazio è fallimentare, non va molto meglio con gli impianti di termovalorizzazione.

Acea Ambiente, proprietaria dell’impianto di San Vittore, ha comunicato la prossima riduzione dei conferimenti per asserite “manutenzioni programmate”. La riduzione attesa rispetto al fabbisogno dell’impianto con tre linee in funzione sarà pari a circa 35%.

Massimiliano Valeriani

Ricordiamo che, con la vigente pianificazione, la Regione Lazio non necessita di ulteriori impianti di termovalorizzazione/gassificazione da autorizzare per soddisfare il recupero dei flussi di frazione combustibile provenienti dai rifiuti urbani.

Acea Ambiente, sulla realizzazione della quarta linea a San Vittore, si è impegnata “a rispettare e trattare le quantità complessive previste sulla base dei diversi scenari ipotizzati dalla pianificazione regionale dei rifiuti in termini di fabbisogno per le diverse annualità”.

Anche per “evitare emergenze ‘ambientali’ sull’intera filiera del recupero dei rifiuti nel caso di fermi accidentali non programmati”.

L’assenso della Regione Lazio alla realizzazione della quarta linea dell’impianto di termovalorizzazione di Acea è stato espressamente subordinato alla condizione che “sia assicurata, priorità di accesso ai rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale fino al soddisfacimento del relativo fabbisogno”. E’ indiscutibile, però, che la sovrabbondanza teorica assicurata dalla quarta linea in di San Vittore non sembra essere funzionale al superiore fabbisogno di termovalorizzazione di CSS presente nel territorio laziale, per cui la domanda di termovalorizzazione nell’ATO regionale resterà strutturalmente di molto superiore all’offerta. Inoltre, siamo sicuri che nel termovalorizzatore di San Vittore arrivi soltanto materiale dagli impianti laziali?
All’amministrazione regionale l’arduo compito (dovuto) di ripartire la capacità di termovalorizzazione del CSS prodotto con rifiuti urbani laziali, in coerenza con la Pianificazione regionale e con gli impegni formalmente assunti da ACEA Ambiente, con la capacità autorizzata degli impianti di trattamento e con la specifica considerazione degli stessi.

Con una ulteriore avvertenza: il rispetto della esclusività/priorità accordata dal Piano agli impianti TMB e TBM per il trattamento del c.d. “rifiuto residuo” (ossia, rifiuti urbani indifferenziati non oggetto di raccolta differenziata). Ed un occhio di riguardo ai costi che, come denunciato da Lucio Migliorelli nella lettera SAF inviata ai Comuni del frusinate, nel trattamento dell’impianto di termovalorizzazione di San Vittore è cresciuto del 60%.

Non si scappa. Per la chiusura del ciclo dei rifiuti si deve fare i conti con Cerroni (discarica di Viterbo) ed Acea (San Vittore e prossima autorizzazione della discarica a Magliano Romano). A meno che Valeriani…

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