Spoil System in 70 società di Stato: da Eni, Enel a Leonardo fino a Poste Italiane. Via i manager a nomina Pd

Finalmente si cambia. Governo Meloni alle prese con un valzer di poltrone da assegnare e società da rifondare

ROMA – Non solo le grandi società a partecipazione dello Stato, come Eni, Enel e Leonardo, al gran ballo delle nomine previsto la prossima primavera ci sono almeno altre 70 aziende nelle quali c’è posto da riempire perché i cda perderanno efficacia alla fine del 2022.

A ricordare tutte le aziende di Stato che andranno rinnovate un interessante articolo a firma di Filippo Caleri pubblicato su “Il Tempo” in edicola questa mattina dove ricorda quali e quanti sono i vertici che andranno rimpiazzati il prossimo anno. Un gigantesco e quanto mai necessario spoil system per dare supporto al nuovo Governo Meloni.

Il quadro aggiornato delle poltrone a disposizione degli appetiti politici emerge da un rapporto del servizio di controllo parlamentare della Camera dei Deputati intitolato «Ricognizione degli assetti organizzativi delle principali società a partecipazione pubblica».

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Tra le tante ci sono importanti realtà collegate al ministero dell’Economia come la Amco-Asset Management Company, che gestisce i crediti deteriorati della banche, ma anche il Monte dei Paschi di Siena che ha appena ottenuto una dote di capitale necessaria alla sua sopravvivenza. E ancora la Consap, che eroga servizi assicurativi alle società pubbliche. Alla fine del 2022 si apre spazio anche nella Consip specializzata nell’informatica per lo Stato, all’Enav che controlla i cieli italiani. Insieme alle grandi Enel ed Eni, vanno rinnovati i vertici di Equitalia Giustizia e dell’Istituto Poligrafico dello Stato. E anche se giusto ieri il Mef ha rinominato il cda di Ita Airwyas lo stesso, da statuto, scade a fine a anno insieme a quello della società specializzata nella difesa, Leonardo.

Spazio anche in Poste Italiane, Sogesid e Sport e Salute oggi presieduta da Vito Cozzoli. Fine mandato, a meno di riconferma, anche per Franco Bernabè alle Acciaierie d’Italia, ma anche per i cda di Cdp Venture Capital Sgr e alla Infratel, incaricata di realizzare le infrastrutture telefoniche per la banda larga. Fin qui le società partecipate direttamente dal Tesoro. Ma ci sono anche realtà collegate ad altre come il Mediocredito Centrale la cui quota di controllo è in mano all’Agenzia Invitalia. Poltrone a disposizione anche nelle società nelle quali il controllo è della Banca Monte dei Paschi di Siena. Tra queste le meno conosciute ma altrettanto ambite: Immobiliare Novoli, Magazzini Generali fiduciari di Mantova, Monte Paschi Fiduciaria, Mps Capital Services, Mps leasing e factoring e Widiba.

Sempre tra un mese e mezzo circa si aprono i giochi in una società partecipata da Enav come Techno Sky e nella Enel Italia.

Grandi praterie, per la politica che cerca posti, anche nelle galassia di Eni. Scadono i cda di Agi (Agenzia giornalistica Italia), del Consorzio per l’attuazione del Diverton Tokamak, e ancora in Eni Global Energy Markets, Eni Plenitude, Eni Sustainable Mobility, Eni Trade & Biofuels, Enimed, Ieoc, Lng Shipping e Mozambique Rovuma Venture. Sedie, sempre nell’azienda del Cane a Sei Zampe, anche alla Raffineria di Gela, Seram, Servizi fondo bombole metano e South Italy Green Hydrogen.

Anche il mondo delle Ferrovie dello Stato ha le sue caselle da riempire. C’è spazio nella Ferservizi, Fs International, Grandi Stazioni immobiliare e Italcertifer. Non solo. Si aprono le candidature anche in Rfi-Rete ferroviaria italiana, Trenitalia e Treno Alta Velocità.

Anche in alcune partecipate del Gse, il Gestore dei servizi elettrici ci sono posizioni aperte. È il caso dell’Acquirente Unico, del Gme (Gestore dei mercati energetici) e di Rse che fa ricerca sul sistema energetico. Infine il Poligrafico che ha la sua controllata nella quale scadono i vertici: Futuro e conoscenza.

Anche Leonardo ha posti da riempire nelle sue società satellite come Avio, Larimart e Orizzonte Sistemi Navali.

Mentre nel gruppo Poste Italiane oltre alla holding il rapporto ra segnala la necessità di rinnovi del cda nel Consorzio per i servizi di telefonia mobile, Mlk Deliveries, Poste Air Cargo, Poste Vita, Postepay e Sennder Italia. Piatto ricco e ambito anche alla Rai dove scadono a fine anno i vertici di Rai Cinema, Rai Com e Rai Way. Poltrona vacante nella Geoweb partecipata dalla Sogei.

Altri posti sono invece disponibili nelle società direttamente partecipate dai Ministeri. Come Difesa e Servizi che si occupa del patrimonio del ministero delle Forza Armate e nelle Ferrovie Appulo Lucane che afferiscono al controllo della Ministero delle Infrastrutture.

Si tratta solo di una fetta del mondo economico nella mani pubbliche che il rapporto dei tecnici di Montecitorio mette sotto la lente. Per capirne l’importanza viene citato il Rapporto «Le partecipate pubbliche in Italia» del 3 febbraio 2022 dal quale emerge che, nel 2019, le unità economiche partecipate dal settore pubblico sono 8.175 e impiegano 932.714 addetti. Se si restringe l’analisi alle sole imprese controllate pubbliche, si individuano 3.502 imprese attive, per un totale di 583.244 addetti. Tra queste, 2.339 appartengono a gruppi che hanno al vertice un’unica amministrazione pubblica. Le rimanenti 1.163 controllate pubbliche attive fanno invece riferimento a gruppi con al vertice una pluralità di amministrazioni pubbliche, che esercitano il controllo in modo congiunto oppure singole unità (non appartenenti a gruppi) il cui capitale è controllato in modo congiunto da più amministrazioni pubbliche.

Nel 2019, però, il numero di imprese a controllo pubblico è continuato a scendere: rispetto al 2018 si è ridotto del 2,3%, mentre il numero di addetti è diminuito dello 0,8%. Attraverso il controllo diretto o indiretto esercitato sui grandi gruppi, il Ministero dell’economia e delle finanze rimane il soggetto controllante di maggiore rilevanza in termini di occupazione, con il 53,5% di addetti delle controllate pubbliche e una crescita del 5,5% in termini di controllate, che presentano però una dimensione media ridotta rispetto al 2018 Complessivamente, al netto delle attività finanziarie e assicurative, l’Istat evidenzia che le imprese a controllo pubblico generano oltre 58 miliardi di valore aggiunto (il 7% di quello prodotto dai settori dell’Industria e dei Servizi) con una crescita del 3,2% rispetto al 2018. L’incidenza sul valore aggiunto sale all’8,9% se si considerano solo le forme giuridiche tipiche delle controllate pubbliche (società di capitali).

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