VITERBO – Salgono a due i casi di West Nile virus nella Tuscia. A confermarlo è l’ultimo bollettino dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani e della Regione Lazio, aggiornato al 12 agosto.
La provincia di Viterbo entra così anche nella mappa dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, tra le aree che nel 2026 hanno registrato per la prima volta casi umani di infezione da West Nile acquisiti localmente.
Insieme alla Tuscia, nell’elenco figurano Campobasso, i Pirenei orientali in Francia, il circondario di Rhein-Pfalz in Germania e le regioni di Pelagonia e Vardar, nella Macedonia del Nord.
Il riferimento ai casi “acquisiti localmente” è particolarmente significativo: significa che le persone contagiate non hanno contratto l’infezione durante un viaggio, ma direttamente nel territorio interessato.
Nel caso della Tuscia, dunque, il virus è stato trasmesso localmente.
L’Efsa, nella comunicazione diffusa il 12 agosto e relativa alla situazione fotografata al 5 agosto, ha invitato a mantenere alta l’attenzione e a proteggersi dalle punture delle zanzare, principali vettori del virus.
Il primo caso nella provincia di Viterbo era stato segnalato nel bollettino regionale del 29 luglio. A distanza di circa due settimane è arrivata la conferma del secondo contagio.
Complessivamente, nel Lazio sono 36 i casi di West Nile, tutti acquisiti localmente. Rispetto al bollettino precedente si registrano 17 nuovi casi.
Diciotto pazienti hanno sviluppato la forma neuroinvasiva, quella più grave dell’infezione, mentre 16 hanno manifestato una forma febbrile. Due casi riguardano invece donatori.
A livello provinciale, il territorio maggiormente interessato resta quello di Latina, con 17 casi, seguito dalla provincia di Roma con 16. Un caso è stato registrato anche nel Frusinate, oltre ai due della Tuscia.

