Dagli eroi di culto ai vincitori seriali di titoli, questi 20 portieri rappresentano il meglio che la Premier League abbia mai visto.
Essere portiere non è affatto semplice.
Fai una parata straordinaria per blindare una vittoria decisiva e riceverai applausi, ma per poco. Commetti un errore di routine, di quelli che i giocatori di movimento spesso si permettono senza troppe conseguenze, e te lo ricorderanno per anni.
Per questo essere riconosciuti tra i migliori in assoluto è un traguardo così raro. Richiede anni di continuità ai massimi livelli, grande forza mentale e la capacità di rispondere presente quando la pressione è al massimo.
Con questo in mente, ecco la classifica dei 20 più grandi portieri nella storia della Premier League: quelli che hanno definito lo standard tra i pali nel campionato più seguito al mondo. Oggi il calcio viene raccontato e analizzato anche attraverso statistiche, approfondimenti tattici, discussioni online e contenuti come una panoramica sulle scommesse sportive più popolari.
20. Jussi Jääskeläinen

Un vero “Barclaysman”, se mai ce n’è stato uno. Jussi Jääskeläinen è stato la roccia tra i pali del Bolton Wanderers nelle memorabili squadre degli anni 2000.
Mentre giocatori come Jay-Jay Okocha, Iván Campo e Kevin Davies incantavano in mezzo al campo e in attacco, il portiere finlandese garantiva sicurezza alle spalle della squadra. I suoi riflessi felini furono fondamentali per i risultati notevoli del club in quel decennio, comprese due qualificazioni europee.
19. Emi Martinez

Pochissimi portieri della Premier League possiedono una medaglia da campioni del mondo, e ancora meno possono dire di essere stati tra i protagonisti assoluti dell’intero torneo.
Emiliano Martínez è una rara eccezione.
La sua carriera ha svoltato con il trasferimento all’Aston Villa nel 2020, a 27 anni, e da allora ha dimostrato di appartenere all’élite del ruolo. La sua presenza carismatica e il suo stile ad alta energia sono diventati una base fondamentale nella trasformazione del Villa, aiutando il club a passare dalla lotta per la salvezza a un ruolo da serio candidato per l’Europa e, in prospettiva, per obiettivi ancora più ambiziosi.
18. Tim Howard

Tim Howard è davvero invecchiato come un buon vino.
Considerato inizialmente un flop nei suoi primi anni al Manchester United, trovò la sua vera dimensione con il trasferimento all’Everton nel 2006. Lontano dalla pressione costante di Old Trafford, lo statunitense si affermò come uno dei portieri più costanti della Premier League per quasi un decennio.
Con i Toffees collezionò 354 presenze nella massima serie e mantenne 116 clean sheet, aiutando il club a competere spesso oltre le proprie possibilità.
17. Mark Schwarzer

Tra i pochi giocatori, e tra i soli due portieri, ad aver superato le 500 presenze in Premier League, Mark Schwarzer è stato una presenza fissa del massimo campionato inglese. Pur avendo trascorso la maggior parte della carriera tra Middlesbrough e Fulham, offrì anche una copertura esperta e preziosa durante le esperienze con Chelsea e Leicester City.
Alto, imponente e intimidatorio, l’australiano dava enorme sicurezza alla sua linea difensiva grazie al dominio nel gioco aereo e alla forza nelle situazioni di uno contro uno.
Le sue parate furono decisive nel guidare sia il Middlesbrough sia il Fulham verso improbabili finali europee. Detiene anche un curioso primato: fece parte di due rose campioni d’Inghilterra consecutive, con il Chelsea nel 2014-15 e con il Leicester City nel 2015-16, riuscendoci senza giocare nemmeno una partita di campionato in quelle due stagioni vincenti.
16. Neville Southall

Neville Southall disputò solo cinque stagioni complete in Premier League nei primi anni del torneo con l’Everton e, probabilmente, era già oltre il suo picco. Anche nella fase finale della carriera, però, rimase un portiere fuori dagli schemi.
Il suo stile non convenzionale e acrobatico, influenzato persino dallo studio di libri su boxe e golf, produceva regolarmente parate spettacolari e lo rendeva un piacere da vedere.
Oggi un approccio del genere sarebbe difficile da immaginare nel calcio moderno, ma sarebbe complicato trovare un portiere contemporaneo che, crescendo, non lo abbia ammirato.
15. Thibaut Courtois

Erede naturale del trono di Petr Čech al Chelsea, Thibaut Courtois trascorse appena quattro anni in Premier League. In quel periodo, però, vinse due campionati e conquistò anche un Golden Glove.
Da allora il Chelsea non è più riuscito a trovare un portiere del suo livello, mentre l’imponente belga ha continuato ad arricchire la propria bacheca con titoli nazionali ed europei al Real Madrid.
14. Nigel Martyn

Forse per il suo carattere riservato, o semplicemente per il tempo passato, pochi immaginerebbero che l’ex portiere di Leeds United, Everton e Crystal Palace, Nigel Martyn, abbia il sesto maggior numero di clean sheet nella storia della Premier League. Con 137 partite senza subire gol, si trova sorprendentemente davanti a leggende come Peter Schmeichel ed Edwin van der Sar.
Primo portiere britannico da un milione di sterline, Martyn è stato una delle garanzie più affidabili d’Inghilterra durante la sua carriera: sia come pilastro di quel Leeds entusiasmante capace di farsi strada in Europa, sia dimostrando la propria classe fino alla fine dei 30 anni con l’Everton.
13. David James

Nessun portiere nella storia della Premier League ha collezionato più presenze di David James, sceso in campo 572 volte tra Liverpool, Aston Villa, West Ham United, Manchester City e Portsmouth nel corso di una lunga e prestigiosa carriera.
Conosciuto per le sue grandi doti tra i pali, i lunghi rinvii con le mani e la capacità di guidare la difesa, James fu una presenza preziosa ovunque giocò, anche se ogni tanto commetteva qualche errore clamoroso.
12. Jens Lehmann

Jens Lehmann fissò subito l’asticella molto in alto nella sua prima stagione in Premier League, nel 2003-04, vincendo il Golden Glove mentre l’Arsenal conquistava il titolo da imbattuto.
Il veterano tedesco, noto non solo per le sue parate e il dominio nel gioco aereo, ma anche per il carattere spigoloso, non sollevò più il trofeo della Premier League. Rimase comunque una presenza affidabile tra i pali nelle quattro stagioni successive, in particolare durante il percorso dell’Arsenal fino alla finale di Champions League del 2006.
In seguito lasciò Londra per il VfB Stuttgart, anche se tornò brevemente dal ritiro nel 2011 per disputare un’ultima partita con i Gunners durante una crisi di infortuni.
11. Shay Given

Shay Given non era particolarmente alto per un portiere, con i suoi 185 centimetri circa, ma l’altezza raramente rappresentò un problema, salvo qualche duello più fisico sui cross. Anzi, proprio la sua struttura fu probabilmente una delle ragioni della sua grandezza.
Con un baricentro basso e un fisico asciutto, Given possedeva un’esplosività che gli permetteva di chiudere rapidamente sugli attaccanti in uscita prima che potessero preparare la conclusione. Sulla linea di porta, la sua agilità e i suoi riflessi rapidissimi erano difficili da eguagliare: riusciva a spostare il peso del corpo e cambiare direzione in un modo che portieri più alti e pesanti non potevano replicare.
La sua longevità testimonia la sua qualità: l’irlandese resta ancora oggi il giocatore con più presenze del Newcastle United in Premier League.
10. Brad Friedel

Nessun giocatore nella storia della Premier League ha collezionato più presenze consecutive delle straordinarie 310 di Brad Friedel. Il portiere statunitense rimase titolare fisso anche oltre i 30 anni, in particolare al Tottenham Hotspur, dopo le esperienze con Liverpool, Blackburn Rovers e Aston Villa.
La longevità, però, non basta a definire la sua eredità.
Friedel era un portiere eccellente e l’incarnazione stessa della continuità. Fece registrare numeri di clean sheet notevoli, a volte tra i migliori del campionato, pur avendo trascorso gran parte della carriera fuori dalle tradizionali big e con la propria porta spesso sotto assedio.
9. Joe Hart

Sergio Agüero, David Silva e Vincent Kompany ricevono giustamente gran parte dei meriti per aver trasformato il Manchester City da squadra in difficoltà in Premier League alla potenza che è oggi.
Joe Hart è spesso l’eroe dimenticato, ma non bisogna sottovalutarne il ruolo. Senza l’inglese, arrivato sorprendentemente dal calcio non professionistico, tra i pali, quella trasformazione avrebbe potuto richiedere più tempo. Con il City mantenne 127 clean sheet in 340 partite, compresi 17 nella stagione 2011-12, abbastanza per vincere il Golden Glove mentre il club conquistava il suo primo titolo in Premier League.
8. Pepe Reina

Tra i 17 portieri nella storia della Premier League ad aver raggiunto almeno 100 clean sheet nella massima serie inglese, nessuno può eguagliare la percentuale di Pepe Reina.
L’ex numero uno del Liverpool mantenne 136 clean sheet in appena 297 presenze con i Reds: una media straordinaria del 45,79%.
A suo agio con il pallone tra i piedi e dotato di riflessi affilatissimi, lo spagnolo non riuscì mai a vincere a Merseyside i trofei che il suo talento avrebbe meritato, spesso frenato da una linea difensiva poco costante davanti a lui. Resta comunque un’icona del Liverpool e un protagonista della storia della Premier League.
7. Ederson

Il termine “pioniere” viene usato fin troppo spesso, ma nel caso dell’ex portiere del Manchester City Ederson è davvero appropriato. Ha cambiato in modo profondo le aspettative nei confronti dei portieri in tutto il mondo.
Prima dell’arrivo del brasiliano all’Etihad, la Premier League, e probabilmente il calcio globale, non aveva mai visto una distribuzione del genere. Ederson trasformò in abitudine i lanci lunghi millimetrici, uscì dalla propria area fino quasi a metà campo per orchestrare la costruzione e non ebbe paura di dribblare dentro e intorno alla propria area di rigore.
Non sempre tutto funzionava alla perfezione, ma il suo impatto ha contribuito a rendere normale l’idea che i portieri moderni debbano essere distributori d’élite, sicuri con il pallone tra i piedi, e non soltanto tradizionali paratori. Va comunque ricordato che era eccezionale anche in quello.
6. David de Gea

In un’epoca complessivamente complicata per il Manchester United, David de Gea è stato una rara luce di eccellenza. Nel suo periodo migliore, lo spagnolo poteva legittimamente essere considerato il miglior portiere al mondo, producendo con regolarità parate straordinarie che permettevano alla sua squadra di ottenere punti che, spesso, avrebbe avuto poca ragione di conquistare.
Più e più volte mascherò i limiti della squadra con interventi dai riflessi incredibili e parate apparentemente contro le leggi della fisica.
La sua continuità è testimoniata da sei inclusioni nella Squadra dell’Anno della Premier League nell’arco di sette stagioni, oltre a due Golden Glove: un risultato notevole, considerando l’instabilità della difesa davanti a lui.
5. David Seaman

Non ci si guadagna un soprannome come “Safe Hands” senza essere un portiere eccezionale, a meno che non si sia un chirurgo o uno chef particolarmente prudente. Nel caso di David Seaman, quel soprannome era la sintesi perfetta della sua affidabilità assoluta tra i pali durante la sua leggendaria esperienza all’Arsenal.
Pur evitando le gestualità spettacolari spesso associate al ruolo, Seaman era il massimo dell’efficienza. Era un portiere solidissimo, calmo sotto pressione, ma dotato anche dell’esplosività atletica necessaria per compiere interventi straordinari quando il momento lo richiedeva.
Oltre alle parate, la sua voce potente dello Yorkshire era un’arma tattica: gli permetteva di comandare e organizzare la linea difensiva con autorità. Tra urla, leadership e interventi decisivi, Seaman conquistò tre titoli di campione d’Inghilterra e consolidò il proprio status come modello ideale del tradizionale numero uno inglese.
4. Edwin van der Sar

Quando Sir Alex Ferguson acquistò Edwin van der Sar, 34enne, nel 2005, non mancarono le perplessità. All’epoca, tifosi e opinionisti si chiedevano se l’olandese avesse ancora la qualità e la longevità necessarie per essere il numero uno indiscusso del Manchester United.
Spazzò via quei dubbi in modo netto.
Quando lasciò il club sei anni dopo, aveva conquistato quattro titoli di Premier League, due Golden Glove e tre presenze nella Squadra dell’Anno della PFA. Soprattutto, le sue parate furono decisive nel trionfo dello United in Champions League nel 2008. Lasciò Old Trafford non soltanto come un veterano di successo, ma come una leggenda del club, ampiamente considerato uno dei migliori portieri mai visti a Manchester.
3. Alisson Becker

Dal suo arrivo ad Anfield nel 2018, Alisson Becker ha spesso agito come vera e propria ultima linea di difesa, salvando i Reds da situazioni potenzialmente disastrose.
Dalle parate di livello mondiale nelle notti decisive di Champions League al rigore neutralizzato nella finale di FA Cup del 2022, Alisson ha la capacità di incidere quando la posta in gioco è più alta. Anche nella stagione 2019-20, segnata dagli infortuni, registrò 13 clean sheet e contribuì a guidare il Liverpool verso il suo primo titolo in Premier League. E naturalmente c’è il leggendario colpo di testa al 95° minuto contro il West Brom nel 2021: un momento di puro dramma che mantenne vive le speranze del Liverpool di qualificarsi tra le prime quattro.
Nelle situazioni di uno contro uno, la sua calma e il suo posizionamento lo rendono forse il migliore che la Premier League abbia mai visto.
2. Peter Schmeichel

Tra tutti i portieri presenti in questa lista, nessuno è stato dominante nell’arte pura della parata quanto Peter Schmeichel. Il “Great Dane” si muoveva in modi che sembravano sfidare la logica, contorcendo il corpo per tenere fuori il pallone anche quando il gol sembrava inevitabile.
Rapido nelle uscite e imponente dal punto di vista fisico e vocale, Schmeichel fu un elemento decisivo nell’era moderna più vincente del Manchester United, aiutando il club a conquistare cinque titoli di campione d’Inghilterra, tre FA Cup e la Champions League.
E sì, aveva anche l’abitudine di comparire in area avversaria quando serviva, chiudendo la carriera con 11 gol tra club e nazionale.
1. Petr Čech

Ciò che rende tutto ancora più notevole è il fatto che mantenne quel livello, sia statisticamente sia nella percezione generale, anche dopo il trasferimento all’Arsenal, dove non poteva più contare sulla protezione della miglior difesa mai vista in Premier League.
Alto, agile, forte e coraggioso, Čech semplicemente non aveva punti deboli.

