22 Luglio 2026

Social vietati ai minori di 15 anni, la Francia fa da apripista e approva la legge: ecco cosa cambia

Spagna, Italia e altri Stati europei verso l'allineamento per arginare le problematiche legate ai social network EUROPA - Parigi approva la legge storica che vieta l'accesso ai social network ai minori di 15 anni. Madrid segue a ruota alzando l'asticella a 16. Nel nostro Paese prende forma una proposta bipartisan per l'under-15, mentre l'AGCOM traccia…
22 Luglio 2026

Spagna, Italia e altri Stati europei verso l’allineamento per arginare le problematiche legate ai social network

EUROPA – Parigi approva la legge storica che vieta l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. Madrid segue a ruota alzando l’asticella a 16. Nel nostro Paese prende forma una proposta bipartisan per l’under-15, mentre l’AGCOM traccia la via tecnologica con la verifica dell’età in doppio anonimato.

Una vera e propria rivoluzione normativa sta ridisegnando il rapporto tra minori e piattaforme digitali in Europa. Quella che fino a pochi anni fa era considerata una materia da affidare al “parental control” delle singole famiglie o, peggio, all’autoregolamentazione (spesso inefficace) delle Big Tech, sta diventando oggi terreno di rigidi interventi statali. Il concetto di “maggioranza digitale” non è più solo una raccomandazione pedagogica, ma un vincolo di legge. E a tracciare il solco nel Vecchio Continente è stata la Francia, seguita a stretto giro dalla Spagna, mentre l’Italia si prepara a fare la sua mossa.

La rottura francese: stop agli under 15

Il 21 luglio 2026 segnerà una data storica per il diritto digitale europeo. Il Parlamento francese ha approvato in via definitiva la legge, fortemente caldeggiata dal presidente Emmanuel Macron, che vieta l’iscrizione ai social network (come TikTok, Instagram, Snapchat, escludendo le app di messaggistica privata) ai minori di 15 anni. Macron è stato categorico: “I cervelli e le emozioni dei nostri bambini non sono in vendita”.

La norma è draconiana: dal 1° settembre 2026 sarà vietata la creazione di nuovi profili per questa fascia d’età, mentre le piattaforme avranno ulteriori quattro mesi per individuare e chiudere quelli già esistenti. La vera sfida, tuttavia, non è il divieto formale, ma la sua applicazione. Le aziende tech non potranno più accontentarsi di un semplice “clic” sull’autocertificazione dell’età, ma dovranno implementare sistemi di verifica rigorosi approvati dalla CNIL (il Garante privacy d’Oltralpe). Chi sgarra rischia multe fino al 4% del fatturato globale.

La linea dura della Spagna

Se Parigi fa da apripista, Madrid non è da meno, proponendo un modello ancora più severo. Il governo di Pedro Sánchez, con un disegno di legge annunciato nel febbraio 2026 e ora in iter parlamentare, ha innalzato il limite per l’accesso ai social a 16 anni.

L’impianto spagnolo si distingue per un approccio quasi punitivo verso le piattaforme, definite apertamente come spazi in cui le leggi vengono eluse. Il testo prevede l’introduzione della responsabilità legale (e in alcuni casi penale) per i dirigenti delle aziende tecnologiche in caso di mancata rimozione di contenuti illegali o abusi. Viene inoltre introdotto il reato di manipolazione algoritmica, volto a colpire le dinamiche progettate esclusivamente per massimizzare la dipendenza dei ragazzi.

L’Italia al bivio: tra politica e innovazione tecnologica

E nel nostro Paese? Attualmente, il quadro normativo italiano si basa sul recepimento del GDPR europeo: la soglia del consenso digitale autonomo è fissata a 14 anni. Al di sotto di questa età, l’iscrizione a un social richiede l’assenso di un genitore, un limite che, nei fatti, viene sistematicamente aggirato.

Tuttavia, il vento sta cambiando anche a Roma. Proprio in questi giorni di luglio, il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha impresso un’accelerazione al dibattito, annunciando l’avvio dell’iter per un disegno di legge che vieti l’accesso agli under 15, in perfetto allineamento con Parigi. Il dato politico più rilevante è la trasversalità dell’iniziativa: proposte speculari giacciono in Parlamento a firma sia di esponenti della maggioranza (Fratelli d’Italia) che dell’opposizione (Partito Democratico), segnale di un’emergenza sociale ormai percepita a tutti i livelli.

L’Age Verification secondo AGCOM

Il vero nodo gordiano di queste normative è tecnologico: come si verifica l’età senza violare la privacy? L’Italia sta sperimentando una soluzione all’avanguardia tramite le nuove direttive AGCOM per l’Age Verification, basate sul doppio anonimato:

  • L’utente si autentica tramite un provider di identità digitale (come SPID, CIE o EUDI Wallet).

  • Il provider verifica l’età ma non trasmette i dati anagrafici alla piattaforma.

  • La piattaforma riceve esclusivamente un “token anonimo”, una sorta di semaforo verde crittografato che conferma il superamento della soglia d’età richiesta.

In conclusione, l’era del far west digitale per i minori sembra volgere al termine. Con Francia e Australia (che aveva già introdotto il limite dei 16 anni alla fine del 2025) a fare da battistrada, e Spagna e Italia pronte a seguire, la pressione si sposta ora su Bruxelles. La Commissione Europea sarà presto chiamata a decidere se frammentare il mercato unico con 27 leggi nazionali diverse o se imporre un’unica, grande, maggioranza digitale per tutto il Continente.

Orte, controlli in un minimarket: sequestrati oltre 150 chili di alimenti non idonei

ORTE – Più di 150 chilogrammi di prodotti alimentari sono stati sequestrati nel corso di un...
22 Luglio 2026

Allumiere, festa di compleanno in piazza rischia di finire in tragedia. Fuochi d’artificio ad altezza d’uomo e fuggi fuggi generale

ALLUMIERE - Una festa privata, forse un compleanno, ha rischiato di trasformarsi in tragedia quando qualcuno,...
22 Luglio 2026

Viterbo – Grazia a Roggero: Futuro Nazionale presenta mozione nei comuni della Tuscia

VITERBO - Futuro Nazionale annuncia la presentazione di una mozione nei Consigli comunali della Tuscia in...
22 Luglio 2026