Viterbo – Ascenzi scrive a Pasqualina: “Grazie per ciò che mi hai insegnato. Una parte di te sarà sempre sulla Macchina di Santa Rosa”

L’ideatore di Dies Natalis ricorda la regina del mercato e della generosità, da cui il nipote Alberto ha ereditato “bellezza e infinità bontà”

VITERBO –  Dopo le sterili e insensate polemiche innescate dalla presenza di Alberto Mezzetti tra gli angeli di Dies Natalis è lo stesso ideatore Raffaele Ascenzi a fare la dedica più bella a Pasqualina, nonna di Alberto, tanto amata dai viterbesi per la sua bontà d’animo e il “darsi” senza risparmio in favore dei più deboli. Per settant’anni al suo banco di frutta in città e per altrettanti dama di carità a Lourdes e a Villa Immacolata dove si è presa cura, fino alla morte, dei meno fortunati. Sempre dalla parte del popolo che sosteneva con orgoglio e generosità. Sua la battaglia perché questa città avesse un mercato coperto, il suo sogno.

Una mancanza che si sente ancora forte nel quartiere di San Faustino dove lei, novantenne tutta elegante, dispensava sorrisi e battute tra una vendita e un regalo, e si sente ancora alla fiera dell’Annunziata, con il suo meraviglioso e profumato banco di cedri su piazza del Plebiscito e la sua indimenticabile energia.

“Cara Pasqualina

sono certo che in quell’angolo di cielo dove starai continuando ad aiutare i più bisognosi, sarai felice di vedere che una parte di te sarà presente nella mia nuova Macchina di Santa Rosa.
Ti ricordo bellissima e sempre elegante tra i banchi del mercato di Piazza del Gesù quando la mamma ci accompagnava a scuola e ogni giorno mi regalavi il frutto più buono e profumato.

Il tuo sorriso mi accompagnava per tutta la giornata e quella merenda aveva un sapore particolare perchè donata senza desiderare nulla in cambio.

Il tuo esempio e la tua insuperabile forza era lo spirito che animava i nostri viaggi a Lourdes e ti assicuro che ne ho fatto sempre tesoro nei momenti in cui avevo bisogno di coraggio per andare avanti.

Tu mi hai insegnato a tendere la mano a chi era in difficoltà con il sorriso, a compiere piccoli gesti verso gli altri perchè tutti abbiamo un costante bisogno di scambiare energie positive.

Siamo permeabili come la nostra pietra.

Siamo duri esteriormente e molto resistenti come il peperino, ma ogni goccia riesce a penetrare e inevitabilmente ci cambia.

Alberto ti amava profondamente e da te ha ereditato non solo la sua ‘angelica’ bellezza ma soprattutto la tua infinita bontà”.

b.f.