L’amico che ha dato l’allarme sentito in Questura. Si indaga sulle cause del decesso
VITERBO – Solo l’autopsia potrà stabilire con certezza le cause della morte di Benedetta Marino, la ventitreenne trovata senza vita al secondo piano degli uffici abbandonati dell’ex consorzio agrario di Viterbo.
A dare l’allarme al 112 è stato un amico che la stava cercando. Ed è proprio da lui che sono partite le indagini degli inquirenti.
Lo stabile era già noto alle forze dell’ordine: da tempo veniva frequentato da tossicodipendenti che negli ex uffici trovavano riparo per consumare sostanze di ogni tipo.
A poche centinaia di metri si trovano alcune delle principali piazze di spaccio della città. La prima è quella di viale Trento, dove è stato istituito un presidio interforze per contrastare quella che è tornata a essere una piaga sociale: l’eroina.
A un centinaio di metri, nei pressi della stazione di Porta Fiorentina, c’è la fontanella dello spaccio, sotto lo striscione “REMIGRAZIONE” che in questi giorni sta alimentando la polemica cittadina. È lì, seduti sul bordo di quella fontana che ormai in pochi ricordano, che stazionano i pusher. Cocaina, hashish, marijuana, eroina e droghe sintetiche: si trova di tutto. Colpisce che la discussione pubblica si sia concentrata sullo striscione e non su ciò che accade qualche metro più sotto.
Aveva compiuto 23 anni ieri: Benedetta trovata morta nell’ex Consorzio agrario
Dall’esame del cellulare della vittima gli investigatori proveranno a ricostruire chi fosse presente quella sera e, soprattutto, che cosa abbia provocato il decesso, qualora venisse confermata l’ipotesi formulata dopo l’esame esterno del corpo.
Un malore, su questo non sembrano esserci dubbi. Resta da capire se di origine naturale o se causato da un mix di alcol e stupefacenti.
Sul posto gli investigatori hanno raccolto diversi elementi che, secondo quanto trapela, potrebbero portare a chiarire la vicenda in tempi brevi. Già da domani saranno ascoltati i primi testimoni in Questura.

