Rifiuti – Albano Laziale, l’Avvocatura regionale sbugiarda le iniziative della Tosini: “Aggirata l’interdittiva Antimafia”

Dopo il nostro articolo e l’Audizione nella Commissione Trasparenza della regione Lazio, finalmente la Regione si è accorta di un errore penalmente rilevante: “interposizione fittizia per eludere i limiti posti dalla normativa antimafia”. Gli atti vanno trasmessi alla Procura di Roma e alla DDA

ROMA – Nella Regione guidata da Zingaretti hanno provato a far finta di niente e minimizzato su un episodio di una gravità inaudita ma l’ostinazione dei cittadini di Albano Laziale e del Presidente della Commissione Trasparenza, Chiara Colosimo, unita al nostro dettagliato articolo del 12 gennaio scorso, ha messo in evidenza i vizi e l’incongruenza di due atti fondamentali ma illegittimi, firmati dall’ex dirigente dei rifiuti Flaminia Tosini.

Atti che hanno permesso di aggirare un’interdittiva antimafia del Prefetto Pecoraro nei confronti della Pontina Ambiente srl di Manlio Cerroni, società proprietaria dell’impianto di trattamento rifiuti e della discarica nel comune di Albano Laziale.

Il 12 gennaio 2022 abbiamo pubblicato un articolo dal titolo: “Albano Laziale – Rifiuti, sul rinnovo semestrale della discarica nessuno parla dell’interdittiva Antimafia”.

Albano Laziale – Rifiuti, sul rinnovo semestrale della discarica nessuno parla dell’interdittiva Antimafia

All’interno si spiegava come “la Giunta regionale, da anni non chiarisce come sia stato possibile bypassare l’interdittiva antimafia che pende sul sito di Albano Laziale. Nel 2019 e nel 2020, infatti, la Direzione regionale Rifiuti della regione Lazio (guidata dalla Tosini, la Dirigente che nel 2021 verrà arrestata insieme al proprietario delle discariche di Roccasecca e Civitavecchia, Valter Lozza) ha dato il via libera alle volture a favore di Colle Verde e Ecoambiente senza interpellare la Prefettura di Roma sulla interdittiva antimafia che gravava sulla soc. Pontina Ambiente, ancor oggi proprietaria della discarica, in spregio a due sentenze del Consiglio di Stato che confermano la validità del provvedimento prefettizio”.

 

Doc 7 Interdittiva antimafia

 

Pochi giorni dopo, nella Commissione Trasparenza presieduta da Chiara Colosimo, la questione riguardante l’aggiramento dell’interdittiva antimafia viene più volte citata e richiamata dal Presidente della Commissione stessa e dalle associazioni di cittadini intervenuti nell’audizione. Vito Consoli, rispondendo sull’argomento, ha dichiarato con evidente imbarazzo: “dobbiamo ricordarci che noi oggi non stiamo trattando con chi ha avuto l’interdittiva antimafia, ma stiamo trattando con altre società, quindi è estremamente difficile capire bene come stanno le cose, come stanno i collegamenti, cosa dicono a questo proposito le interdittive antimafia. Su questo, però, stiamo facendo degli approfondimenti, i miei collaboratori stanno facendo degli approfondimenti, anche con molta attenzione e molta passione. Lo vedo dalle mail che si scambiano. Ho visto anche delle note che abbiamo già fatto per chiedere dei chiarimenti e delle bozze di note che hanno già preparato per chiedere dei pareri specifici alla nostra Avvocatura”.

La richiesta del parere non ci sarebbe mai stata senza il nostro articolo e senza l’audizione della Commissione Trasparenza se è vero che soltanto il 25 gennaio 2022 (quindi 4 giorni dopo l’audizione e 13 giorni dopo il nostro articolo) la Direzione Ambiente a guida Vito Consoli ha chiesto il parere all’Avvocatura regionale (nota prot. n. 70894 del 25/01/2022).

 

Doc 9 parare avvocatura Lazio 10 febbraio 2022

 

Come spiega Consoli l’immobilismo degli Uffici della Direzione Ambiente e della Direzione del Ciclo dei Rifiuti su un argomento così importante?

Perché in Commissione ha dichiarato che la Regione non tratta con il destinatario dell’interdittiva ma con altri soggetti quando è chiaro che la Pontina Ambiente (soc. di Manlio Cerroni) è ancora parte attiva nella gestione del sito di Albano visto che dalle attività di smaltimento rifiuti la società di Cerronipercepisce un utile diretto, la cui tracciabilità deriva e riporta comunque a proventi a loro volta derivanti dai rapporti con la Pubblica Amministrazione”?

Ed ancora, perché aspettare le denunce della nostra redazione e della Commissione Trasparenza per chiedere un parere visto che le volture sottoscritte dalla Tosini sono datate 2019 e 2020?

Il parere sottoscritto dagli avvocati Rosa Maria Privitera e Rodolfo Murra (Responsabile dell’Avvocatura regionale), mette in evidenza gli errori (in buona fede?) della Tosini e di chi l’ha sostituita. Il Direttore ad interim, Wanda D’Ercole, e il Direttore dell’Ambiente, Vito Consoli, avrebbero dovuto valutare e vivisezionare tutti gli atti messi in campo dalla Tosini, soprattutto dopo il provvedimento cautelare che l’ha colpita nel marzo 2021. La Regione era a conoscenza dei provvedimenti prefettizi ma ha comunque preferito “non espletare le relative verifiche. Le volture sono avvenute (d’ufficio) con modalità anomale, essendo stati i provvedimenti finali deprivati del previsto iter procedurale”.

Nel parere gli avvocati richiamano orientamenti giurisprudenziali di rilievo quali la sentenza n. 57/2020 della Corte Costituzionale, la sentenza n. 1743/2016 del Consiglio di Stato e la sentenza n. 1220/2016 del TAR Calabria.

La Corte Costituzionale ha sottolineato “come l’estrema pericolosità del fenomeno mafioso, unitamente al rischio di una lesione della concorrenza e della dignità e libertà umana, giustifichino la compressione e il sacrificio della libertà di iniziativa economica privata”. Giusto, quindi, penalizzare la società a rischio di infiltrazione mafiosa.

Questo porta a riconoscere la gravità “del contegno assunto dall’Amministrazione regionale allorquando, incurante della intervenuta interdittiva direttamente emessa nei confronti della soc. Pontina Ambiente nel 2006, decideva di rilasciare egualmente (come se nulla fosse) l’autorizzazione ambientale nell’agosto 2009. In secondo luogo, le considerazioni sopra espresse dovrebbero di per sé far propendere anche per una valutazione di illegittimità delle operazioni di affitto di rami d’azienda poste in essere dalla Società Pontina Ambiente s.r.l. nel 2019, quando era intervenuta pure la seconda interdittiva (del 2014). In altri termini gli Uffici regionali di allora permisero alla società, colpita da ben due interdittive, sia di iniziare ad operare, prima, e di cedere i rami di azienda (rispettivamente per l’esercizio del TMB e per l’utilizzo della discarica) poi”.

Ma v’è di più. “Quand’anche non fosse intervenuta la summenzionata pronuncia della Corte costituzionale, considerazioni di tenore analogo a quelle effettuate dovrebbero discendere dall’analisi della giurisprudenza più risalente nel tempo che- nello specifico – è anteriore alle anzidette operazioni di affitto da parte della Società Pontina Ambiente s.r.l.”

Il riferimento è alla sentenza n. 1743/2016 del Consiglio di Stato, nonché alla sentenza n. 1220/2016 del Tar Calabria – Reggio Calabria.

Le fattispecie analizzate dalla giurisprudenza amministrativa nelle anzidette pronunce sono agevolmente sovrapponibili a quella odierna. Esse hanno infatti evidenziato come, in pendenza di un’interdittiva antimafia, l’espletamento di operazioni quali l’affitto di un ramo d’azienda debba essere valutato come possibile tentativo di eludere i limiti della normativa antimafia”.

Come evidenziato dalla stessa Direzione Ambiente della regione Lazio, “la Società Pontina Ambiente s.r.l. percepisce un utile diretto dall’affitto dei rami d’azienda ‘la cui tracciabilità deriva e riporta comunque a proventi a loro volta rapporti con la P.A.’. Quindi, in disparte il pur possibile sospetto che le due cessioni possano dar vita a fenomeni simulati (con il che la società raggiunta dalle interdittive prosegue, di fatto, una gestione che i provvedimenti prefettizi miravano invece a paralizzare), l’utile economico che la Pontina Ambiente ritrae dai due contratti di affitto costituisce un elemento idoneo a neutralizzare, nella pratica, gli effetti dei due atti della Prefettura”.

Secondo l’Avvocatura, poi, il possibile carattere elusivo delle operazioni di affitto di ramo d’azienda rispetto alla normativa antimafia è già di per sé sufficiente per stabilire l’illegittimità delle volture. Sembra, però, che la Tosini sia andata oltre.

“Si rileva tuttavia – proseguono gli avvocati – non necessario ricorrere a un ragionamento di tal sorta per concludere nel senso dell’illegittimità delle suddette volture, poiché le stesse, oltre ad essere state indebitamente rilasciate in pendenza di un’interdittiva antimafia, sono state adottate in difetto del relativo iter procedurale”. In definitiva, il mancato rispetto del previsto iter procedurale va a svuotare di legittimità il rilascio delle volture qualora si consideri che le stesse sono state rilasciate in pendenza di un provvedimento interdittivo.

Eppure, senza il nostro intervento e senza l’audizione espletata dal consigliere Chiara Colosimo, sarebbe passato sotto traccia il lavoro di Flaminia Tosini che ha permesso, in questi anni, alla Pontina Ambiente di ‘aggirare’ l’interdittiva antimafia e di far entrare al suo posto due società ‘pulite’, ossia prive di pendenze giudiziarie, a cui ha sub-affittato i due rami della sua attività. E, grazie a queste volture, prima la sindaca Raggi e ora il sindaco Gualtieri hanno potuto emettere due Ordinanze per conferire ad Albano Laziale i rifiuti di Roma Capitale e altri 24 comuni della provincia di Roma.

L’ennesimo disastro dell’amministrazione guidata da Nicola Zingaretti che, insieme al suo assessore Valeriani, non può più nascondersi dietro lo scarica barile verso i dirigenti regionali da loro stessi nominati al vertice delle Direzioni di via Cristoforo Colombo.

Voltura 31.10.2019.

 

Seconda voltura del 5.10.2020

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