VITERBO – Mettere in rete territori, storia e percorsi di fede per costruire una nuova proposta legata al turismo lento. È questo il senso del protocollo d’intesa sottoscritto nella Sala Regia di Palazzo dei Priori tra il Comune di Viterbo e i rappresentanti dei territori sardi attraversati dal Cammino di Bonaria.
L’accordo mette in relazione due itinerari di pellegrinaggio con caratteristiche differenti, ma accomunati dalla volontà di valorizzare il patrimonio culturale, paesaggistico e storico dei territori attraversati. Alla firma hanno partecipato anche diversi sindaci dei comuni sardi interessati dal percorso, arrivati a Viterbo in occasione del trasporto della Macchina di Santa Rosa.
Da una parte c’è la Via Francigena, che attraversa la Tuscia nel suo percorso verso Roma, dall’altra il Cammino di Bonaria, itinerario sardo lungo 353 chilometri che collega Olbia al santuario di Bonaria a Cagliari, attraversando trenta comuni dell’entroterra dell’isola.
Il turismo lento come occasione di sviluppo
L’obiettivo delle amministrazioni è puntare su un modello di turismo meno legato alla semplice visita dei luoghi e più orientato all’esperienza, alla conoscenza del territorio e al rapporto con le comunità locali.
«Investire sul turismo lento è investire su un turismo di qualità, consapevole e culturale – ha sottolineato la sindaca Chiara Frontini -. Si entra nel vivo delle comunità che attraversano. Viaggiatori ma non turisti. Oggi è la fine di un percorso organizzativo e l’inizio di un viaggio comune».
Una prospettiva che potrebbe consentire ai due territori di inserirsi con maggiore forza nei circuiti europei dedicati ai cammini. Un’operazione nella quale, secondo Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo, la collaborazione tra istituzioni può diventare decisiva.
«Abbiamo portato esempi di percorsi già in Europa, lo spirito che ci unisce è comune – ha spiegato -. Con una promozione congiunta e con l’intuizione della connessione tra territori diventa una strategia importante. Gli enti pubblici dovrebbero contribuire a far conoscere realtà del genere e lo spirito che queste manifestazioni portano avanti».
Il legame tra Tuscia e Sardegna
L’intesa non nasce soltanto dalla comune attenzione verso i percorsi di pellegrinaggio. A Viterbo e nella sua provincia esiste infatti anche una consolidata presenza della comunità sarda, un elemento che rafforza il legame tra i due territori.
Il presidente della Provincia, Alessandro Romoli, ha ricordato proprio questo aspetto, sottolineando come «i percorsi di fede sono una matrice della Tuscia» e come l’accordo con Bonaria abbia «un valore anche per la forte presenza sarda nella popolazione della provincia».
Sul rapporto tra valorizzazione del territorio, identità e tutela ambientale si è soffermato anche il consigliere regionale Daniele Sabatini. «I percorsi ci ricordano che abbiamo un passato che ci lega tutti», ha detto, indicando nella condivisione tra territori anche una possibile occasione per affrontare battaglie comuni, a partire da quella legata alla tutela del paesaggio.
Croci: «Unire le risorse per far crescere i territori»
A lavorare alla costruzione dell’accordo è stata in particolare la consigliera comunale Alessandra Croci, delegata alla Via Francigena, che considera la firma un punto di partenza.
«Oggi uniamo due antichi cammini di pellegrinaggio – ha dichiarato Croci -. Spero possa fornire un’unione di risorse, contribuendo a uno sviluppo economico e sociale sia sul territorio sardo che sul nostro. Sono due sentieri unici, che si caratterizzano per cose diverse. Questo è il primo passo, e il primo passo vostro, in quanto Cammino di Bonaria, è qui a Viterbo».
L’intenzione è quindi quella di trasformare il protocollo in uno strumento concreto di collaborazione, favorendo iniziative comuni e una maggiore promozione dei due itinerari.
Il Cammino di Bonaria guarda alla Via Francigena
Per la Sardegna, l’accordo rappresenta anche il riconoscimento di un percorso nato guardando alle grandi vie europee del pellegrinaggio.
L’assessore regionale sardo Sebastian Cocco ha definito l’iniziativa un vero investimento, sottolineando il valore del cammino come esperienza capace di modificare il rapporto delle persone con il tempo e con lo spazio.
«Il cammino rappresenta l’elogio della lentezza – ha affermato Cocco -. Facendo cammini cambia la percezione del tempo, dello spazio». Nel collegamento tra San Pellegrino e Bonaria ha inoltre individuato un simbolico rapporto tra terra e mare, confermando la volontà della Regione Sardegna di sostenere il dialogo e la collaborazione tra i diversi itinerari.
Il presidente dell’associazione Cammino di Bonaria, Antonello Menne, ha invece ricordato come il progetto sia nato circa cinque anni fa proprio con l’idea di ispirarsi alla Via Francigena.
Il percorso parte da Olbia, considerata la porta del cammino verso l’Italia e l’Europa, e si sviluppa per 353 chilometri attraverso trenta comuni. «Un cammino religioso e prima di tutto aperto a chi non ha fede, a chi la sta cercando, a chi vuole mettersi in discussione», ha spiegato Menne.
Dalla Francigena un modello che porta economia
La collaborazione guarda anche ai risultati già ottenuti dalla Via Francigena. Francesco Ferrari, presidente dell’Associazione europea delle Vie Francigene, ha ricordato la crescita della rete nata nel 2001 con 36 comuni e arrivata oggi a 288 soci distribuiti in Europa.
Il percorso, da Canterbury a Roma e fino a Santa Maria di Leuca, raggiunge complessivamente circa tremila chilometri. E il fenomeno ha ormai assunto una dimensione internazionale: lo scorso anno sono state 55 le nazionalità rappresentate tra coloro che hanno percorso la Via Francigena.
Numeri che confermano le potenzialità economiche del turismo lento. I cammini, infatti, possono contribuire a portare visitatori nei piccoli centri, distribuendo i flussi sul territorio e creando nuove opportunità per le attività locali.
È su questo terreno che Viterbo e Sardegna intendono ora rafforzare la propria collaborazione: due cammini diversi, uniti dalla storia e dalla fede, ma soprattutto dalla volontà di trasformare il viaggio a piedi in uno strumento di conoscenza, valorizzazione e sviluppo dei territori.


