Omicidio Angeletti – I legali di Cesaris pronti a dare battaglia sulle parti civili

Udienza interamente dedicata alla vicenda che ha stravolto il Natale di Tarquinia e non solo. Mistero su cosa farà l’Unitus per tutelare la figura di un suo docente assassinato ad un centinaio di metri dalla sede di Biologia Marina

CIVITAVECCHIA – L’assenza di Claudio Cesaris, il tecnico universitario di 68 anni di Pavia, che ha confessato di aver ucciso il 7 dicembre dello scorso anno il professor Dario Angeletti nel parcheggio dell’Oasi delle Saline di Tarquinia è stato il motivo principale che ha spinto il Gup, Francesco Filocamo, a rinviare l’udienza preliminare a lunedì prossimo.

Non solo questo. Nel motivare il rinvio (dovuto a problemi logistici della penitenziaria di Rebibbia) la necessità di dedicare un intero giorno solo a questa udienza. Si vuole chiudere al più presto ed iniziare il dibattimento.

Cesari è nato a Melegnano (MI)  nel ’53, ha trascorso una vita nei laboratori dell’università di Pavia, dove ha ricevuto anche una medaglia per la sua professione, poco tempo prima che stravolgesse definitivamente la sua esistenza.

Oggi il pensionato milanese si trova ristretto presso la Casa Circondariale di Roma Rebibbia, difeso dagli avvocati Michele Passione del Foro di Firenze e Alessandro De Federicis del Foro di Roma.

Proprio i legali dell’omicida reo confesso hanno già anticipato che daranno battaglia sulla costituzione di parte civile del Comune di Tarquinia già depositata dall’avvocato Paolo Pirani e quella eventuale dell’Unitus dove Angeletti lavorava.

Il pubblico ministero Alessandro Gentile cercherà di far confermare tutte le accuse a carico dell’indagato reo confesso.

Secondo la Procura di CivitavecchiaClaudio Cesaris dovrà rispondere dei seguenti capi d’accusa:

  1. in ordine al reato previsto dagli artt. 575, 577 nn. 3 e 4 c.p., perché cagionava la morte di ANGELETTI Dario attingendolo con due colpi di pistola alla parte posteriore destra del capo.

Con l’aggravante di aver agito per futili motivi e con premeditazione, avendo commesso il fatto nei confronti di persona che frequentava la ex compagna Adriana BELLATI, dopo aver assunto informazioni sul conto della vittima, effettuato pedinamenti e sopralluoghi, essersi informato sulla possibilità di localizzare un telefono spento e sulla percentuale dei casi irrisolti di omicidio, essersi procurato un’arma diversa da quelle denunciate e con essa aver atteso che la vittima uscisse dal lavoro. 

  1. in ordine al reato previsto dagli artt. 4 e 7 legge 895/67, 61 n. 2 c.p., perché, al fine di commettere l’omicidio descritto al capo che precede, portava illegalmente in luogo pubblico una pistola di marca e calibro imprecisati.

  2. in ordine al reato previsto dall’art. 612 bis c.2 c.p., perché con condotte reiterate, minacciava e molestava Adriana BELLATI, con la quale aveva avuto una relazione sentimentale, in modo da ingenerarle un fondato timore per la sua incolumità personale. Condotte di molestia e minaccia consistite:

    • nell’inviarle numerosi messaggi telefonici ed e-mail, nei quali, oltre a rimproverarle in maniera ossessiva di non avere creduto nella loto relazione, le rivolgeva le seguenti minacce

    • 25.07.20 quando avrò finito di piangere avrò uno scopo preciso da raggiungere… ti ho augurato di provare il dolore che ho provato io oggi quando avrai la mia età e non vedrai davanti a te niente, nessun futuro con la persona che ami,

Alcune mail acquisite dal telefono di Cesaris
    • 26.10.20… mi basta spedire una mail ai miei superiore e per conoscenza ai tuoi e sai di cosa parlo… e allora adesso vivi nell’angoscia che io possa farlo, vivi nel terrore che la tua vita sia distruttiva, prova questa ebrezza!!!”, 11.11.20 “ti auguro o forse no di non provare mai il dolore, la disperazione, l’angoscia, il vuoto, la solitudine in cui mi hai lasciato … buona fortuna a te Adriana, ne avrai bisogno perché la vita non ha finito di inculare anche te”;

    • 19.12.20 questa notte ho capito che non è servito a nulla cercare di migliorarmi … e allora tanto vale essere quel figlio di … che ero e se mi danno 1 sberla ne rendo 4…”, 24.01.21 “ricordati che chi semina vento raccoglie tempesta, io direi chi semina dolore (per nulla) raccoglie dolore. Io comunque non la smetto, dirò sempre quello che penso”;

    • in data 19.05.21, durante un incontro in San Martino al Cimino, nel puntarle un dito alla tempia le dice “quando hai una pistola puntata alla tempia o quando puntano una pistola alla tempia di chi ami fai quello che ti dicono di fare aggiungendo poi che le avrebbe sputato in faccia se avesse scoperto che aveva un’altra relazione.

    • nel pedinare la persona offesa monitorandone gli spostamenti mediante apparato GPS posto abusivamente sul veicolo da lei utilizzato (il 22.05.21 in Bolsena, dal 14 al 17.10.21 in Bologna, Sendriano e Novara, il 12.11.21 in Tarquinia e Civitavecchia, il 15.11.21 in Viterbo, nei giorni 16 e 17.11.21 in Tarquinia e Viterbo, il 19.11.21 in Tarquinia), in questo modo apprendendo delle sue frequentazioni con ANGELETTI Dario, collega di lavoro della vittima;

    • in data 20.11.21, durante un incontro a San Martino al Cimino, nel minacciarla con l’augurio di provare “il dolore che si prova quando ti portano via la persona che ami”, poi dicendole “vattene perché mi sto arrabbiando sul serio”, infine inviandole un messaggio in cui scriveva “… anch’io sono cambiato, anzi ero cambiato, ero riuscito a relegare in un angolo gli aspetti peggiori del mio carattere … sono tornato ad essere quello che ero, forse anche peggio, anzi sicuramente peggio”.

    • nel pedinare con le stesse modalità la persona offesa e ANGELETTI Dario nei loro spostamenti tra Tarquinia, Monte Romano e Viterbo nei giorni 03.12.21, 04.12.21 e 06.12.21.

    • nel pedinare la persona offesa in data 07.12.21 nel tragitto da San Martino al Cimino a Monte Romano, recandosi poi in Tarquinia ad attendere l’uscita dal lavoro di ANGELETTI Dario, che uccideva sparandogli due colpi di pistola al capo. In Viterbo fraz. San Martino al Cimino, Bolsena, Bologna, Sendriano, Novara, Viterbo, Monte Romano, Civitavecchia e Tarquinia.

  1. in ordine al reato previsto dagli artt. 17 e 38 R.D.733/31, perché avendola trasferita da Dresano a Viterbo fraz. San Martino al Cimino, ometteva di ripresentare la denuncia di detenzione relativa alla pistola Glock mod.44 cal. 22 LR matr. BNFF871.

L’ossessione del Cesaris verso la giovane amante perduta ha fatto maturare in lui la necessità di eliminare un rivale molto più giovane di lui.

Nella prima deposizione fatta davanti ai carabinieri di Viterbo il giorno successivo la morte di Angeletti, Adriana Bellati (classe ’82) ha raccontato delle sue paure. Con Cesaris la ricercatrice si era conosciuta nel 2009 quando aveva iniziato il dottorato di ricerca all’Università di Pavia nel dipartimento Scienza della Terra e dell’Ambiente dove il pensionato lavorava come tecnico della ricerca.

Dopo una lunga frequentazione esclusivamente lavorative, nel 2017 quel rapporto si trasformò in una relazione sentimentale vera e propria che finì, sempre nel racconto della ricercatrice di Abbiategrasso, nel luglio del 2020.

In realtà dal racconto della donna, oltre alle mail, messaggi whatsapp e i pedinamenti non c’erano mai stati gesti violenti e lei pur di tenerlo buono e per evitare che la situazione peggiorasse, qualche volta lo aveva invitato a prendere un caffé in casa anche per salutare i figli di lei.

Lunedì saranno mosse le prime contestazioni al castello accusatorio perché, secondo la difesa, non ci sarebbe stata premeditazione nell’omicidio ma una evidente reazione spropositata ad una presunta frase detta da Angeletti quando in macchina stava accompagnando Cesaris nel parcheggio: “le donne, con le gambe aperte, sono tutte uguali”.

Difficile credere alla ricostruzione fatta da Claudio Cesaris dal letto d’ospedale di Belcolle nel reparto di medicina protetta pochi giorni dopo aver compiuto l’efferato delitto.


Presunzione di innocenza: Per indagato si intende una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale. Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza, fino al terzo grado di giudizio, che si basa sull’articolo 27 della Costituzione italiana, secondo il quale una persona “Non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.  La direttiva europea n 343 del 2016, recepita con la legge delega n 53 del 2021 stabilisce che “nessun indagato possa essere considerato come colpevole prima che nei suoi confronti venga emessa una sentenza di condanna”.   

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