Comune, Arpa Lazio e Asl Roma 4 danno parere favorevole. Ma sul tavolo resta aperto il fascicolo, ben più delicato, dell’ampliamento con il nuovo bacino FC4
CIVITAVECCHIA – Si è chiuso, dopo oltre due anni di istruttoria, il procedimento regionale che riguarda il futuro della discarica di Fosso Crepacuore, l’impianto per rifiuti non pericolosi gestito dalla MAD Srl dell’imprenditore Valter Lozza.
Con la Determinazione dirigenziale n. G09686 del 13 luglio 2026, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n. 62 del 4 agosto scorso, la Direzione regionale Ambiente, Transizione Energetica e Ciclo dei Rifiuti ha formalizzato la conclusione positiva della Conferenza di Servizi decisoria relativa al riesame con valenza di rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) originariamente rilasciata alla società nel 2010 e aggiornata nel 2018.
Il provvedimento, firmato dalla direttrice Wanda D’Ercole su proposta del dirigente dell’Area Autorizzazione Integrata Ambientale, mette nero su bianco l’esito di un percorso amministrativo complesso, fatto di sedute rinviate, richieste di integrazione e pareri tecnici arrivati a più riprese.
Non si tratta ancora dell’atto autorizzativo vero e proprio – quello, con le relative prescrizioni, sarà oggetto di una successiva e separata Determinazione dirigenziale – ma della certificazione che l’iter si è concluso con esito favorevole, sulla base delle posizioni prevalenti espresse dagli enti coinvolti.
Una discarica già chiusa, in fase di post-gestione
Va chiarito un punto che rischia di generare confusione nel dibattito pubblico locale: l’AIA oggetto di rinnovo non riguarda la riattivazione dei conferimenti di rifiuti nell’impianto. Come si legge nello stesso atto regionale, la discarica di Fosso Crepacuore è già formalmente entrata nella fase di post-gestione dal dicembre 2023, quando la Regione Lazio, con la Determinazione G17260, aveva preso atto del collaudo dei lavori di capping (la copertura definitiva dei rifiuti) e autorizzato la chiusura dei bacini “Fosso Crepacuore 2” e “Fosso Crepacuore 3”, con tutti i relativi sub-lotti. Da quel momento la società, ai sensi del D.Lgs. 36/2003, è tenuta per almeno trent’anni a sorvegliare e gestire l’area chiusa, monitorando acque, biogas ed emissioni fino al ripristino ambientale finale.
Il rinnovo dell’autorizzazione, dunque, serve a disciplinare proprio questa fase trentennale di sorveglianza post-operativa, aggiornando i piani di monitoraggio e controllo alla luce delle Migliori Tecniche Disponibili (BAT) introdotte dalle direttive europee 2018/850 e 2018/851, recepite in Italia con il D.Lgs. 121/2020. È un passaggio tecnico obbligato, richiesto dalla normativa ogni volta che un’AIA giunge a scadenza naturale, come accaduto nel gennaio 2022 quando MAD Srl presentò la relativa istanza.
Il lungo iter istruttorio
La ricostruzione contenuta nella Determinazione regionale racconta un procedimento partito ufficialmente il 19 dicembre 2023, quando l’autorità competente comunicò che la pratica andava qualificata come “riesame con valenza di rinnovo” ai sensi dell’articolo 29-octies del Testo Unico Ambientale, convocando la prima seduta della Conferenza di Servizi per il 25 gennaio 2024.
Da lì è iniziato un fitto scambio di richieste istruttorie tra Arpa Lazio, l’Area regionale AIA, la Città Metropolitana di Roma Capitale e la società, riguardanti in particolare il trattamento delle acque di prima pioggia, lo studio di dispersione degli inquinanti in atmosfera, i livelli di guardia per le emissioni di biogas e la regolarizzazione degli scarichi idraulici SF1, SF2 e SF3 ai sensi del regio decreto 523/1904, procedimento quest’ultimo rimasto parallelo e ancora aperto presso la Città Metropolitana. La seconda seduta si è tenuta il 4 dicembre 2024, ma si è chiusa con un nulla di fatto in attesa del parere conclusivo di Arpa Lazio, arrivato solo il 17 marzo 2025.
Si arriva così alla terza e decisiva seduta, convocata per l’11 marzo 2026 e poi prorogata con un’appendice fissata al 30 marzo, necessaria per acquisire in tempo utile anche il parere dell’Asl Roma 4. È in questo passaggio finale che si inseriscono i tre pareri che hanno determinato l’esito positivo della Conferenza.
I tre pareri che hanno chiuso la partita
Il primo, cronologicamente, è quello del Comune di Civitavecchia. Con nota firmata dalla dirigente dell’Area 7 Urbanistica-Edilizia-Ambiente, Giordana Geronzi, e protocollata il 13 marzo 2026 (prot. 0018363, acquisita dalla Regione al prot. 0276492), l’ente locale ha espresso parere favorevole al rinnovo dell’AIA, a integrazione di una nota interlocutoria precedente del 5 marzo. Il documento, molto sintetico, si limita a richiamare gli estremi del procedimento e a esprimere l’assenso, senza prescrizioni specifiche da parte dell’ufficio ambiente comunale.
Il secondo parere determinante è arrivato da Arpa Lazio il 25 marzo 2026: l’agenzia regionale per la protezione ambientale, che nell’ambito del procedimento svolge sia il ruolo di organo tecnico istruttorio sia quello di parere obbligatorio ai sensi dell’articolo 29-quater del D.Lgs. 152/2006, ha formulato osservazioni sull’assetto tecnologico dell’impianto ma ha concluso con un giudizio favorevole, integrato successivamente il 27 marzo dalla valutazione tecnica sullo studio di dispersione degli inquinanti in atmosfera, richiesta nei mesi precedenti.
Il terzo e più articolato parere è quello dell’Azienda Sanitaria Locale Roma 4, arrivato il 14 aprile 2026: anche in questo caso il giudizio è favorevole, ma condizionato a tre prescrizioni puntuali, relative al monitoraggio delle acque di drenaggio superficiale secondo i parametri del D.Lgs. 152/2006, al controllo dei punti di scarico finale SF1, SF2 e SF3 e al rispetto dell’articolo 31 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Tutela delle Acque Regionali.
Sulla base di questi tre pareri – e in applicazione del principio delle “posizioni prevalenti” previsto dall’articolo 14-ter, comma 7, della legge 241/1990 – la Conferenza di Servizi si è potuta concludere positivamente, nonostante permangano questioni tecniche non del tutto risolte, prima fra tutte la regolarizzazione idraulica degli scarichi verso il Fosso di Crepacuore e il Fosso del Prete, ancora in carico alla Città Metropolitana di Roma Capitale.
Il nodo delle garanzie finanziarie
Il fascicolo si intreccia anche con un altro filone amministrativo, quello delle garanzie finanziarie obbligatorie a copertura della gestione post-operativa. MAD Srl ha una fideiussione bancaria attiva con la Banca Popolare del Frusinate, ridotta nel tempo grazie al possesso della certificazione ambientale ISO 14001, che consente uno sconto del 40% sull’importo dovuto. Con la Determinazione G05222 del 20 aprile 2026 la Regione ha autorizzato un’ulteriore rimodulazione in riduzione della garanzia, portandola a poco più di 4 milioni di euro, sulla base dei costi di post-gestione effettivamente sostenuti nel 2025.
Il fronte, distinto, dell’ampliamento FC4
Diverso, e ancora tutto da istruire, è invece il procedimento relativo all’ampliamento della discarica con la realizzazione di un nuovo bacino, denominato FC4. La società ha presentato istanza di attivazione del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) il 12 marzo 2026, con un codice pratica distinto (59/2023 è quello del rinnovo qui descritto). Su questo secondo fronte si concentrano le maggiori tensioni locali: l’Asl Roma 4 aveva già espresso, in una fase preliminare, un orientamento sfavorevole legato all’impatto del traffico pesante e dei nuovi conferimenti sulla qualità dell’aria, mentre l’amministrazione comunale, a livello politico, ha più volte ribadito pubblicamente la propria contrarietà a nuove volumetrie di smaltimento sul territorio. In realtà, quello appena autorizzato, è un passaggio fondamentale e propedeutico alla seconda fase che non troverà più ostacoli visto che il primo invaso è stato “tombato”.
Lo sfondo giudiziario
Sul dossier pesa infine un precedente giudiziario che continua a condizionare il dibattito pubblico. Lo scorso anno il Tribunale di Roma ha condannato in primo grado a sei anni di reclusione sia Valter Lozza, proprietario di MAD Srl, sia Flaminia Tosini, ex dirigente della Direzione Politiche Ambientali della Regione Lazio, per corruzione, concussione e turbativa d’asta, in un procedimento che nel marzo 2021 aveva portato entrambi agli arresti domiciliari. Anche le società MAD Srl e Ngr Srl sono state sanzionate ai sensi del decreto legislativo 231/2001. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche circolate negli ultimi mesi, l’interesse a valorizzare gli asset della discarica di Civitavecchia sarebbe collegato anche a trattative in corso per la cessione del pacchetto rifiuti del gruppo, comprensivo dell’impianto di Frosinone, a un operatore multiservizi del settore.

