Silvia De Giorgi denuncia sette volte il marito violento. Giustizia solo fuori dall’Italia

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato lo Stato a risarcire la donna

Quarantaquattro anni, interior designer di origini leccesi e volto noto della trasmissione “Detto Fatto” di qualche anno fa,  Silvia De Giorgi ha vissuto in provincia di Padova per quasi trent’anni. Il 20 novembre del 2015 l’ex marito l’aggredisce prendendola per il collo, la minaccia di morte e la colpisce con un casco per moto causandole ferite guaribili in 8 giorni. Lei, va dai carabinieri e sporge denuncia. Non è la prima volta e non sarà l’ultima, perché il suo ex continua a minacciarla e seguirla, s’introduce in casa per rubarle vestiti e altri oggetti e installare apparecchi per spiarla, è aggressivo con i 3 figli, e inoltre non paga gli alimenti. Ma quando la donna nel marzo del 2016 si rivolge al tribunale civile di Padova per chiedere di essere protetta, con tanto di rapporto dei carabinieri, la risposta è no. Secondo il tribunale i comportamenti dell’uomo, da cui è separata dal 2013, “non appaiono essere molestie, ma sono piuttosto l’espressione di un livello elevato di conflitto, tipico di certe separazioni, che è stato superato esclusivamente il 20 novembre del 2015″.

Tra il 2015 e il 2019 ha denunciato il marito 7 volte per averla minacciata di morte, colpita con un casco, averle messo telecamere in casa, perseguitata, seguita, molestata, per non aver pagato gli alimenti e aver maltrattato i tre figli. Per la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che ha condannato l’Italia per “trattamento inumano e degradante” di una donna ripetutamente picchiata e umiliata dal marito”, le autorità italiane “non hanno fatto il necessario per proteggere l’ennesima donna vittima di violenze domestiche nonostante le ripetute denunce“.  

Questo l’epilogo della storia giudiziaria di Silvia De Giorgi scritto dai giudici europei. “Nessuno è intervenuto per salvaguardarmi e oggi io dico: sono una sopravvissuta – racconta Silvia De Giorgi a La Repubblica – . Se non ci fosse stata la volontà del mio legale Marcello Stellin di rivolgersi alla Corte, tutto sarebbe finito nel dimenticatoio. Sono viva, questa è la differenza tra me e le altre”.

b.f.

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