Tarquinia – Scoperti ambienti sotterranei nell’ex ospedale di Santa Croce in via Garibaldi

TARQUINIA – Una rete di ambienti sotterranei dimenticati è stata portata alla luce a Tarquinia nel sottosuolo dell’ex ospedale di Santa Croce, in via Garibaldi, durante i lavori di risanamento conservativo, effettuati sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale.

L’operazione di restauro dell’immobile situato al civico 23, da destinare alla nuova sede dell’ufficio anagrafe del Comune di Tarquinia, ha richiesto la rimozione della pavimentazione moderna esistente. Sono stati così scoperti alcuni ambienti sotterranei, ai quali si è potuto accedere attraverso un vecchio lucernaio, un tempo chiuso da una griglia di ferro e poi murato all’epoca dell’abbandono del piano interrato.

Dopo una ripresa con una telecamera, una prima esplorazione degli ambienti sottostanti è stata effettuata dagli archeo-speleologi dell’associazione A.S.S.O. (Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione), nell’ambito di un accordo di collaborazione con la Soprintendenza.

Sono stati così visitati in sicurezza e documentati tre ambienti, più un quarto quasi interamente riempito di detriti, che sembrano far parte di un sistema esteso sotto l’intera superficie di calpestio dell’immobile comunale.

Con ogni probabilità i sotterranei sono stati abbandonati e poi sigillati nella prima parte del Novecento. Nel corso dell’avventurosa esplorazione, alla quale hanno preso parte di persona anche i funzionari della Soprintendenza, Giuseppe Borzillo e Daniele F. Maras, e il Sindaco Alessandro Giulivi, sono stati presi accordi per la continuazione delle indagini da parte del Comune di Tarquinia in sinergia con la Soprintendenza.

Nel prosieguo dei lavori saranno liberati i vani attualmente ostruiti dalla terra in modo da rendere possibile la comprensione della funzione nel tempo degli ambienti sotterranei e, se possibile, la loro relazione con l’antico ospedale di Santa Croce, che ha occupato l’edificio dal Cinquecento fino al 1936.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.