Fondi piange il suo figlio: morto intossicato da monossido di carbonio ad Allumiere, lascia la moglie Arianna Davia
Fondi – Non era un personaggio noto alle cronache, ma Francesco Di Fazio era un volto familiare per chiunque avesse frequentato le vie di Fondi e le borgate della periferia romana.
A 36 anni, il giovane ha perso la vita sabato mattina ad Allumiere, intossicato dal monossido di carbonio che si è diffuso silenziosamente all’interno dello stand della “Panineria Incontro 2.0“, dove lavorava insieme al 15enne Gabriele Tullio.
Una vita dietro al banco
La storia di Francesco è quella di un uomo che ha scelto il lavoro onesto, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione. Non uno che cambiava mestiere spesso, ma al contrario: sempre dietro un banco ambulante. Ora di frutta, ora di street food. Una scelta di dedizione al lavoro manuale, al sudore di chi riempie le piazze e le strade con la propria presenza e la propria fatica.

Dalle piazze di Fondi, la sua città, Francesco aveva allargato i suoi orizzonti fino alle borgate romane. Qui era conosciutissimo: il volto di chi lavora tra la gente, che conosce i clienti per nome, che sorride dietro al banco anche quando è stanco, che rappresenta quella Roma di provincia, di periferia, dove la gente guadagna il pane con il proprio impegno quotidiano.
Una compagna, una famiglia
Francesco lascia Arianna Davia, la compagna che condivideva con lui la vita e le fatiche di questo lavoro. Lascia una famiglia che lo amava, che lo rispettava per la sua dedizione, per la sua scelta di non arrendersi mai alle difficoltà.
L’appello straziante della madre
In queste ore, dalla famiglia arriva un appello che tocca il cuore: “Stateci vicini“. Parole semplici, ma cariche di un dolore infinito. La madre di Francesco, come quella di ogni vittima, ha perso un figlio. Non per malattia, non per una fatalità naturale, ma per negligenza, mancanza di controlli e sfruttamento.
Un gruppo elettrogeno posizionato illegalmente all’interno di un gazebo. Nessuna ispezione, nessun controllo, nessun rispetto delle norme di sicurezza. Francesco, che aveva scelto di lavorare con dignità, non ha avuto neppure la dignità di morire in sicurezza.
Il ricordo di una vita onesta
Chi lo conosceva ricorda Francesco come un uomo cordiale, sempre presente, sempre al suo posto. Non cercava gloria, non cercava lussi. Cercava semplicemente di vivere del suo lavoro, di stare in mezzo alla gente, di farsi strada con le proprie mani.
Quelle mani che non accenderanno più il generatore di uno stand. Quelle mani che non serviranno più un panino a un cliente. Quelle mani che avrebbero potuto ancora fare tanto.
Un’ingiustizia che non deve ripetersi
La morte di Francesco non è stata un incidente. È stata l’ennesima conseguenza dello sfruttamento di chi lavora senza protezioni, senza controlli, senza dignità. Mentre la Procura di Civitavecchia indaga il titolare della ditta Rossano De Filippis, mentre gli inquirenti cercano di ricostruire le responsabilità, una cosa è chiara: il sistema ha fallito.
Ha fallito nel controllare. Ha fallito nel proteggere. Ha fallito nel garantire quella sicurezza elementare che ogni lavoratore meriterebbe.

Addio Francesco
Fondi e le borgate romane perdono un uomo che rappresentava il volto invisibile del nostro Paese: quello di chi lavora senza protestare, di chi costruisce la quotidianità sulle spalle di milioni di lavoratori dimenticati.
Alla compagna Arianna, alla famiglia, all’intera comunità che lo conosceva e lo stimava, va il nostro più profondo cordoglio.
E all’appello della madre, tutti rispondiamo: Sì, vi staremo vicini. Per onorare la memoria di Francesco. Per assicurare che questa tragedia non rimanga impunita. Per garantire che nessun altro Francesco dovrà più morire mentre lavora.

