Il tribunale infligge 6 anni allo spagnolo Patin. La Dia ha sventato il piano del boss Forniti per eliminare la concorrenza in città
Il blitz dei Carabinieri era scattato in una casa in via Genio Civile. Dentro c’era di tutto: 7 mitragliatori, 7 fucili, 6 carabine, 23 pistole, 3 bombe a mano e 2.500 proiettili. Insieme a silenziatori e giubbotti antiproiettile, i militari avevano trovato anche due divise delle forze dell’ordine, 300 grammi di hashish e 9.450 euro in banconote false da 50.
A distanza di un anno, la Direzione Investigativa Antimafia (Dia) ha scoperto a cosa servivano quelle armi. Il piano era un sanguinoso agguato contro una banda rivale per il controllo dello spaccio di droga in città. Per questo motivo, a maggio di quest’anno, la Dia ha fermato altre quattro persone: Marco Formica (ritenuto il braccio destro del boss Patrizio Forniti), i fratelli apriliani Giuseppe e Luca Consales, e Abdelhaq Abbadi.
Le accuse per loro sono pesantissime: associazione mafiosa, ricettazione e possesso di armi ed esplosivi con l’aggravante del metodo mafioso. Secondo chi indaga, l’ordine di colpire è partito proprio da Patrizio Forniti, che allora si nascondeva da latitante in Marocco. L’obiettivo del boss era eliminare il gruppo rivale, formato da Osvaldo Cuni, Niko Fugante e Giorgio Olzai, che stava cercando di rubare la piazza di spaccio di Aprilia alla fazione egemone. Il sangue è stato evitato solo grazie al pronto intervento dello Stato.

