Frosinone – Buschini (Pd) protagonista del film “Fuga per la Poltrona”

Dopo anni di disastri e con la riconferma del seggio lontano anni luce, l’ex Presidente del Consiglio regionale, al centro delle polemiche per la concorsopoli di Allumiere, scappa verso il ben pagato incarico all’Egato, approvato con legge regionale da lui stesso votata (insieme alla maggioranza) pochi mesi fa

FROSINONE – In molti, in questi mesi, hanno pensato che per Mauro Buschini, il dimissionario presidente del consiglio regionale travolto dalle polemiche per la Concorsopoli di Allumiere, fosse giunta l’ora di tornare (o cominciare) a lavorare. Si sono sbagliati: fatta la legge, trovata la poltrona. Che vale oltre 8 mila euro al mese. Per cinque anni.

Andiamo con ordine. Mauro Buschini, figlioccio (politico) di Francesco De Angelis (in tutte le famiglie, però, c’è sempre una pecora nera), si appresta a concludere il suo secondo mandato da consigliere regionale. Se il primo è stato senza dubbio negativo, il secondo si è rivelato un vero e proprio disastro.

Durante il primo mandato ha ricoperto il ruolo di assessore all’ambiente e rifiuti e i ciociari hanno brutti ricordi di quegli anni. La provincia di Frosinone, in particolare Colfelice e Roccasecca, sommerse di rifiuti romani.

Non solo, mentre ricopriva l’incarico assessorile (da gennaio 2016) ha anche avallato la nomina di direttore della direzione regionale “Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti”, all’ing. Flaminia Tosini (D.G.R. n. 714 del 06 novembre 2017), grande amica del proprietario della MAD di Roccasecca. Sappiamo tutti il triste epilogo della vicenda.

Nel secondo mandato è riuscito a fare anche peggio. Primo Presidente del Consiglio dimissionario a seguito di polemiche o scandali vari. Sotto la sua presidenza sono stati approvati i discussi atti che hanno portato al “capolavoro amministrativo” noto come la “Concorsopoli di Allumiere”. Dove, solo per caso, sono stati assunti i suoi tre stretti collaboratori (due dei quali “compari” di nozze).

Buschini, è noto, non è stato sfiorato dall’inchiesta e ha sempre detto che si è dimesso solo per “trasparenza”. Ma gli elettori non hanno l’anello al naso e la sintesi perfetta sulla vicenda è stata fatta da Sergio Rizzo, che in un editoriale che richiamava l’articolo del collega Vincenzo Bisbiglia (colui che ha scoperchiato il vaso di pandora), aveva scritto: “il fatto che sia formalmente regolare (il concorso con lo relativo scorrimento di graduatoria che ha portato all’assunzione di 44 persone per lo più legate a politici della regione Lazio) non significa che sia anche entro i confini della decenza. Di più. Quella giustificazione è la dimostrazione che certi politici hanno definitivamente smarrito il senso del pudore quando pontificano indignati contro il populismo”.

Ma torniamo all’attualità. Dopo la burrascosa estate ciociara sono venuti alla luce i rapporti non idilliaci tra i papabili candidati alla regione della provincia di Frosinone. Va ricordato che nel 2018, nelle liste del PD, sono stati eletti lo stesso Buschini e Sara Battisti. Due seggi perché il Partito Democratico ha beneficiato del premio di maggioranza spettante alla coalizione vincente. Le prossime elezioni regionali, però, avranno un esito diverso e il seggio per il PD, con molta probabilità, sarà soltanto uno. Inoltre, tra i due litiganti (Battisti vs Buschini) si è inserito il terzo incomodo Antonio Pompeo.

Ecco, quindi, maturare il piano di fuga (ben pagata) di Buschini, cosciente del fatto che nel corpo a corpo rischia di arrivare terzo su tre. Gli elettori, d’altronde, non dimenticano…

Dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti, mentre tutti sono concentrati sulle nuove elezioni, i manovratori dell’ordinaria amministrazione vanno avanti sugli Egato (Enti di governo dell’ambito territoriale ottimale), enti che si occuperanno della gestione dei rifiuti a Roma e nelle province. Legge approvata a luglio scorso e contenente un poltronificio da prima Repubblica. Adatto ai “trombati”, con la maggioranza di centrosinistra che, prima di mollare il comando della regione accelera, varando i decreti di costituzione delle Assemblee di gestione degli stessi enti per le province laziali e la Città metropolitana di Roma.

Ecco nel dettaglio in cosa consiste “questo” poltronificio: gli enti di gestione sono sei e, tra presidenti, membri dei consigli direttivi, direttori e revisori dei conti, consentiranno di assegnare 42 incarichi. I presidenti riceveranno una retribuzione pari all’80% dell’indennità del presidente della Regione, dunque oltre ottomila euro, e i componenti del direttivo al 40%.

Chi guiderà uno di questi enti? Da quanto si legge su noti siti di informazioni della ciociaria, proprio Mauro Buschini, che così si sottrae al giudizio degli elettori.

Tutto regolare, per carità. Ma anche qui, purtroppo, per dirla alla Rizzo, non significa che sia anche entro i confini della decenza. Come si può restare inermi di fronte ad un consigliere regionale in carica che vota una legge e poi, mentre è ancora in carica, dopo pochi mesi, ne ottiene un enorme vantaggio?

Bene ha fatto la consigliera regionale di Fratelli d’Italia, Laura Corrotti, ad alzare la voce: “Purtroppo ciò che avevamo ampiamente previsto nelle scorse settimane si sta avverando: la sinistra sta approfittando del regime di ‘prorogatio’ dovuto alle dimissioni del Presidente Zingaretti per sistemare le ultime pendenze politiche sul territorio in vista della campagna elettorale e dopo aver commissariato un Asl e Ater di Roma, oggi è il turno dei rifiuti con la predisposizione da parte dell’Assessore Valeriani dei decreti di costituzione delle Assemblee di Gestione degli Enti di governo dell’Ambito Territoriale Ottimale (EGATO) per le province laziali e la Città metropolitana di Roma.

Tutto ciò avviene dopo aver approvato la quota di rappresentanza dei Comuni all’interno di ogni Ente di governo d’ambito territoriale ottimale ed il riparto dei conferimenti patrimoniali in favore dello stesso, tra l’altro trattasi di atti istruiti da un Direttore regionale dimissionario anche lui.

A questo punto occorre ricordare che la giunta è in carica per l’ordinaria amministrazione e che ciò consente l’esercizio di soltanto alcuni dei poteri dell’organo, in particolare quelli relativi ad atti dovuti ovvero imposti da circostanze straordinarie ed urgenti non differibili. Vale la pena ricordarlo perché non si dica che non avevamo avvisato prima. La giunta ha intrapreso, con l’arroganza che la contraddistingue, un cammino sul filo della legalità che porterà solo a ricorsi amministrativi, impugnative e condanne della Corte dei Conti”.

C’è poi la ciliegina sulla torta: le dichiarazioni di Buschini subito dopo l’approvazione della legge sugli Egato. “L’approvazione della ‘disciplina degli Enti di Governo d’Ambito Territoriale ottimale per la gestione integrata dei rifiuti urbani’, i cosiddetti Egato, favorirà il salto di qualità nella attuazione degli interventi, l’efficienza e la diminuzione dei costi per i cittadini”. Per ora ai cittadini i costi sono aumentati di almeno 8 mila euro, il compenso che probabilmente prenderà per i prossimi cinque anni.

In ultimo, va sottolineata l’educazione dell’ex presidente del Consiglio regionale. Sempre nell’occasione dell’approvazione della legge ha ringraziato tutti: “Grazie alle colleghe e ai colleghi per il voto di oggi e per l’importante impegno esaustivo che ha di certo migliorato il testo di legge, all’assessore Valeriani, al presidente Zingaretti ed ai nostri uffici per l’importante lavoro portato avanti”. Aveva previsto tutto?

Una cosa, però, va detta. Almeno questa volta Zingaretti potrà finalmente dire: “Io non c’ero!”

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